martedì 20 agosto 2024

le regole del gioco

l'ultima porzione di questi giorni cinesi la trascorriamo in montagna, nella valle di juizhaigou, regione del sichuan all estremità dell altopiano del tibet.

ci separano da chengdu meno di 2 ore di treno e suppergiù 2000 metri di quota, il che significa circa 20 gradi di temperatura percepita che hanno un effetto indiretto istantaneo sull'umore nell istante esatto in cui scendiamo dal treno.
le bandierine colorate che vediamo sventolare dalla strada, gli stupa bianchi sul cielo blu, l'artigianato, i tratti somatici, la gastronomia e la confusione un pó sciatta del commercio al dettaglio, tutto provoca una specie di effetto rebound di quella malattia che fa tornare continuamente in area buddista asiatica montana chiunque ci abbia messo piede una volta, o che ne induce un pó il bisogno a tutti quelli che sognavano tappe tibetane quando è stata fatta la transazione di acquisto dei biglietti per pechino.
il parco naturale è bellissimo alla maniera cinese, cioè una sequenza di laghi alpini sulla palette di colori di avatar, collegati da una rete ininterrotta di decine di chilometri di passerelle di legno e aree di sosta, a loro volta servite da batterie di autobus elettrici che incessantemente, per tutto il giorno a partire dalle 7:30 del mattino, trasportano decine di migliaia di turisti da un punto scenico all'altro, letteralmente a ruota.
nulla di nuovo quindi, se non che stavolta si può in effetti prendere una distanza, allontanandosi di massimo 800 metri dal punto scenico principale e imboccando un qualsiasi sentiero tra i boschi, in questo modo abbiamo macinato ventimila passi indisturbati nel silenzio e nella contemplazione.
perché una cosa l'abbiamo capita in queste settimane, e cioè che un conto è la meraviglia e altro è la meraviglia cinese, quella che immagina, progetta e realizza opere su una macroscala per noi non concepibile, che sia una rete di treni ad alta velocità che collega in poche ore città lontanissime, o una piazza a pechino che raccoglie decine di migliaia di persone, o un quartiere commerciale a chengdu illuminato a giorno dalle animazioni sugli immensi schermi pubblicitari.
e anche se i miei racconti possono provocare repulsione, la verità è che non ci è voluto poi tanto a imparare le regole del gioco, riconcepire le aspettative sugli spazi vitali e sulle esperienze individuali, abituarsi ad essere scansionati con stupita ammirazione, entrare in foto fatte di nascosto o chieste esplicitamente, raccogliere sorrisi e strette di mano come fossimo attori di Hollywood.

domenica 18 agosto 2024

unire i puntini

ad ogni tappa di questo percorso ci lasciamo dietro una scia di impressioni che spesso correggono di molto l'idea che avevamo prima di partire, o semplicemente riempiono il vuoto lasciato da ciò che non avevamo avuto il tempo di studiare.

come quando si uniscono i puntini, un pò alla volta compare il disegno.
pensavo che Mao avesse cancellato il passato, le grandi e longeve dinastie, e invece non c'e una nostra foto in cui l'architettura, l' arte e le tradizioni, non entrino prepotenti in primo piano con il fascino seducente dell'oriente letto sui libri.

pensavo di trovare un paese fortemente globalizzato, l' ennesima replica delle grandi città occidentali, e invece ho gioito ogni volta che in strada o in stazione ho trovato uno starbucks o il suo degno omologo luckin coffee per un caffè e un dolcetto to go.

avevo l'idea di un merchandising che copia i modelli dei brand occidentali e propaga repliche dozzinali per lo più di oggetti di cui si può fare a meno, versione estesa dei china nostrani. trovo invece livelli di qualità interessanti e oggettistica che mostra carattere e gusto anche nelle sue espressioni più fumettose, cosa non frequentissima in questa parte dell'asia.

immaginavo un paese che ci guardava da una posizione moderatamente arretrata in materia di sviluppo, e non ho elementi concreti per stabilire se sia vero o no, trovo però città sfavillanti con skyline notevoli, metropolitane efficienti, stazioni ferroviarie immense, ben organizzate e architettonicamente rilevanti.
pur contando di adeguare rapidamente i metodi di pagamento e la connettività alle regole cinesi, e scavalcare quindi le barriere per le prenotazioni, gli spostamenti e gli acquisti, ho temuto le difficoltà nel quotidiano, per prendere un tuc tuc, per scegliere un cibo in strada, per selezionare l'itinerario in metro, o anche soltanto per chiedere un tavolo per dieci persone nei ristoranti, due volte al giorno ogni giorno.
qui regna invece il pragmatismo e con esso l'offerta di soluzioni semplici che non richiedono troppe spiegazioni.
si mangia tutti dagli stessi piatti su un tavolo girevole, ci sono bagni pubblici ovunque, quotidianamente veniamo riforniti di minuscoli rotoli di carta igienica e di acqua, c'è un assortimento ricchissimo di cibo da asporto e cibo liofilizzato da preparare istantaneamente anche nei vagoni dei treni aggiungendo acqua bollente disponibile in vari vagoni, e infine - il benchmark dei benchmark - le docce non ci hanno mai traditi e non sono mai state sotto il più che soddisfacente.

venerdì 16 agosto 2024

tre quarti

Il viaggio è come uno zoom, man mano che si consumano le distanze e si avanza nel tempo i dettagli indistinti che prima di partire sembravano indifferenti, qui ed ora si trovano su dei bivi.

Ogni scelta adesso è rilevante, anche tornare in hotel a piedi o col tuc tuc, quello che decidiamo ci allontana da un'esperienza che non faremo in questo viaggio e forse mai più, e in un temperamento come il mio questo genera istantaneamente il sentimento nostalgico per un presente che si sta trasformando in passato irrecuperabile.
In una condizione psicotica di questo tipo sento che potrebbe essere utile dare alla me stessa del futuro un pó di riferimenti in caso decidessi di tornare o anche solo delle coordinate emotive per indirizzare un nuovo itinerario.
Xi'an meritava più tempo.
Lo avrei speso per fare ancora qualche passeggiata la mattina presto prima che la città si svegli e le strade si saturino, mangiare cibo in strada assaggiando tutti i tipi di spiedini, avrei passeggiato sulle mura la sera, avrei voluto una giornata intera nei giardini del palazzo di Huaqin per sostare nei padiglioni e contemplare le rocce e le piante, ascoltare l'acqua, camminare sui sentirei a zigzag costeggiando le scene accuratamente composte come
rotoli pittorici che raffigurano paesaggi, sentirmi precisamente come ci si deve sentire in un giardino cinese, in armonia con la natura.



Ping yao va vissuta con lentezza, si dovrebbe uscire solo all inizio e alla fine della giornata, il resto del tempo passarlo nei cortili silenziosi a scrivere, leggere, bere te, selezionare e condividere le foto con gli amici dall'altra parte del mondo e imparare qualche gioco locale.
Ping yao ha la lentezza giusta per calarsi un pó di più nel contesto, studiare qualche ideogramma, capire la tradizione e l'utilizzo del massaggio, e alla sera sostare sui gradoni sotto le mura osservando gli interminabili shooting delle ragazze truccate e vestite in abiti tradizionali.


Pechino ha il ritmo della megalopoli in veste asiatica, gli abbiamo dato spazio ma dovevamo averne almeno il doppio per ciascuna delle cose che abbiamo fatto e inoltre tempo aggiuntivo da trascorrere nel Palazzo d'Estate, un pomeriggio intero nel quartiere Liulichang per parlare con tutti gli artisti prima di scegliere il disegno del paesaggio da riportare a casa e un'alba da aspettare nel villaggio olimpico per guardare le pratiche del Tai Chi.
A Pechino avrei camminato senza meta nel labirinto degli hutong e avrei fatto la trafila per entrare a piazza Tienanmen ascoltando il segmento finale della saga dei tre corpi, esperendo in qualche modo le eccentricità che hanno dato vita al delirio fanta-apocalittico di Liu Cixin.

il tempo in cui si rompe il fiato del viaggio, non ci mancano più le routine di casa, riserviamo sentimenti di privazione solo a categorie astratte tipo il Natale o entità pelose tipo i gatti, abbiamo ristretto le comunicazioni ai consanguinei e ai compleanni, abbiamo smesso di ritoccare lo smalto e scegliamo gli outfit in base alla visibilità delle macchie sui vestiti, ci proiettiamo sul quarto finale con maggiore consapevolezza delle scelte che snoccioleremo e di quelle che dovremo suggerire ai noi stessi del futuro.

martedì 13 agosto 2024

mi devo ricredere

otto giorni sono trascorsi dal nostro arrivo e alcune cose cominciano ad essere più chiare, la Cina non è più uno scrigno impenetrabile, certamente non pretendiamo di aver capito tutto ma del resto come dice Confucio "è meglio accendere una piccola candela che maledire l'oscurità".



iniziamo a ordinare al ristorante con meno ansia, selezioniamo dal menú le foto più esplicite e usiamo il traduttore per decifrare un numero di pietanze che non sembrano troppo piene di aglio, segnatamente noodles, cose con maiale, verdure, riso e ravioli. i ravioli sono le olive ascolane della cucina cinese, non importa quanti se ne ordinano, verranno certamente finiti e anche ripresi.
ordinare al ristorante è un problema risolto, del resto confucio diceva "il successo dipende dalla preparazione precedente, e senza una tale preparazione c'è sicuramente il fallimento".


la lingua è stata la prima grande barriera, non soltanto per il fascino indecifrabile degli ideogrammi, ma per l'essenza stessa di un sistema che basa la comunicazione scritta sull'astrazione, concetto per noi insormontabile prima di aver ragionato un pó su cosa questo significhi. anche noi usiamo quotidianamente i numeri, che sono ideogrammi. un 8 rappresenta la stessa cosa in italia come in svezia anche se gli corrispondono nomi incomprensibili reciprocamente nel linguaggio parlato o nel linguaggio dei gesti. sulla base di questo medesimo principio un cinese potrà comprendere la scrittura di un giapponese o anche solo di un suo connazionale in una regione remota che adotta un diverso dialetto, e per la stessa ragione i nostri gesti per indicare i numeri sono per i cinesi privi di senso dal momento che loro ne usano altri.
abbiamo addirittura capito il sistema pinyin per trascrivere in alfabeto latino la pronuncia del cinese moderno, che è il trucchetto con cui loro possono usare la tastiera del cellulare senza dover scegliere tra migliaia di ideogrammi, e anche ciò che permette di trovare il modo di tradurre i nostri nomi in cinese e in generale per referenziare il cinese nel resto del mondo che usa il nostro alfabeto. a cascata abbiamo capito un sacco di cose che ci fanno sentire dei grandi linguisti e tuttavia non hanno nessuna ricaduta pratica nel nostro quotidiano neanche per semplificare le ordinazioni al ristorante, ma siamo consapevoli che la strada è lunga e tante sono le cose che dovremo ancora imparare, come dice confucio "chi conosce tutte le risposte non si è fatto tutte le domande".

in otto giorni è cambiato anche il nostro rapporto con le folle. come prima cosa abbiamo rivisto il sistema di riferimento e siamo passati alla scala logaritmica. in questo modo l'espressione "tanta gente" rappresenta meglio le folle oceaniche che per noi non hanno paragoni semplicemente perché nel resto del mondo da noi visitato non esistono luoghi in grado di contenere numeri cosi elevati di esseri umani. non è pensabile confrontarsi con la repubblica popolare della cina su nessun piano di competizione perché loro battono tutti sulla base della superiorità numerica, senza strumenti, senza armi, volendo anche senza scienza. a mani nude.
lo spettacolo di acqua e luce alla pagoda dell'oca selvatica a xi'an, la città proibita a pechino, l' esercito di terracotta, le strade di ping yao, nulla ci turba più, restiamo concentrati per non perderci tra di noi e intanto ci incantiamo guardando le ragazze truccate e pettinate come le cinesi antiche, i loro volti di porcellana, i capelli raccolti, le pose indicibilemte aggraziate mentre si fanno fotografare al tramonto.
confucio direbbe "quando si è in un pasticcio, tanto vale goderne il sapore".

diventiamo più bravi nelle interazioni avvantaggiandoci di ogni contatto che instauriamo per organizzare le gite o i trasporti, traduttore vocale alla mano ci lanciamo in conversazioni multimediali con pittogrammi, testo e voci sintetiche, perché confucio ha detto che "colui che chiede è uno stupido per cinque minuti, colui che non chiede è uno stolto per sempre".


otto giorni è il tempo dell'ambientamento, quello in cui guardi con nostalgia il te stesso spaesato delle prime ore dopo l'atterraggio e sei impaziente di consumare le prossime tappe, effetto potenziato dal fatto di essere in gruppo a confrontare le impressioni, alleviare i disagi e condividere le emozioni, perché confucio lo disse, "quando gli amici si comprendono completamente le parole sono soavi e forti come profumo di orchidee".