chi sceglie l'India presto realizza che non sta facendo per niente una cosa ritenuta furba, quasi nessuno sa nascondere l espressione di chi non si spiega che bisogno c' è di rovinarsi l'estate andando incontro a disagi certi e sovraccarichi psicofisici difficili da recuperare nel breve tempo, è chiaro che la domanda che tutti trattengono è "ma poi quando è che fai una vacanza vera", specialmente i colleghi che ti vorrebbero bello riposato ai primi di settembre e invece mettono mentalmente in conto almeno una settimana in più di convalescenza da qualcosa di virale indiano.
chi sceglie l india se lo chiede spesso se non ha fatto un passo azzardato, in testa ha un carosello di possibilità sfumate, cottage alpini, circoli polari artico, musica caraibica e tramonto mediterraneo
chi compra un biglietto per delhi a gennaio per un certo numero di settimane evita di pensarci, almeno fin quando gli scaramantici calcoli delle penali per la cancellazione vanno in dissolvenza e lasciano spazio alle alternative tirolesi artiche caraibiche e greche
una cosa bella però dell'India vista dalla prospettiva di gennaio è lo scrigno di seducenti possibilita che diventeranno il nostro intrattenimento nelle settimane invernali risvegliando l idea romantica di essere come gli esploratori di un tempo
leggere la bagavadgita e fare esperienza immersiva di yoga, intraprendere percorsi ayurvedici e capire il potere salvifico delle spezie, studiare il fenomeno pop dei film di Bollywood, capire il pantheon delle divinità induiste e costruirsi una consapevolezza sulla realtà geopolitica di una democrazia tanto grande quanto fragile.
poi le settimane passano e la sera prima di partire fai il bilancio, riconosci che lo sforzo preparatorio principale è andato sull'ottenimento dei documenti di viaggio, un gesto di avvicinamento culturale manco avessi letto le upanishad in sanscrito, e al netto del recupero dei passaporti e dei visti resta giusto il tempo di abbozzarsi un'idea minima che a questo punto si assesta sul livello sopravvivenza, tipo esplorare in modo convulso le pagine "top 10 truffe all uscita dell'aeroporto di delhi" e "strategie per evitare la dissenteria", crearsi un account tiktok solo per passare la serata a guardare indiani che ballano, seguire il Meteo locale per allineare gli outfit alle previsioni.
fin quando poi apri una pagina a caso di Sud Sud Est di Steve Mc Curry, e quello è il momento in cui parte l'incantesimo della fotografia, si apre il portale che collega viale dei colli portuensi con l'Asia, parte il teletrasporto mentale che ti proietta a Delhi, ad Agra, a Jodhpur, a Jaisalmer, finalmente i nomi di luoghi non suonano più come le tappe di un itinerario sulla rivista di un tour operator, prendono sostanza e diventano situazioni che ti contengono ancora prima di esserci fisicamente