lunedì 28 agosto 2017

Itinerario


Bangkok
Ambientamento.  Lunghe colazioni per fasarci nella time zone. Familiarizzazione con la cucina thai, buona sintonia di Daniele e Flavio con i noodles in brodo, grande amore di Francesco per il pad thai, io mi fermo sui curry piccanti per restare fedele alla dieta low carb.
Visita del Wat Arun e del Wat Po. Gita sulla long tail boat lungo i canali fetidi e sosta al mercato galleggiante. Acquisti di elefantino verde e di ciondoli di drago.
Chiang Mai
Dopo tanto tempo ritroviamo lo shabu-shabu. Una giornata molto piovosa, attraversamento di strade allagate. Piccola lezione da un mahout prima di andare a spasso in sella a un elefante.  Passeggiata nel fango, bagno e navigazione su zattere di bamboo in torrenti melmosi.
Visita alla factory degli ombrelli di carta e shopping sfrenato di ciotole di ceramica Celadon. Salita al What Prathat Doi Suitep e passeggiata nella foresta per vedere una bella cascata. Visita al mercato notturno.  Prime esperienze e innamoramento per il massaggio thailandese.
Chiang Rai
Il visionario White Temple. La passeggiata nel villaggio Akha. Inizia il viaggio verso sud.
Payaho
La cena con le falene, il temporale che ci ha bloccati in un ristorante con musica dal vivo nel bel mezzo di un sabato sera di una cittadina do provincia Thai. Il turismo occidentale si è decisamente diradato e così anche le possibilità di comunicare con qualcuno del luogo in una lingua comune. Iniziamo a ordinare dai menu in base a fotografie sovraesposte e sbiadite. Passeggiata in bicicletta all'alba.
Sukhotai
Bella strada tra le montagne. I bambini si lamentano molto, ma solo di mattina. Un sito bellissimo che visitiamo in bicicletta sotto una pioggia che ormai non ci spaventa più. Da lontano i nostri k-way formano un arcobaleno che spicca nel colore scuro dei templi di mattoni. Consapevolezza del privilegio di poter visitare questi luoghi pieni di storia e magia.
Lom Sak
Arriviamo.di sera in motel lungo una statale senza anima viva.  Un vecchietto sdentato con un tuctuc ci fa da navetta con un ristorante poco più su lungo la statale. Nessuno parla la nostra lingua ma in molti partecipano alla scelta dal menu senza dare un effettivo contributo, per cui ordiniamo alla cieca molto pesce che ci piace molto. 
Phimai
I templi Khmer poco frequentati sono perfetti per giocare a nascondino.  Mercato in piazza pieno di cose strane e colorate. Il massaggio thai più economico in una specie di cooperativa sociale. Musica dal vivo pop-rock nel ristorantino sotto l'hotel Paradise. Pellegrinaggio all'immenso banyan tree prima di lasciare la città.  Compriamo e successivamente liberiamo due uccellini per guadagnare meriti. Non si sa mai...
Poipet
Una frontiera laboriosa da attraversare perché i mezzi su cui viaggiamo non passano da una parte all'altra e dobbiamo fare una piccola via crucis con lo zaino in spalla da veri backpacker, compilazione moduli immigrazione (cinque non finiscono mai) e impronte digitali in ingresso e uscita dalla Cambogia. Impatto forte, la Cambogia è sensibilmente meno sviluppata della Thailandia.
Siem Reap
Si è detto molto del ritorno a Siem Reap. Un passaggio ad Angkor merita definitivamente di essere considerato quando si visita un qualsiasi paese del sudest asiatico.
Lam Mae Phim
Mai in passato mi è sembrato di meritare così tanto un breve segmento di mare al termine di un viaggio. Una piscina gigante, una spiaggia deserta, una passeggiata in bicicletta al porto, mangiar e pesce sulla spiaggia, Francesco si improvvisa tuc-tuccaro.

sabato 26 agosto 2017

Nostalgia

Arriva senza preavviso alla fine della seconda settimana di qualunque viaggio in qualunque posto con qualunque latitidine e clima.
Non è stanchezza, non è malinconia, non è inquietudine, non è tensione.
La nostalgia di casa si manifesta come una sequenza di mancanze estremamente definite e chiaramente esprimibili.
Per me pistacchio e noce da Otaleg, cucinare un ciambellone, guardare qualsiasi cazzata su Sky o Real TV svaccati sul divano, preparare la pizza domenica sera, strapazzare Hermione
Intervistati a bruciapelo i membri della famiglia riferiscono le seguenti mancanze:
- Daniele: hermione, la cucina e l'orto del giardino
- Lolli: hermione, la cucina e la scuola (?!)
- Flavio: hermione, il divano e la nostra macchina
- Francesco: la pizza, in giro in scooter e i pomodori riso

 . 
Ü
In ogni caso è provato che la nostalgia di casa dopo aver raggiunto il picco intorno al quindicesimo giorno di vagabondaggio tende poi a rientrare per lasciare il posto alla nostalgia dei primi giorni di viaggio, una struggente sensazione di incolmabile distanza con quello che eravamo due settimane fa, quando ancora non eravamo stati cambiati da questa esperienza.
Sintomi che si confondono con la paura del rientro, una forma di inquietudine  resistenza all'idea che tutto questo dovrà finire e si dovrà tornare ala vita normale, che si attenuano un po cominciando a passare in rassegna le possibili destinaziini di un viaggio futuro.

venerdì 25 agosto 2017

Re-visit

Tornare a Siem Reap dopo tanti anni ci ha insegnato che in un certo intervallo di tempo possono succedere poche cose o tante cose sia nelle nostre vite che nei posti ri-visitati.
A volte capita che le nostre vite siano cambiate molto mentre i luoghi in cui torniamo sono rimasti quasi uguali, un ristorante in meno o un Decathlon in più.
Arrivando qui con dieci anni e tre figli in più avevamo dato per scontato che saremmo stati noi quelli tanto cambiati, trascurando il fatto di essere in Cambogia, un paese lontano meno di 50 da un drammatico genocidio che ha decimato letteralmente il suo popolo. Se è vero quello che scrive la Lonely Planet oggi il 40% della popolazione ha meno di 16 anni è dunque nel 2007 una percentuale simile o comunque rilevante aveva l'età dei nostri figli più piccoli. Una bella differenza. Nei miei ricordi incontravamo in continuazione piccoli gruppi di bambini che razzolavano nella polvere e si spidocchiavano a vicenda, pratica che all'epoca mi sembrava tanto primitiva e che in seguito mi è diventata tanto familiare per averla sentita raccontare da tante amiche in lotta continua con gli ospiti sulle teste dei figli.

Nei miei ricordi  Siem Reap era una cittadina molto turisticamente accogliente che si era attrezzata per ospitare quel mezzo milione all'anno di persone in visita al sito di Angkor, mentre Siem Reap oggi è una città rumorosa, senza anima, inquinata, caotica e molto diversamente accogliente, che si è espansa in ogni direzione fisica e merceologica per accogliere due milioni e mezzo di turisti all'anno.
Alcuni ricordi non combaciano e allora dobbiamo spostare e tirare il presente sul passato per farli sovrapporre come i disegni sulla carta velina. Continuiamo a confrontare le cose che ci succedono con le immagini nella memoria per poi scoprire che quello che ci sembrava tanto diverso non lo è così tanto, come la giornata sul Tonle Sap, e quello che pensavamo di non aver visto era invece li da qualche parte perso in dieci anni di eventi sovrapposti, come il Lady Tempie a Beantly Srei.

Al di là di ogni cambiamento nostro e di Siem Reap la cosa più sensata da fare qui è passare più tempo possibile all'interno dell'area archeologica di Angkor, capire quali sono i templi preferiti per visitarli e rivisitarli in diversi orari della giornata, osservare la vita lungo i sentieri ombreggiati, fermarsi a guardare i pescatori o i monaci, oziare su una delle amache fuori dai ristoranti dopo pranzo, prendere un black coffee per darsi qualche minuto in più all'ombra e al fresco di un ventilatore, aspettare la pioggia il pomeriggio per cercare un riparo nel quale restare bloccati un po, guardare le famiglie che fanno i pic nic con il cibo comprato in strada sulla Route 60.


giovedì 24 agosto 2017

Laghi e bachi

Giovedì 24 agosto, seconda settimana vacanziera nonché secondo giorno in Cambogia siamo stati non ad Angkor (che peraltro è un sito archeologico molto bello che consiglio a chiunque vada in Cambogia ) ma al lago Tonle Sap, un lago che ha una caratteristica molto strana: nella stagione del Monsone, il periodo compreso tra maggio e agosto, si espande passando da 2500/3000 kmq a 10000/20000 kmq  data la quantità di piogge che cadono in quella stagione.
Per arrivare al Tonle Sap abbiamo preso un tuk tuk cambogiano, i tuk tuk, per chi non li conosce sono carretti montati su una moto che portano fino a cinque persone, noi che con i nostri amici eravamo in nove ne abbiamo affittati due è cosi siamo partiti per il Tonle Sap
Il viaggio è durato un oretta ma ci siamo divertiti un mondo perché i Tuc Tuc andavano talmente veloci ed erano aperti che avevi tutto il vento sulla faccia.
Appena arrivati mamma, papà, Katia e Pasquale ne sono i genitori dei nostri amici Viola e Flavio sono andati a cercare una barca per navigare il lago Tonle Sap.
Trovata la barca, una big motor boat completa di autista, ci siamo saliti e abbiamo intrapreso il giro turistico a bordo della barca, abbiamo visto un sacco di villaggi sul fiume e lago, con case a palafitta per proteggersi dalle inondazioni nel periodo del monsone, c'erano pure delle barchette piccole dove si vendevano svariate cose, da souvenir a cibo come patatine oppure bottiglie d'acqua o succhi. Siamo arrivati su una piattaforma di legno dove abbiamo preso una piccola barchetta per fare un giro in barca tra le mangrovie.
Anche durante il giro abbiamo trovato barchette-negozi che ci offrivano di tutto.

Finito il tour siamo andati a pranzare in un ristorante molto bello che noi bambini abbiamo soprannominato Il ristorante del l'uomo col cappello,era pieno di stradine e noi ci siamo divertiti a giocare al labirinto.
Dopo pranzo siamo andati a vedere come dal bozzolo dei bachi da seta ricavavano il pregiato tessuto.
Praticamente fanno crescere i bachi da seta, che, quando sono piccoli sono di colore verde ma da grandi diventano grigio perlaceo, e non sono affatto viscidi come si potrebbe immaginare, invece sono solo lisci.
I bachi quando diventano grandi, cioè, come ho detto prima, grigi a li prendono e lì mettono in una rete dove si racchiudono in un bozzolo giallo, poi la metà dei bozzoli li fanno schiudere e diventano non farfalle ma bruchi bianchi e corti con le ali che comunque sono troppo piccole per farli volare.
L'altra metà li mettono a bollire in una pentola e con un bastone raccolgono il filo giallo, pensate che per un solo bozzolo si ricavano 300 metri di filo sottile e pregiato e 100 metri di filo grezzo.
I fili, tutti e due vengono filati, dopo i fili grezzo e pregiato vengono uniti in un unico grande rocchetto, dopo vengono filati al telaio e si fanno indumenti, borse, borsellini, e sciarpe.
Dopo siamo tornati in albergo per farci un bagno in piscina, siamo andati a cenare e a dormire. Diario finito

mercoledì 23 agosto 2017

Angkor

Tiziano Terzani ha scritto che ci sono luoghi nel mondo che ti fanno sentire fiero di appartenere alla razza umana, descrivendo la valle di Bagan all'alba. 
Io penso si riferisca a quella sensazione di unità che si prova in un luogo con un grande passato, quando si avverte un senso di continuità con tutta l'umanità che ci ha preceduto, senza confini geografici, culturali, religiosi. Ci si sente ricongiunti con l'essenza stessa della storia, fieri di appartenere a qualcosa che ha reso possibile la sopravvivenza del tempo di tanta bellezza.
Sono stata a Bagan tanti anni fa dopo aver letto Terzani per ripercorrere i suoi passi e comprendere le sue parole, ma prima di capirle sono dovuta passare attraverso il tempo e forse anche attraverso varie fasi della vita, ho visitato  Mira e Agya Sofia in Turchia, il teatro greco di Taormina, Notre Dame a Parigi, gli scavi di Ostia Antica, il Taj Mahal, Angkor e a distanza di dieci anni di nuovo Angkor.
Se Terzani fosse ancora vivo gli chiederei se anche lui pensa che tra i luoghi in cui ti senti fiero di appartenere alla razza umana ce ne sono alcuni in cui ha senso ritornare anche se sono in capo al mondo e potresti usare il tempo e le risorse per vederne di nuovi. Gli direi che ad Angkor ci siamo tornati in 4 e tutti l'avevamo visitata 10 anni fa e tutti stasera siamo felici di esserci potuti nuovamente perdere per ore nei cortili dell'Angkor Wat, sudare nella giungla fitta che avvolge il Ta Phrom,  trascinarci nell'ipnotica ripetizione del volto scolpito sulle torri del Bayont.

Due viaggi e due stagioni per noi che la prima volta l'avevamo visitata in inverno, senza il verde giada che satura le risaie lungo la strada è i prati nei cortili dei templi, senza l'umidità della foresta che rinvigorisce i muschi sulla pietra, senza la pioggia che arriva improvvisa, getta una luce fascinosa su tutto e ti costringe a fermarti in un chiostro a realizzare ancora una volta quanta storia e quanta vita sono passate proprio qui dove sei seduto ad aspettare che smetta.
Angkor chiude un itinerario khmer nato un po per caso cercando un percorso interessante per raggiungere la frontiera di Poi Pet e poi Siem  Reap a partire dalla Thailandia del nord.
L'impero Khmer al massimo del suo splendore nel 900 comprendeva gran parte dell'attuale Thailandia,  e l'attuale regione sud orientale dell'Isan conserva ancora dei siti molto belli e ben conservati, ancorché poco conosciuti e visitati, di cui abbiamo potuto vedere solo una minima rappresentanza nei bei siti di Sukkhotai e di Phimai.


Del nostro itinerario Thai Khmer annotiamo la passeggiata in bicicletta sotto la pioggia a Sukkothai, la sosta in un improbabile motel a Lom Sac con il vecchietto sdentato che ha fatto la spola per portarci al ristorante in cui nessuno  parlava nessuna lingua in comune con noi e alla fine non capendoci abbiamo ordinato 6 pesci giganti,  che poi erano l'unica cosa disponibile sul menu, e infine il concerto Thai-pop nel ristorante di Phimai. Siamo inoltre fieri di apparire in gruppo nelle foto del poliziotto di Lom Sac che ci ha immortalato a beneficio dell'ufficio centrale a Bangkok e in quella dei gestori di uno dei tte hotel di Phimai che hanno voluto immortalare la prima vera comitiva di turisti ospitata dalla struttura.

martedì 22 agosto 2017

Thai layouts

Arancio
Monaci ragazzi nel loro periodo "di leva" al sacerdozio in fila la mattina presto a Payao per riempire le ciotole con i pasti per la giornata, Monaci plasticosi per la raccolta delle offerte in in templio di Chiang Mai. Monaci che pranzano in un bel cortile vicino ad uno stagno di ninfee. Monaci durante la preghiera del pomeriggio. Monaco di pietra sorridente che ci da il benvenuto all'ingresso di tutti i ristoranti e gli alberghi in Thailandia.
 Fiori
Le orchidee che fioriscono a Gennaio e ad Agosto, le vediamo splendere di bellezza  dondolare nei vasi appesi ai rami degli alberi e ci chiediamo cosa sbagliamo noi.che le vediamo boccheggiare sui davanzali quali che siano le cure prodigate. Il fiore bianco e giallo di cui non impariamo il nome, che sembra il simbolo della purezza e decora i cortili  galleggiando nelle fontane. Il fiore di loto, meraviglioso e noncurante di ciò che lo circonda, che sia un vaso sull'altare delle offerte ai piedi di Budda o il più miserabile dei canali melmosi sul bordo della strada.
Verde
L'onnipresente bamboo, protagonista nei boschi e nelle bordure ed elemento di base dei ponteggi utilizzati nella realizzazione delle opere di ingegberia civile di ogni misura. Spinaci d'acqua, cime di rapa che in Cambogia chiamano "morning glory", papaya verde, mango, cetrioli e insalata, tutte le verdure crude protagoniste di tanti dibattiti sull'opportunità di mangiarle ma che immancabilmente finiscono bei nostri piatti, primo tra i tanti sbarchi nelle regole del perfetto viaggiatore assieme ai piedi nel fango, le coccole ai gatti rognosi, il ghiaccio nelle bevande. Banani, palme da cocco, mangrovie e tutta  la vegetazione tropicale che incombe e preme tra case strade templi e tutte le cose costruite dall'uomo pronta a riprendersi tutto nel tempo che ci vuole per dire "risaia".
Khmer
Ordine nel disordine umido e polveroso di una natura selvaggia e ostile, magnificenza del passato contrapposta a un presente in cui il popolo cambogiano è lontanissimo dalla modernità, solennità dei luoghi di culto che sopravvive ai secoli e si arricchisce di mistero, umidità che ti avvolge nella giungla come un abbraccio.




venerdì 18 agosto 2017

Tre tappe al nord (e una no)

Il White Temple è una sosta obbligata per chi viaggia verso il triangolo d'oro, a pochi km da Chiang Rai.  Un architetto visionario molto probabilmente sotto l'effetto di allucinogeni seri, ha progettato una versione indu-buddista della Sagrada Familia, la cui costruzione è iniziata nel 1997 e ad oggi non è ancora conclusa. Gesso bianco accecante tempestato di specchietti ancora più accecanti, è il templio più apprezzato dai bambini per la presenza di sculture e dipinti di mostri e supereroi fuori e dentro, abbiamo trovato Doraemon, Spider Man, Iron Man, Hello Kitty ed Harry Potter a cavallo della Nimbus Two Thousand.

A Nord di Chiang Rai nelle vicinanze di Mae Chan abbiamo visitato un villaggio dell'etnia Akha. Originari sembra del Tibet si trovano oggi ai margini della Thailandia moderna dove dormono su stuoie di giunco in capanne di paglia cablate  con tv e pc e osservano un culto animista o cattolico metodista in chiese di mattoni a poche centinaia di metri da un  supermercato Tesco.
Popolazioni in transizione tra tradizioni in mutamento e folclore che viene spolverato senza troppa convinzione al momento dell'arrivo di un gruppo di turisti per massimizzare l'opportunità di guadagnare qualche bath dalla vendita di tristi braccialetti.


Con l'intenzione di arrivare a Sukothai domani ci avvantaggiamo una parte di strada e passiamo la notte a Payaho. È la prima cittadina davvero graziosa che incontriamo dall'inizio del nostro viaggio, una successione di ristoranti lungo il lago, scenario ancora più affascinante arrivando sabato sera al tramonto.  Ci ricorderemo Payaho per l'assalto subito di un branco di formiche inferocite sulle gambe del povero Flavio, ottimi pesci e polli alla griglia consumati in compagnia di migliaia di falene scomparse magicamente dieci minuti dopo che abbiamo finito si cenare, il più dirompente acquazzone monsonico fino ad oggi, il corteo dei monaci in uscita per la questua quotidiane lungo le strade deserte la domenica mattina poco dopo l'alba.


La prossima volta arriveremo ancora più su, fino al leggendario triangolo d'oro, per vedere dalla cima delle montagne il Mekong che disegna l confine con il Laos.

On the road, eventually

È iniziata oggi la nostra discesa verso sud est per raggiungere la frontiera di Poipet con la Cambogia il 22. La discesa verso sud est è in realtà iniziata con una tratta verso nord attraversando spettacolari paesaggi di foresta tropicale. Viaggiamo in 9 su un confortevole pullmino e negli intervalli di tempo in cui nessuno dei 5 minorenni chiede di poter vomitare o chiede informazioni sul tempo rimanente a destinazione o chiede ragguagli sulla destinazione o chiede chiarimenti per i prossimi giorni o sottopone indovinelli o pratica acrobazie o produce schiamazzi, i pensieri si sciolgono e si producono fecondissime pensate e nascono stimolanti discussioni, una cosa tipica dei viaggi on the road.
Oggi ho messo in fila i seguenti fecondissimi pensieri a parziale consuntivo di questa prima settima quaggiù:
- la thailandia è un grande supermercato di intrattenimenti. A quel sottoinsieme di turisti che passa per Chiang Mai prima (o dopo) di spiaggiarsi su un'isola delle Andamane o nel golfo del Siam viene tipicamente aperto un catalogo con cui poter configurare un numero a piacere di giorni selezionando esperienze: cura degli elefanti, passeggiata sugli elefanti, bagno con gli elefanti, spettacoli di elefanti, rafting su zattera di bamboo, visita a una o più cascate, visita a vari tipi di produzione artigianale tipo seta ombrelli ceramiche, cose più originali e improbabili tipo allevamenti di rettili o insetti, coltivazioni di orchidee o allevamenti di farfalle, visita a villaggi tipici, massaggi e altri servizi spa, mercati diurni e notturni. Tutto è facile e talmente a buon mercato da essere fuori mercato, la Thailandia pratica da quasi un secolo in damping spudorato sull'offerta turistica, materia per riflessioni di economia politica.

- il massaggio thai è una rivelazione. Niente a che vedere con qualsiasi altra precedente esperienza tipo i massaggi oleosi indiani che ti lasciano addosso l'odore di gamberetto fritto o quelli birmani che ti lasciano addosso i lividi e il sospetto che ci sia molta improvvidazione o quelli in madrepatria che ti lasciano diversi livelli di disagio, per la consapevolezza del tempo speso in modo assolutamente inefficace sotto qualsiasi punto di vista fisico e il senso di colpa per il denaro usato per 30 minuti di intrattenimento non finalizzato, quelli ayurvedici che ti fanno sentire poco ristorato ma con i chakra finalmente a posto.
Il massaggio thai ha delle radici religiose e una tradizione medica. Si dice sia stato concepito in India  da un tizio contemporaneo e amico di Buddha. Da sempre è un elemento fondamentale della medicina tradizionale, per un certo periodo in declino a seguito dell'affermazione della medicina allopatica e infine rifondato dell'amato re Bhumibol Adulyadej. Oggi il massaggio thai è praticato negli ospedali in stanze comuni in cui il massaggiatore rivolge il voto " Rispetto il compassionevole Shivago Kumar Baj con una buona condotta” prima di  iniziare. Nella sua versione originale ha una durata di due ore e mezza ma nella versione turistica viene ridotto ad un'ora  (e 200 bath). Si viene invitati a indossare una tunica larga e dei pantaloni comodi per facilitare i movimenti.  Si tratta sostanzialmente di una alternanza di pressioni su parti specifiche e trazioni passive che il massaggiatore esercita aiutandosi con le sue gambe o coni piedi in una sorta di collaborazione con il risultato di realizzare allungamento e distensione articolare e muscolare.  Alla fine ci si sente come dopo una sessione di stretching, con la bella bella sensazione fisica e psicologica di aver partecipato al lavoro e di essersi meritati il risultato.

- con il monsone  non si scherza. Si deve sempre osservare con deferenza il cielo e avere rispetto dei segni anticipatori che la natura manda primado scatenare l'apocalisse in terra. I segni purtroppo prevedono anche di pochissimi minuti l'arrivo della pioggia e bisogna quindi essere efficacissimi nell'individuare un riparo amplio e comodo, che è l'unica cosa che abbia senso fare quando l'apocalisse sta per scendere in terra. K-way ombrelli cappelli sono solo inutili perdite di tempo prezioso utili solo a farti sentire un coglione quando l'acqua arriva.
Il temporale monsonico é una manifestazione dell'inevitabile forza della natura, ha un potere ipnotico come una marea, un'eruzione vulcanica, le onde dell'oceano. Ma molto spesso vi si può assistere sorseggiando una birra sotto una pensilina di una città tropicale certi di poter contare sul cielo sereno e una temperatura intorno ai 30 gradi per asciugarsi entro poche ore.

mercoledì 16 agosto 2017

Bangkok

Il caldo umido. Il sudore sproporzionato, le urla del personale in servizio per comprimere la folla sul battello lungo il Chao Praya, il frastornante assortimento di frutta tropicale, il frastornante assortimento di cibo in strada, I santuari con gli offertori per Buddha ovunque, lo skytrain che incombe sul piano strada e mi fa sentire sempre dentro la prima scena di 1Q84, il ristorante a Sukhumvit dove abbiamo mangiato i curry buonissimi e l'insalata di papaya verde di cui ancora non abbiamo imparato il nome, gli spiedini e il pollo deep fried e i noodles in brodo per i bambini, il piacere ritrovato di camminare tra i cortili e sostare nella calma arieggiata di un templio cittadino, l'aria condizionata anche la notte, l'alberghetto del genere umidiccio, le lunghe colazioni per convincere il metabolismo a recuperare il jet leg, gli insetti fritti, il caffè 'americano', il rumore assordante sulla strada, uno scoiattolo che passeggia sul groviglio dei fili dell'elettricità, le coccole con Flavio sul letto aspettando che arrivasse il sonno tardi la sera, i ritratti del re e della regina, navigare lungo i canali fetidi sulla long tail boat, la sensazione straniante all'uscita dello sky train alla fermata di Siam, i bambini che scompaiono alla ricerca dei  nomi di tutti gli elefanti della elephant parade al mercato dell'antiquariato nel centro commerciale di River City, il primo buonissimo e insuperato pad thai, pellegrinare tra i cortili del Wat Po dopo essere sfuggiti alla folla soffocante in fila al Palazzo Reale, decidere di non visitare il Palazzo Reale, stringersi in cinque in un tuc tuc, lo skyline dei grattacieli dal battello sul fiume che ti fa quasi scordare di essere ancora una volta in una gigantesca città asiatica piena di contrasti, per la prima volta dopo tanto tempo provare un senso di liberazione andando via.





martedì 15 agosto 2017

Thailandia, seven reasons

Perché abbiamo comprato la guida dieci anni fa e non siamo mai andati oltre l'intimo sospetto che non ci fosse veramente un motivo di preferirla ad altre destinazioni del sudest asiatico  a parte il turismo sessuale.
Perché abbiamo pensato che in effetti questo e un atteggiamento da turisti snob ed arrivata l'ora di usare la guuda, anche se poi abbiamo dovuto ricomprarla perché l'edizione nella libreria ormai era troppo datata ed era comunque meglio averla su kindle.
Perché sognavamo di andare molto ad ovest ma abbiamo scoperto che cinque voli intercontinentali verso est erano più economici e queste sono cose che in definitiva possono fare la differenza.
Perché a distanza di dieci anni dall'ultimo viaggio nel sud est asiatico c'era bisogno di immergersi nell'Asia buddista per un po'.
Perché il monsone se non si è troppo sfortunati porta sollievo alle giornate afose, satura i colori e gli odori, impone un ritmo al viaggio rallentando i pensieri e le azioni.
Perché l'Air Asia ha delle connessioni interessarti su moltissime destinazioni e Bangkok è al centro del sud est asiatico e dopo aver girovagato con la fantasia abbiamo scelto  Siaem Rep perche volevamo rivedere Angkor insieme ai bambini, decidendo alla fine di arrivarci via terra viaggiando in macchina da Chiang Mai.
Perché l'idea del mare delle isole tropicali nel Golfo del Siam è seducente quando a febbraio immagini la tua vacanza estiva, anche se poi si depotenzia in primavera con il primo sole, perde energia a Luglio dopo i primi week end a Francavilla e si frantuma alla vigilia della partenza quando si realizza con lucidita wuanto si legge a proposito del monsone estivo nel capitolo "quando andare" della Lonely Planet.