giovedì 12 luglio 2012

Istantanee


Il viaggio volge al termine, normalmente questo è il tempo dei ricordi e della nostalgia. Non ho una grande memoria e i ricordi tendono a diluirmisi rapidamente nella quotidianità, per cui mi porto avanti inconsciamente con la nostalgia per non ritrovarmi fra una manciata di mesi con poconiente nella memoria per cui sentirmi nostalgica.
Un amico dopo aver letto queste note dalla Grecia si è detto preoccupato per i miei racconti da cui traspare una certa sensazione di monotonia, che non mi sono data pena di mascherare.
Dice di temere di scoprirmi attenta fotografa di segnali stradali o redattrice di ricette della feta. Dice che sembro un pò annoiata.
Va bene, lo ammetto, una vacanza tutto mare è per me più o meno all'ultimo posto delle cose per cui vale la pena partire, l'ho capito bene e lo tengo ben presente per il futuro. Amo il mare, l'ho sempre amato, ma la condizione fondamentale è che tutti siano in grado di camminare con i loro piedi, trasporarsi i loro beni e avere una giornata che prescinde dalle mie cure più o meno costanti.
Tuttavia il presente è questo, una serata piena di nostalgia, perchè è stato bello nonostante le cure costantemente prodigate, è stato un altro modo di superare un limite e soprattutto una splendida occasione di condividere un'esperienza con persone a cui voglio bene, di vedere realizzato un quadro bellissimo di amici che sorseggiano caffè guardando i loro bambini costruire un affiatamento che sentimentale come sono vedo già prolungato nel tempo.
E se non ho sentito il bisogno di raccontare tutto quello che abbiamo vissuto e di limitarmi ad un succinto campionamento di spiagge e giornate-tipo, ho comunque una serie di immagini che voglio conservare. Alcune sono state fisicamente catturate dall'obiettivo di una Canon D450, altre sono istantanee archiviate nella memoria, ma voglio fissarle qui, in una specie di album, tutte insieme come un flashback. Momenti magici o solo semplicemente momenti. Istantanee.

I tempi morti e le partenze lente




La passione per il gelato alla banana




Il grido di battaglia: CarpugnaPepugna




Di quando Flavio ha scalato le meteore




Cos'è un monastero ortodosso? Un posto in cui accendono candeline!




La spiaggia della casa degli Scara-bocchi




Amici grandi




Amici piccoli







Giocare tra i cavalloni





Pisolino sull'amaca




Varie specie di ricci






I must di Nikiti: le patatine chips, la giostra con le barche-altalena, le patatine chips e lo zucchero filato






Ci sono altr due istantanee di cui non è rimasto niente nella memoria della Canon ma di cui rimarrà molto nella memoria di tutti noi. La zia Fede che conquista tutto ciò che le passa accanto e di cui si sente la mancanza un minuto dopo che è andata via. Un incidente che non porta danni ma lascia la sensazione forte che la fortuna era dalla nostra, senza ombra di dubbio, al di la delle incertezze sulla solidità della polizza per abbattare la franchigia sull'assicurazione dell'auto a nolo.
Kalispera!



domenica 8 luglio 2012

Un giorno qualunque


Questo angolo del mondo, fatto salvo il mare che ne è indiscutibile protagonista, non pullula di opportunità turistiche del genere storico/cultural/religioso. E' un dato di fatto. In parole povere si può dire che a parte cercare mari sempre più belli, attività semplice vista la ricchezza naturale e paesaggistica, non c'è una mazza da fare.
Ecco dunque che le giornate si assomigliano un pò tutte l'un l'altra, per cui tenerne un diario sarebbe attività inutile e diciamolo pallosa, motivo per cui mi limito a campionare una giornata tipo, quella di oggi 8 Luglio 2012, e per il resto delle giornate passate (ma potrei azardarmi a scommettere sulle future) vale un copia&incolla con l'accortezza di sostituire il nome della spiaggia di volta in volta.
Ci svegliamo tardi, intorno alle 9:30/10:00. Tutti. Ebbene sì. Anche Flavio giocoforza si è riprogrammato su giornate che si prolungano fino alla mezzanotte e oltre. Lui di solito si addormenta prima, intorno alle dieci la sera, che è più o meno l'orario in cui ci viene servito l'antipasto, che noi saltiamo intenti come siamo a cercare di farlo addormentare. E' il prezzo da pagare per poter dormire la mattina, e io ne ho tantissimo bisogno quindi impreco un pò, salto l'antipasto e mi godo gli effetti collaterali del regime anarchico-vacanziero. Invero Francesco continua ad essere il più mattiniero e capita che abbia gia vissuto una sua vita parallela mentre tutti noi ancora dormiamo. Daniele invece è l'ultimo ad alzarsi e come sempre il suo percorso verso la colazione è costellato di tappe, ossia si ferma a schiacciare ulteriori pisolini ad ogni possibile giaciglio sula sua strada.
Un'ora passa tra colazioni, lavaggi e approvviggionamento di paniname, e di solito verso le undici whatsappiamo il punto della situazione con Katia e Pasquale, che nel frattempo hanno avuto un analogo inizio di giornata, e ci diamo una punta alla bakery dietro casa nostra.
La meta spiaggesca di solito viene concordata la sera prima, oggi ci siamo spinti piuttosto a sud, un'ora o poco più da Nikiti, verso la molto decantata spiaggia di Kriaritsi nela zona di Sarti.
Sarti l'abbiamo sorvolata dalla strada statale e sembra un centro piuttosto grande, la prima cosa delle dimensioni di una vera cittadina avvistata fino ad oggi.
Arriviamo in spiaggia praticamente all'ora di pranzo, che coincide con l'ora in cui la gente normale riporta a casa i bambini per sottrarli al sole a picco di Luglio. Noi invece a quell'ora piantiamo le tende a ci buttiamo tutti in acqua. I primi ad uscire sono i Flavii con i loro rispettivi accompagnatori che li pannolinano e li sfamano con le pappe preparate da Katia che ha in carico la mensa per gli under-2.
Lolli e Dani riescono a stare fuori dall'acqua circa un'ora, non di più, il tempo di un panino, poi trovano una scusa per riconquistare la battigia e successivamente ricominciare l'ammollo, per la gioia di tutti quelli che vorrebbero riposare nel silenzio dell'ora della siesta.
I Flavii si addormentano in passeggino, io mi addormento dove capita, e poi arriva una parte della giornata che è una specie di itinerario tra i luoghi ombreggiati, pinete o bar, sorseggiando Nescafè Ice nell'attesa di un'ora propizia per tirar fuori i pargoli dall'acqua con l'esca di un gelato.
A quel punto i Flavii si risvegliano e finiscono in acqua con il resto della truppa, o si intrattengono sulla riva ognuno utilizzando al meglio le ultime conquiste del loro sviluppo psicomotorio. Il mio Flaviotto è bravo, si intrattiene tantissimo con qualsiasi cosa, esplòra, gironzola, scala scogli sfidando le leggi del suo immaturo equilibrio, si butta nella mischia dei bambini più grandi, si sente uno di loro.
Tra le sei e le sette inizia la exit strategy, che consiste nel reimpacchettamento di tutti i beni trasportati e nel viaggio di ritorno, Di solito ci fermiamo sulla strada al chiosco vicino Nikiti a comprare verdura, olive, quello che serve per la cena di Flavio e per uno spuntino pre-cena.
Usciamo per cenare intorno alle nove, stasera siamo rimasti nei dintorni in una Taverna al porto. La serata termina in taverna o a spasso per Nikiti, un caffè, uno zucchero filato e poi via a dormire.
E' affascinante scoprire una certa ritualità anche nel Kaos vacanziero. Alla fine le abitudini e le piccole liturgie familari sono quelle che restano nella memoria su un piano differente dal ricordo dei luoghi e degli eventi. Il ricordo di un luogo serve per alimentare la nostalgia e farci scappare per un pò dall'ordinarietà dei giorni normali. La memoria dei rituali è parte della nostra storia, si arricchisce nel tempo, e si stratifica nel nostro particolare lessico famigliare.

venerdì 6 luglio 2012

Caro Flavio


Noi lo sappiamo bene cosa pensi caro Flaviotto, è inutile che tenti di nasconderlo, cosa che peraltro ti riesce malissimo.
Questa prima uscita dai confini italiani a poco più di un anno dalla tua venuta al mondo è solo un guazzabuglio di fastidiose modifiche ai tuoi consolidati rituali quotidiani. In questo non ce la sentiamo di darti torto, hai tutto il diritto di esprimere il tuo disappunto con la tipica flessibilità di un blocco di granito che la tua età pretende.
E sì, non è carino da parte nostra essere tanto parziali e comportarci come se non ci fossi. Hai ragione da vendere caro piccolo Flaviotto, non si porta al mare un bambino con il sole alo zenit, non si prova a rifilargli a pranzo pane e prosciutto, non lo si mette a dormire in un passeggino circondato dagli schiamazzi di altri tre bambini festanti.
Sì lo sappiamo che a suo tempo con Lolli abbiamo avuto comportamenti più adeguati, le nostre giornate Cretesi ruotavano attorno ai suoi orari, avevamo affittato una grande e bella casa (senza scarafaggi) con una grande piscina per permettere a te di dormire al pomeriggio mentre noi oziavamo all'ora della siesta. Gli cucinavamo delle pappe adeguate che conservavamo in idonei thermos, ci fermavamo nei bar per farlo mangiare a aspettavamo che si addormentasse prima di cenare noi, con lui tranquillo e dormiente nel passeggino sotto il fresco silenzioso delle frasche nelle taverne sul mare.
Però senti, ti consiglio ora e sempre di parlarne con Daniele, in lui troverai un buon alleato, vedrai quante cose avrà da dire sul fatto di non essere primogeniti.
Devi tener conto caro Flavio che quella sera a San Diego, mentre la lineetta del test di gravidanza si colorava di blu, tu che eri solo un'idea futuribile e meno di un embrione hai improvvisamente riazzerato il conto, annullando la possibilità appena riconquistata di tornare ad esplorare il mondo tutti insieme, come ci è sempre piaciuto fare. E che se oggi sei qui è perchè quel conto è ripartito, e noi con te abbiamo fatto esattamente come con Lolli e Dani, tastato il terreno infilandoci su un volo internazionale per una destinazione in terra greca.
Devi sapere, caro Flavio, che a me quel conto riazzerato importa comunque poco e che io da quel giorno sono una persona molto più felice, e che oggi mi basta guardarti per resettare ogni malumore anche solo per il tempo che ti ci vuole per dire "DA-DDA". Che con te la famiglia è esattamente come l'ho desiderata. Che mi stai regalando la gioia di vedere nuovamente una vita prender forma, una persona farsi spazio nel mondo, che è una delle cose più straordinarie dell'essere genitori.
Tu fai bene ad incazzarti se non ti permetto di giocare con il telecomando del condizionatore, con l'iphone e con gli occhiali da vista di tuo fratello. Fai bene a farti sentire, fai bene a ricordarci che anche se ti trattiamo come uno zainetto tu non sei affatto uno zainetto ma un bambino, anzi di più, un bambino di poco più di un anno.
E poi come vedi il thermos della Chicco è rimasto a Roma ma c'è Katia che tutti i giorni prepara la pappa anche per il tuo pranzo al sacco, e che la sera tornando a casa dalle nostre giornate marittime ci fermiamo nei chioschi di verdura fresca per la strada per comprare gli ingredienti della tua cena, e che mentre tuo padre lava e veste i tuoi fratelli tu hai il momento tutto per te della cena nel terrazzino del nostro appartamento.
Tu potrai sempre raccontare che ti abbiamo trasportato per ripide scalinate su in cima ai picchi delle meteore, che hai scorrazzato insieme a Lolli e Dani nei cortili dei monasteri dove hai acceso anche tu le tue candeline assieme a loro, che ti abbiamo comprato la ciambella per i bambini piccoli, che la sera anche tu ti addormenti nel fresco di una taverna greca e che hai fatto il tuo primo bagno nelle acque dell'Egeo.
Non è male per un bambolotto cicciottello di poco più di un anno no?

giovedì 5 luglio 2012

Niente di nuovo dalla Penisola Calcidica


Cominciamo dalle basi.
La Penisola Calcidica – Halkidiki nella lingua locale – è parte della Macedonia Centrale. Per intenderci, ad Est rimane solo la Macedonia Orientale o Tracia prima di cambiare stato e passare in Turchia.
Halkidiki si affaccia sull'Egeo ed è a sua volta composta da tre propaggini: Kassandra, Sithonia e Agion Oros.
La prima ha fama di essere la più piatta dal punto di vista paesaggistico e la più atrezzata delle tre per il turismo. L'ultima è una repubblica autonona quasi completamente disabitata a parte alcuni monasteri, ed è nota per essere una terra sacra generalmente non accessibile al turismo se non previo ottenimento di particolari permessi, e comunque esclusivamente ad un pubblico maschile.
Sithonia è la penisola sulla quale stazioniamo da un paio di giorni. E attraversata da una catena montuosa che raggiunge gli 800 metri slm, in gran parte ricoperta di boschi di conifere. A tratti la costa è suggestivamente ripida e i pini raggiungono quasi ovunque la spiaggia. Non me la sento di affermare che sia una tappa obbligata nella vita di nessuno e neanche nell'itinerario di viaggio di nessuno e neanche nell'itinerario di viaggio nei balcani di nessuno, mentirei se affermassi il contrario, però insomma, non è male.
Noi abbiamo scelto di piantare le tende a Nikiti, un piccolo centro che sulla mappa si trova proprio all'inizio di Sithonia, che detto in modo un pò più utile per chi volesse arrivarci è qualcosa come un centinaio di Km da Salonicco, diciamo un'ora e mezzo circa di viaggio dall'aeroporto dove atterrano i voli Ryan Air.
In ogni caso Sithonia è lunga circa 40 Km, e si passa dal lato est al lato ovest in qualcosa come mezz'ora attraversandola dove è più larga, quindi in parole povere Sithonia si gira in lungo e in largo volendo in una giornata.
Chi viene da queste parti non lo fa di certo per soddisfare ambiziose velleità di viaggio, anche perchè a Sithonia (come nel resto della Penisola Calcidica) c'è poco niente da visitare, quanto per godere la vita di mare in una delle tante belle spiagge.
Ci adeguiamo con temporanea rassegnazione – stiamo dando a tutti i membri della nostra famiglia il tempo di crescere a sufficienza per rimettersi in pista su una vera strada con un vero itinerario di viaggio - a questo modello di villeggiatura e seguiamo docilmente Katia e Pasquale lasciandoci trascinare dal loro mood di perfetti animali da spiaggia, e alla fine non è niente male, sento che ci prendiamo gusto e che pian pianino entriamo nel ruolo nonostante ogni discesa in spiaggia assomigli ogni giorno di più ad un autentico trasloco di passeggini, oggetti ludici e beni di prima necessità, e tutti noi che viaggiamo con bambini sotto i 120 cm di lunghezza sappiamo che le due cose praticamente quasi sempre coincidono.
Lascio dunque traccia in questo post del nostro itinerario da bagnanti, recensendo un pò le spiagge che abbiamo battuto e batteremo nei prossimi giorni.

Litorale di Nikiti
Le spiagge che insistono sul centro di questo paese si snodano lungo la via principale, in questo periodo pedonale, fiancheggiata da appartamenti/studios, piccoli negozietti, ristoranti, bar e take away. Tutti i bar hanno la loro estensione sulla spiaggia, di solito allestita su tavolini e divanetti ombreggiati da tende su bianche pedane di legno. Molto carino davvero.
Le spiagge sono attrezzate con ombrelloni, accessibili per tutti alla sola condizione di effettuare una consumazione che potrebbe essere anche il bibitone di Nescafè Ice che qui va alla grande, una specie di caffè annacquatissimo e freddo con quintali di ghiaccio dentro.
Il mare è molto bello e l'acqua per niente fredda. La spiaggia è sabbiosa/sassolinosa.

Armenistis
Sul lato est di Sithonia, è una bella baia di sabbia sassolinosa e chiara raggiungibile con una bella strada costiera da Nikiti. Sulla parte più a Sud della spiaggia c'è un campeggio e nella zona centrale la spiaggia è attrezzata e accessibile al pubblico. Al costo di 8 euro a gruppo familiare (che penso equivalga a 4 euro a persona, i bambini non pagano) si guadagna l'accesso alla spiaggia per tutto il giorno e l'utilizzo dei molti servizi: una serie di ombrelloni molto grandi da occupare sedono l'internazionale principio del chiprimoarriva (o delli mejo posti), una grande bar in stile parecchio californiano sulla spiaggia con l'immancabile e sempiterna musica lounge all day long che si filodiffonde fino all'acqua, tavolini, divanetti e un altro bar ristorante sul prato sotto la pineta.
L'acqua è bellissima e il paesaggio suggestivo. Noi abbiamo incontrato parecchi oggetti nuotanti che a prima vista erano indibitabilmente dei preservativi goinfiati di acqua da simpatici buontemponi, ma a una più accurata analisi si trattava di fauna marina inquietantemente rassomigliante al genere-medusa. In ogni caso erano del tutto innocui e non pizzicanti, quindi evidentemente non si trattava di meduse ma di qualche bizzarra specie di pesce-preservativo.


Karydi
Ad una mezz'ora circa da Nikiti sul versante orientale dlla penisola, località Vorvorou, ecco un luogo dove val la pena fermarsi. Niente spiaggia attrezzata e musica lounge qui (finalmente!), natura selvaggia e paesaggio perfetto. Mi ha ricordato parecchio le spiagge di Capo Coda Cavallo in Sardegna. Si può fare la scelta nazional popolare e spiaggiarsi sulla lingua di sabbia sul lato sud, a patto di portarsi dietro ombrelloni e quant'altro ed avere voglia di avere parecchia compagnia, o la scelta radical chic di scavallare il piccolo promontorio e fermarsi all'ombra dei pini sul versante nord e scendere di qualche metro per immergersi in un'acqua cristallina su fondale roccioso. Lingue di sabbia si insinuano tra le rocce e facilitano l'accesso all'acqua, e microspiaggette addossate alle rocce ci fanno capire che quattro bambini di età compresa tra uno e sei anni non hanno bisogno che di mezzo metro quadrato di sabbia per inventarsi mezz'ore di giochi.
Oggi c'era un chioschetto di bibite e panini proprio nella zona del parcheggio, e per gli amanti del genere non c'è nessun problema a procurarsi ciambelle fritte a qualsiasi ora della giornata, un classicone della spiaggia calcidica al pari del Nescafè Ice.
Sosta straconsigliata!



Lagomandra
Ad una decina di Km da Nikiti sulla strada costiera occidentale, una spiaggia che di suo non è particolarmente affascinante. Una sequenza di tre grandi insenature da sabbia sassolinosa, attrezzata nell'estrema punta nord con ombrelloni e bar che fanno capo alla struttura alberghiera sovrastante. Lagomandra è infatti anche il nome del resort che insiste su questa parte della spiaggia, costituito da un vero e proprio albergo cui si giunge attraversando la strada costiera su un brutto ponte pedonale, e da una struttura di studios che si affacciano su una piscina adiacenti alla spiaggia. A completamento della parte attrezzata una taverna sul mare e un piccolo market fornito di tutto un pò.
L'elemento impagabile di Lagomandra beach è la retrostante pineta che arriva fino alla spiaggia. Grande, fresca, profumatissima di resina, è un luogo magico che offre ombra senza limiti con un sottofondo intenso di cicale ad un passo dal mare. Sostare all'ombra di un pino anzichè sotto un ombrellone non ha prezzo, ed è per questo che l'abbiamo eletta a nostra spiaggia preferita, tornandoci due volte in pochi giorni e condividendo lo stesso albero con una famigliola di serbi dall'aria molto efferata e di poca compagnia.


Kriaritsi
Questa l'abbiamo scovata su diversi itinerari di viaggio di camperisti convinti. Si trova parecchio a sud della penisola di Sithonia, a circa un'ora da Nikiti sul lato orientale, proprio nel punto più vicino al Monte Athos di cui nei giorni limpidi si gode una bella e maestosa vista.
Eì una larga insenatura su cui si appoggia una grande area deicata ai campeggiatori che in qualche modo invade il paesaggio dal momento che alle tende è permesso stanziarsi proprio a ridosso della spiaggia. In compenso la struttura del campeggio è molto discreta e ridotta, consta di una piccola taverna, qualche servizio, un bar sulla spiaggia e qualche ombrellone sul lato più a Sud.
Noi siamo arrivati ad un'ora indegna di domenica, a ridosso della zona pranzo,  per cui nessuno degli ombrelloni si è reso disponibile fino al pomeriggio e ci siamo dotati di ombrelloncino spacciato per 6,5 onestissimi euro dallo spaccio del camping, sotto l'ombra del quale ci siamo uniti stretti stretti fin quando non è iniziata la consueta migrazione a branchi verso il bar e l'ammollo perenne dei bambini in acqua. Da queste parti tutto è permesso, il bagno dopo pranzo nelle tiepide acque dell'Egeo e lo stazionamento in acqua a tempo illimitato. Il sole picchia da morire e la vegetazione è brulla e arbustiva, molto prediletta da numerosi greggi di caprette che si spingono fin sulle rocce che circondano la spiaggia, per cui è consigliabile dotarsi di abbondante crema ad alto fattore di protezione per non fare come me, che poco ligia e tendenzialmente pigra, adotto la tattica "a macchia di leopardo" applicando strati di protezione nei punti più sensibili e ottenendo il risultato di evitare eritemi nelle zone consuete e procurarmene in zone inedite, nonchè di arrivare a fine giornata con scottature a macchia di leopardo, per l'appunto.
Bella la spiaggia e soprattutto molto bella la strada costiera per raggiungerla, che nell'ultimo tratto diventa poco più di un tratturo che si insinua nella natura selvaggia.



Orange beach
Poco meno di un'ora da Nikiti, per noi ombelico della penisola di Sithonia, poco più avanti di Armenistis, a circa 6 km dalla spiaggia di Sarti sulla strada costiera occidentale che ormai conosciamo a memoria, una spiaggia splendida splendente cui si accede planando giù lungo un discesone bianco sterrato che con il sole allo zenit ti fa rimpiangere di aver mai pensato di prendere un volo per Salonicco e tutto quel che ne consegue.
Questo però solo perchè io non sono una che apprezza, almeno non subito. Però anche io che non apprezzo, appena ho modo di farmi una ragione dell'affollamento inaudito della mezzaluna di sabbia bianca incastrata tra pendii ombreggiati da pini profumati, mi lascio incantare dalla bellezza del luogo e trovo la forza di conquistare un metro quadro sufficientemente lontano dal fragore degli altoparlanti puntati sugli ombrelloni antistanti il bar.
Poi trovo la forza, questa volta non mentale ma fisica, di riscalare il discesone bianco sterrato per portare Flavio in quota, a riposare su una delle amache sistemate sotto la pineta e godere mentre lui dorme di un pomeriggio ombroso con un panorama mozzafiato a sorseggiare caffè shekerato, e mi riconcilio ancora un pà di più con il luogo. Poi trovo la forza di riscendere e stare in ammollo il resto della giornata in un'acqua bellissima, e nuotare fino alla periferia rocciosa di questa piccola baia e scalare con i bambini gli scogli bianchi zigzagando tra nudisti e fricchettoni per guardare il mare da lassù.
Non saprei a chi consigliare questa spiaggia, per me in questo periodo di Luglio è poco meno che invivibile, ma giuro giurissimo che la prossima volta che passo di qui in Aprile o Ottobre ci ritorno, oh eccome se ci ritorno!

Goa Beach
Dovevo disintossicarmi dall'esperienza Orange Beach, e i miei compagni di viaggio non potevano che assecondarmi, viste le mie performance di rara insopportabilità della giornata precedente, per cui nessuno ha osato contraddrimi su nulla il giorno seguente. La meta originaria era la spiaggia di Kalamitsi, poco più avanti di Kriaritsi, estrema punta sud della penisola. Solo che mi ricordavo di aver visto questa indicazione per Goa Beach qualche giorno prima, e di essermi incuriosita e aver googolato tra le varie foto di panoramio, e allora ho proposto di fare una piccola deviazione per dare un'occhiata. L'accesso a Goa Beach è segnalato poco dopo Sarti, in corrispondenza di uno dei punti più alti della strada. Per arrivare alla quota zero slm si scende in picchiata con la macchina lungo uno sterrato niente male, ma poi per me si è aperto il paradiso, tutto quello che voglio da una spiaggia: una cala con zero affollamento infilata tra due pareti di rocce a picco sul mare, un bar strafricchettone tutto di legno con arredamento e sculture etnici e divanetti in ogni dove, atmosfera da stagione di concerti sulla spiaggia non ancora iniziata, scelta di grandi ombrelloni bianchi sotto i quali sparpagliare i nostri beni umani e materiali.
E tanti, tanti ricci di mare, che abbiamo raccolto come margherite da un prato, pulito sulla spiaggia e mangiato alla sera con gli spaghetti De Cecco e un buon vinello bianco. Che volere di più?


martedì 3 luglio 2012

Enjoying the Small Things


Qualche tempo fa sono inciampata nel blog di questa tipa (http://www.kellehampton.com/ ).
Kelle Hampton abita a Naples, località sulla costa Atlantica? Pacifica? Ammetto di non aver trovato nelle note biografiche conferma sulla vera collocazione della Naples da cui Kelle scrive, se sia quella californiana o quella in Florida.
Kelle ha iniziato a scrivere dopo la nascita della prima figlia, che ora dovrebbe avere sui tre anni, e la sua vita e la sua scrittura hanno cambiato direzione un paio di anni dopo, quando è nata la seconda figlia.
A parte la sua storia personale e quella della sua famiglia ciò che lei scrive riflette puntualmente il titolo del blog, una specie di flusso di coscienza sulla celebrazione delle piccole cose, l'importanza dei valori, delle tradizioni, delle liturgie familiari, e attraverso le sue foto ne ricostruisce un vero e proprio reportage. Ha il dono di immortalare la quotidianità nei suoi aspetti ordinari restituendo immagini straordinarie che mi incantano. Peraltro è particolarmente prolifica, cosa rara per un blogger e preziosa per un blog-addicted. Io in realtà non sono una blog-addicted ma beneficio della sua generosità con grande avidità ogni volta che ne ho occasione, andando avanti e indietro nei suoi post alla ricerca di idee e tentando di memorizzare angolature e prospettive.
Tutto intorno a lei sembra magico e fatato, ogni istante con le sue bambine è una festa, ogni momento della giornata è celebrato e tutto nella sua vita sembra collocato nell'esatto posto dove dovrebbe essere collocato, vissuto proprio come tutti dovremmo, e come se non bastasse ricordato come tutti noi vorremmo attraverso parole e immagini. La perfezione fatta donna.
Ecco, io vorrei chiedere a Kelle una cosa, e cioè se le è mai capitato di andare in vacanza con la famiglia ad esempio a Nikiti – California o Florida (ce ne sarà una per ogni stato, di certo), e giunta nella grande villa sul mare che avrebbe dovuto ospitare lei e la sua meravigliosa famiglia fatta di bambini che vanno tutti d'accordo, dopo un giorno di viaggio polveroso nell'immenso nulla che separa il punto di partenza e il punto di arrivo, non le sia capitato di avvertire una certa sensazione di inadeguatezza del luogo rispetto alle aspettative. Vorrei chiederle se si è persa d'animo o se per esempio abbia pensato di non scoraggiarsi e disfare comunque le valigie per poi correre sulla spiaggia antistante la villa per fare un bagno con le sue bambine al tramonto.
Vorrei poi chiederle se la sera, dopo una cena in giardino con gli amici che occupano la villa accanto, non si sia fermata a riguardare le foto della giornata li nel giardino e se per caso non le sia successo di venire assalita da un branco di zanzare inferocite, e in tal caso come abbia reagito, magari celebrando il dono della vita delle zanzare, visto che anche loro tutto sommato fanno parte delle cose che possono succedere nel corso di una preziosa notte d'estate o abbia comunque deciso di rientrare in casa per prevenire una morte per dissanguamento. Vorrei chiederle se nel silenzio interrotto dal ritmo eufonico del respiro dei componenti della sua famiglia profondamente addormentati nel cuore della notte, non le sia capitato di entrare nel bagno prima di raggiungere a sua volta il letto, e nell'entrare in bagno non abbia avuto quella netta percezione di un'ombra che scivola veloce in basso, tra la vasca e il lavandino.
Ecco io vorrei chiederle come si sia comportata in una tale circostanza. Se abbia sussurrato al marito l'accaduto insinuando l'atrice sospetto o abbia persistito nel suo intento di lavarsi i denti senza voler approfondire l'accaduto. Se abbia raccolto le forze e deciso di affrontare a testa alta i suoi peggiori incubi per constatare che l'ombra non era un ombra, e che tra la vasca e il lavandino stazionava indisturbato un coleottero, comunemente noto come scarafaggio. E cosa abbia pensato in tal caso. Perchè uno scarafaggio è indubbiamente una piccola cosa. E quindi sì, enjoy the small things.
Vorrei poi dire a Kelle che ad esempio per me uno scarafaggio che si palesa alla mia vista – tutti gli altri sono irrilevanti per il mio equilibrio psichico – è al di la di ogni ragionevolezza un motivo sufficiente per far fagotto. Motivo sufficiente per cambiare città. Stato. Continente. Anche la notte stessa.
E se una volta archiviato il momento peggiore, nel cuore della notte, la persona che mi dorme a fianco e che lo ha combattuto e scacciato mi sussurra "io ne avevo trovato anche un altro ma non te l'ho voluto dire" beh, io vorrei confessare a Kelle che mi sento come se mi fosse stato confessato un adulterio. Kelle, è così anche per te? Dimmelo ti prego, ho bisogno di rimettere le cose nella gisuta prospettiva, perchè oggi ho trascinato un marito e tre bambini in una giornata vorticosa alla ricerca di una collocazione alternativa, distribuendo malumore e seminando ansia. Non devo essere sembrata per niente una che mette al posto giusto le cose. Sapere Kelle, che al posto mio avresti avuto un contegno altrettanto poco adeguato mi farebbe sentire un pò meglio.
Perchè tra le altre cose mi sono ritrovata molto meno pragmatica e flessibile di quanto mi ricordavo, e la cosa non mi è piaciuta per nientissimo cara Kelle.
Non so cose ne è stato di quella che un tempo non avrebbe tradito l'emozione e avrebbe tirato avanti dritta per la sua strada, risolvendo la cosa con un paio di flaconi di Baygon.
In compenso niente tempi morti oggi.
In compenso abbiamo un appartamento molto carino ed essenziale alle spalle di un bar fighetto con musica lounge tutto il giorno, nel centro di Nikiti (ossia esattamente all'inizio dei suoi quattro isolati).
In compenso posso sperare che non ci siano più piccole cose nere nel minibagno dello studio al centro di Nikiti. O almeno di non incontrarne nel cuore della notte, perchè alla fine il Baygon è stato acquistato e vaporizzato in ogni buco sospetto, in modo preventivo. Enjoy!

sabato 30 giugno 2012

Elogio dei tempi morti


Pensavo oggi che uno dei mille modi in cui è cambiata la mia vita in questi anni riguarda la concezione della vacanza. Un tempo la vacanza era una transizione lieve da una vita debolmente routinaria ad una disciplinatamente sregolata. La vita di tutti i giorni aveva dei tempi morti, tanti tempi morti, alcuni dei quali, nei mesi precedenti la vacanza, venivano dedicati al pensiero e alla predisposizione alla vacanza stessa.
Oggi che i tempi morti sono azzerati, ridotti a un remoto e struggentemente nostalgico ricordo, assorbiti in giornate dai giorni disperatamente contingentati, ora che per far quadrare le giornate ho iniziato ad intaccare la pausa notturna in cerca di margini che mi tenevo stretta nella mia vita passata, la vacanza è come un appuntamento con uno dei diecimila destini annotati nell'agenda annuale, una data a cui arrivo in corsa e solitamente in apnea, un bunjee jumping nel vuoto di una dimensione atemporale di cui non sai quasi niente a parte la destinazione del volo e la certezza di due date, quella della partenza e quella del ritorno.
Il tempo morto, cronico assente nella vita normale, si concretizza molto presto durante la vacanza, di solito il giorno successivo all'arrivo a destinazione, quindi oggi nel mio caso.
Tempo morto è la mattina dopo la colazione, quando tutti restano fermi attorno al tavolo continuando a versare caffè nelle tazze e spalmare marmellata sulle fette di pane, senza partire in accelerazione verso le rispettive giornate occupando i rispettivi bagni o tuffandosi nei rispettivi vestiti di tutti i giorni.
Tempo morto è la siesta al pomeriggio sotto l'ombra del portico della pensione dove alloggi, quando il corpo si defatica e il cervello, che ancora non ci crede, concatena improbabili programmi per il resto della giornata che per quanto ti sforzi comprendi subito che non la satureranno, lasceranno altri tempi morti, e questo un pò stupisce e un pò spaventa, quasi che fosse disdicevole arrivare all'ora di cena proprio in un orario giusto per una cena, avendo avuto il tempo di fare una doccia e anche una telefonata.
Ecco, oggi ho iniziato a riprogrammare il mio cervello includendo la variabile tempo morto, e ancora faccio un pò fatica a scacciare quell'insidiosa consapevolezza che tempo va saturato e che lasciarlo passare senza attività è una grave imtemperanza che pagherò con tonnellate di autentico pentimento e cocente senso di colpa.
Ecco quindi che la cronaca di oggi, 30 Giugno, primo giorno di vacanza nel bel mezzo della pianura della Tessaglia nella Grecia continentale, è un pò il racconto di qualcosa che è avvenuto negli intervalli tra i vari tempi morti.
Che poi, ad applicare quel minimo di indulgenza verso se stessi, tenendo ben presente che anche i tempi vivi sono tempi dilatati nel nostro gruppo con tanti minorenni in varie fasi del loro legittimo sviluppo motorio e cognitivo, si vede bene che a tutti gli effetti la giornata consumata tra i tempi morti è stata a suo modo intensa.
Innanzitutto ho imparato il nome di questo sgarrupato paese nel quale siamo finiti, che si chiama Kalambaka e che sembra un pò la versione tessalonica di Trinidad, un pò meno pittoresca ma ugualmente decadente, sicuramente meno famosa ma altrettanto turistica.
Poi ho scoperto che a Kalambaka, nel bel mezzo della pianura della Tessaglia, è possibile riparare la ruota del passeggino modello Slalom Pro anno 2010 della Janè senza avventurarsi in frustranti telefonate nei maggiori centri di spaccio di materiali per l'infanzia che ti dirottano in appositi call center della Janè con il risultato che il pezzo mancante è fuori produzione e l'unica speranza è cercare su ebay un venditore di passeggini di serie precedenti alla tua da cui comprare l'intero passeggino per estrarre la camera d'aria mancante. Infatti il caso vuole che a Kalambaka, nel bel mezzo della pianura della Tessaglia c'è la ferramenta, e alla ferramenta ti indicano il negozio di fronte, che senza possibilità di dubbio è il negozio di riferimento del paese per la vendita di stufe a legna e setacci per granaglie, e il cui proprietario fa una telefonata, e dopo mezz'ora dalla telefonata qualcuno arriva e per 5 euro ti sostituisce la camera d'aria mancante.
Ho scoperto poi che a Kalambaka in Tessaglia il 30 Giugno, oggi, c'è una festa patronale, e che fervono i tipici preparativi, si monta il palco, si chiudono le strade, si vendono le pannocchie, si filodiffonde musica frastornante.
Nelle pause tra i tempi morti trascorsi a procurarci generi alimentari per il pranzo abbiamo raggiunto le vette di due meteore, dove per meteore intendo le rocce su cui alloggiano le meteore, dove per meteore intendo i monasteri sospesi per aria, come l'etimologia del termine richiede.
Nei tempi morti con Lolli ci siamo detti che quei monaci sono statio pazzi a costruire monasteri lassù, che fosse stato per noi li avremmo serenamente collocati in posizione più accessibile.
E nei tempi morti ho anche sfruttato i potenti mezzi tecnologici che la pensione in cui alloggiamo offre, sotto forma di rete wifi, studiando retroattivamente la genesi di questi pinnacoli rocciosi che letteralmente bucano la pianura, scoprendo con disappunto che non ci sono teorie geologiche concordi e che forse, ma non è detto, trattasi di conglomerati calcarei depositati dal solito fiume che una volta passava di qui ma che ora non c'è più.
E nel compiacermi di quanto intensa sia stata la giornata nelle pause tra i tempi morti capisco che questa vacanza nella quale sono giunta in scivolata è solo appena iniziata, che la testa gira ancora al ritmo dei giorni normali, ma mi dico anche che la marcia è stata scalata e che la velocità diminuirà di conseguenza, magari a partire da domani.

venerdì 29 giugno 2012

Una birra, per favore una birra!


Arriva sempre il momento, nel viaggio, in cui il pensiero si condensa intorno al concetto "ma come mi è venuto in mente?".
Presto o tardi questo spettro che aleggia prende forma e ti sorprendi contro la tua volontà a sentirti davvero del tutto estraneo a quanto ti circonda, struggentemente malinconico rispetto a tutte le altre scelte possibili inclusa quella di restare a casa tra i proprio affetti – che poi non è vero, gli affetti in queesti momenti di vacanza sono a loro volta altrove con ogni probabilità assediati dalle stesse domande che silenziosamente pongono a se stessi – e soprattutto tra le proprio sempre rassicuranti cose: la tazza del latte sulla mensola della cucina, i sandali nella scarpiera, lo specchio all'ingresso., lo spazzolino nell' immutabile bicchiere nel bagno.
La sensazione di estraneità inizia in aeroporto, ma ci sei abituato dopo i tanti viaggi di piacere e di lavoro, e rimani concentrato senza perderti d'animo neanche mentre insegui la guardia che insegue il pargolo di un anno che ha appena iniziato a camminare e non si cura dei vincoli spazio-doganali preso com'è dalla sua nuova indipendenza motoria.
La sensazione di estraneità cresce al recupero dell'auto a nolo, mentre consumi lunghissime decine di minuti di affanni sotto il sole delle due del pomeriggio in una terra straniera, nel tentativo di ottenere i prenotatissimi TRE dico TRE seggiolini, che risultano immancabilmente non corrispondenti a quanto pattuito, vuoi per forma vuoi per dimensioni vuoi per adeguatezza ai fondamenti legali della sicurezza su strada.
L'esperienza sul campo, dopo gli anni trascorsi a sentirsi estranei in diverse terre straniere, non sempre insegna l'importanza del tenersi bassi con il livello di aspettative del giorno del viaggio, e tu nel periodo che precede la partenza hai continuato ad immaginarti improbabili locande fresche ed accoglienti nei pressi dell'aeroporto, dove trovare rifugio e sostegno davanti a cibi tradizionali consumati tra fresche fronde fragranti di mirto (o gelsomino, o larice silvestre, a seconda dalla meta), prima di rimetterti in marcia verso l'altrettanta dorata meta finale.
Nel tempo hai consumato pranzi a base di hot dog muffiti in orridi autogrill roventi e sperimentato la frustrazione di camerieri assolutamente poco folk e a tratti anche scostanti (servire hot dog muffiti nei pressi dell'aeroporto non dispone molto al senso dell'accoglienza cosmica) ma non demordi e ci ricaschi sempre, anche se stavolta in effetti sono stata brava e ho tenuto botta nel ventilato fast food greco gustando con gioia l'insulso panino e sintonizzandomi con buona volontà sul discorso menù-lacocacola-è-inclusa-nel-prezzo.
Il viaggio invece non ti rende estraneo, nella maggior parte dei casi, a meno di bruschi cambi di latitudine e longitudine, è ormai spesso costellato di fondamentali punti di riferimento nella forma di insegne Lidl, Ikea e Leroy Merlin, però a suo modo anche questa fastidiosa sensazione di familiarità è un duro colpo alla mia velleità di grande viaggiatrice cosmopolita e senza barriere mentali.
Il colpo mortale è sempre quello dell'arrivo a destinazione, la destinazione che non hai avuto molto tempo di immaginare nella vita convulsa delle settimane precedenti alla partenza, ma su cui ti ostini a proiettare aspettative elevatissime di puro comfort in contesti fortemente pittoreschi e che all'arrivo immancabilmente richiedono consistenti sforzi di allineamento della realtà al sogno, per cercare i frammenti dell'ospitalità di cui hai bisogno, come ad esempio stasera, in questa silenziosa e fresca terrazza, in cui ignoro i tavelloni di cemento non finiti e il gruppo di turisti giapponesi che in liturgico silenzio passeggia sotto le stelle, e il ricordo della polvere al nostro arrivo ora nascosta dal buio di questa notte di fine Giugno.
Però c'è un momento, di solito poco prima di cena, in cui trovo una scusa per infilarsi in uno dei luoghi di ritrovo dove sempre la sera in estate, in ogni parte del globo, la gente del luogo si riunisce per consumare la magia dell'ora che precede il tramonto. E li stasera, sul piccolo corso di questo paese sperduto negli altipiani di un posto remoto, ci siamo somministrati il rimedio di sempre, quello che in un colpo annulla ogni sensazione di estraneità e ci riconcilia una volta per tutte con il luogo che sarà la nostra casaa nei prossimi giorni. Stasera il rimedio si chiama Amstel (ma avrebbe potuto chiamarsi Mithos o Alpha, è irrilevante), nella dose di due bottiglie del formato 250 ml. Il tempo di entrare in circolo e qualcosa dentro di me cambia, come una radio che trovi la sintonia dopo aver gracchiato per ore. Alzo gli occhi dal tavolo e mi accorgo dei picchi incredibili su cui sono alloggiate le meteore e che incombono in modo surreale e spettacolare sulla locanda in cui dormiremo, sento le risate cristalline dei bambini che continuano a giocare con qualsiasi cosa eccitati e inconsapevoli di ogni forma di estraneità, parlo con la vecchina della locanda accordandomi sul menù della nostra cena, lavo tutti i pargoli e mi lavo io, ricordando a me stessa quanto una doccia e degli abiti puliti possano cambiare il mood di un viaggiatore il giorno del viaggio, togliendo via la polvere la stanchezza e i chilometri di strada piatta con le insegne di Ikea, mangio l''agnello arrostito più buono del mondo, accendo il PC, guardo le foto, e domando a Francesco: una birra, per favore una birra!