Ovvero le cose cui ripensaremo con nostalgia in uno di quei pomeriggi di inverno lontanissimi dall'estate successiva, tornando a casa carichi di pacchi&pacchetti della sotto la pioggia dopo essere stati in piscina al termine di una giornata di lavoro, con il buio e il freddo e zero voglia di preparare la cena, etc etc.
Phaselis, ma anche Myra
Percorrendo la costa turca si acquista contezza delle civiltà che hanno prosperato intorno ad una condizione territoriale particolarmente favorevole. Le foto scattate tra Antalya ed Efeso fino a istanbul potrebbero completare i primi capitoli di un libro di storia, rovine stratificate tipo pancake, i lici prima, i greci poi, i romani in mezzo e gli ottomani a copertura.
Phaselis è imboscata in uno dei tanti capitoli della Lonely e non l'avremmo notata se non fosse stato per un trafiletto su Meridiani. Tre insenature con pineta alle spalle, surreale immagine di barchette e bikini che sfumano su acquedotto, teatro, terme e strada maestra.
Myra ha una bellezza più polverosa e appartata, uno di quei sito che abbiamo visitato quasi da soli, un grandissimo teatro da scalare e una montagna piena di tombe rupestri. le cicale in background di un muezzin cui è partito qualche tono sul cellulare spezzando l'jncantesimo della preghiera senza tempo.
Ucagiz
Sì arriva qui alla ricerca di un natante a bordo del quale partire per un safari idro-archeologico tra le caletta di Kekova. Canoa, battello privato o barcone festaiolo con pranzo comprsso, tutti pazzi per lo snorkelling e la ricerca di rovine sommerse.
A me piu ancora di Kekova e piaiciuta Ucagiz, per la sua posizione sull'incantevole baia che si annuncia a sorpresa dopo una delle tante curve arrivando dalla statale, le sue bouganville che incorniciano tutte le viste, i ristoranti sull'acqua accessibili solo da marr e il piccolo minareto a sovrastare i vicoli ombrosi.


Adana kebab, cuzu pirzola, coban salad
Gli italiani, anche i più cosmopoliti, faticano a prescindere dall'idea di non avere al mondo rivali in tema di cucina e alimentazione. Tutto da noi è meglio, tutto altrove è peggio, è una fede e in quanto tale non ci sono argomentazioni che tengano.
La realtà è che in Turchia abbiamo mangiato bene e in modo completo, che è stato facile trovare ristoranti in qualsiasi posto siamo arrivati a qualsiasi ora, e che i menu sono sempre sufficientemente vari da accontentare tutti i gusti, avendo anche un pó di spazio per accomodare le special requests dei bambini.
Le nostre meze preferite sono state le melanzane in tutte le forme, l'hummus, i rotolini di foglie di vite, e i vari spalmafocaccia offerti dalla casa e cioè yoghurt e l'immancabile salsinea rossa dall'aria piccantossima che in pochi sono sopravvissuti per poterlo raccontare.
Tra le carni menzione d'onore per i pirzola, che in inglese si chiamano lamb chops e a Roma scottadito, e poi Adana kebab e spezzatini vari, che qui si chiamano sis kebap.
Tra i pesci un pó tutti quelli di mare, cucinati prevalentemente alla griglia, con un paio di incursioni nell'acqua dolce, trote e carpe sul lago di Beysheir e in una locanda deliziosa sulle colline dietro Kalkan.
Ottime le insalate, la coban sopra tutte, ordinata rigorosamente no onion.
Riso o bulgur accompagnano sempre le pietanze di carne, buonissimi cucinati nel brodo. A completare il capitolo carboidrati i prodotti da forno sono buoni e si trovano facilmente, buonissime le ciambelle col sesamo e quelle farcite di formaggio o patate. Il nazionalista gastronomico italiano deve fare un passo indietro su un paio di articoli: le pide, che sono l'esatto equivalente della pizza, che si possono consumare bianche appena sfornate in accompagnamento alle meze o farcite di carne, formaggio e verdure come pietanza principale di un pasto. Le gozleme, che sono l'esatto equivalente delle piadine, si consumano un pó in ogni momento della giornata e sono tradizionalmente farcite di spinaci o broccoletti e formaggio grattugiato.
Le gozleme più buone sono quelle dei locali sulla strada, meglio se panoramici come quello in cui ci siamo fermati sulla via del ritorno da Oztuzu, con la signora col fazzolettone in testa che stende l'impasto seduta sul panchetto.

Antalya
Per qualche strana ragione la guida (e quindi molti dei suoi seguaci) fa un improbabile paragone tra Antalya e Rimini, cosa piuttosto scoraggiante anche se in effetti non sono mai stata a Rimini.
Ci siamo arrivati dopo una interminabile giornata in auto, accolti come in un abbraccio nell intrico dei vicoli della città vecchia nel momento della preghiera del tramonto, tutto molto suggestivo e comunque poco romagnolo.
Invece Ataturk caddesi con le sue belle palme mi ha fatto pensare alla California, il grande parco alla fine della strada verso il golfo mi ha ricordato Parigi, l'ingresso alla città vecchia dalla bellossima porta di Adriano poteva essere un qualsiasi angolo di Roma, la solennità delle sale del museo archeologico non fa invidia a nessuna esposizione a Londra o New York, il suq nell'intrico dei vicoli che scendono al porto fa tanto Marocco e al paesaggio dalla terrazza sul mare sopra il porto, con il Tauro da una parte e i grandi alberghi-alveare dall'altra non trovo paragoni, è Antalya punto.



Cena a Kalkan
La Lonely raccomanda una cena a Kalkan, uno di quei consigli che di solito si ignorano serenamente.
Invece la nostra cena su una stupenda terrazza con vista sul porticciolo di Kalkan, la brezza fresca, le candeline, il legno azzurro, il calice di vino bianco, l'ottimo pesce, i bambini ipnotizzati dall'Ipad, conquista un meritatissimo posto nella nostra top seven.
Efes
Sognata come un miraggio nell'arsura dei pomeriggi, attesa come la primavera nei ristoranti la sera, pianta come un amico perduto tutte le volte che siamo finiti in una locanda senza licenza per gli alcolici, celebrata come una regina all'ora dell'aperitivo in piscina o in spiaggia.
L'unico rammarico che ci resta è che in 20 giorni non siamo mai riusciti ad ottenere un numero di Efes e un numero di bicchieri pari alle nostre aspettative e necessità. Qui arrivano in tavola tanti bicchieri quante le bibite e fare richieste diversi è fiato sprecato.
Istanbul, Bisanzio, Costantinopoli
La prima volta era Ottobre 2007, Lolli aveva da poco compiuto un anno e Daniele era in arrivo, e siamo arrivati accompagnati dalle note di Guccini " Me ne andavo l' altra sera, quasi inconsciamente, giù al porto a Bosphoreion là dove si perde la terra dentro al mare fino quasi al niente e poi ritorna terra e non è più occidente: che importa a questo mare essere azzurro o verde? ".
Di quel finesettimana ricordo la cerimonia dei dervisci alla stazione Sirkeci, il panino con le sardine sul Bosforo, la bellissima terrazza del nostro hotel sull'ipodromo, una passeggiata shopping la sera dell'arrivo in cui ho comprato crema alle mandorle contro le smagliatire da Body Shop a Taksim, l'iniziazione in Hammam a Suleymane e la cena in un bel ritornate di pesce ai margini di Sultanamet.
La seconda volta era Novembre 2102, l'idea nata sulla terrazza di Katia una sera di fine estate e i biglietti comprati pochi giorni dopo. Di quel viaggio ricordo la pioggia, gli Hunter, un pomeriggio di acquisto tappeti al Gran Bazar, molti pistacchi al mercato delle spezie, molte lokumie da Aci Bekir, l'hammam di Suleymane e quello di Cemberlitas, il bel ristorante di pesce ai margini di Sultanamet e le note di Bisanzio.
La terza volta ad Agosto 2015, quattro adulti e cinque bambini, tappa di chiusura di un itinerario che ci ha dato qualche chiave di lettura per entrare più consapevolmente nello spirito della città sfuggendo alla giostra dei turisti del finesettimana. Ricorderò l'arrivo dal mare a bordo dell'aliscafo da Bandirma, di essermi sentita libera di fotografare solo qualche ispirazione senza arrancare dietro tutte le possibili angolazioni di Aya Sophia e i gradi di buio della Basilica Cisterna, Flavio addormentato mentre i dervisci ruotano, il ristorante di pesce ai margini di Sultanamet, un pomeriggio da sola all'hammam di Cagaloglu, i minuti a studiare la mappa per imparare la geografia dei continenti e dei bracci di mare, di non aver comprato un tappeto, di aver pensato andando via "accidenti il tempo è volato , due giorni sono troppo pochi, arrivederci a presto, ritornerò...