sabato 31 agosto 2013

Londra se sei un bambino, Londra se sei un adulto

Innanzitutto siamo arrivati in Covent Garden di mattina e c'era il sole.
Poi Covent Garden un minuto dopo che sei entrato nel vecchio mercato, ti fa sentire Audrey Hepburn al centro della prima scena di My Fair Lady, che è uno dei miei musical preferiti di sempre, e giá mentre risali la scala mobile della tube station inizi a percepire la vibrazione della cittá in cui l'idea stessa del musical è nata, e che si perpetua nei mille cartelloni degli spettacoli del West End: Matilda, Lion's King, Billy Elliot e Mammamia per dirne solo alcuni in scena oggi.

Per tutti i 4 giorni trascorsi a Londra non mi è mai passata una fibrillazione, la sensazione che in ogni istante mi stessi perdendo qualcosa di importante in qualche angolo prossimo della cittá, un concerto, una mostra, un numero straordinario di un artista di strada.
Ho amato tutto e tutto mi è sembrato speciale e invidiabile, e sono stata felice di aver riservato una buona porzione di questo viaggio per fare la conoscenza di una cittá da cui si si fa conquistare subito e che non si fa lasciare facilmente. 
Londra sembra perfetta da esplorare con i bambini, ma la veritá è che Londra secondo me è perfetta per tutti.
Se sei un bambino, o il genitore che lo accompagna, ti incanti al Transport Museum dove vivi la storia della mobilità pubblica a partire dall'800, in un percorso  di eccezionale accessibilitá per tutti, un vero capolavoro dell'arte di esporre che ti fa riflettere e realizzare che la fama e la maestria dei cugini americani ha delle radici ben solide e degli ispiratori assai raffinati nella vecchia Europa.
Ancora di più ti incanti al Natural History Museum, dove il pregio del palazzo che ospita la grandiosa esposizione moltiplica la grande ricchezza delle collezioni esposte.

Io mi sono emozionata alla vista delle ricostruzioni dei fossili di dinosauri, e per aver potuto vedere da vicino il lavoro di quella straordinaria ragazzina di nome Mary Annings, che avevo conosciuto tra le pagine di un libro di Bill Bryson qualche tempo fa e che ha speso la sua breve vita a caccia di fossili tra le rocce nel Dorset.
Un bambino potrebbe trascorrere ore in qualsiasi parco rincorrendo scoiattoli, ma se poi si imbatte nel Diana Princess of Wales Memorial Playground, all'interno dei Kensington Garden, potresti anche lasciarlo li e tornarlo a prendere al tramonto. Un parco ispirato alle avventure di Peter Pan, in cui la più spettacolare attrazione è un veliero in cui è possibile salire ed arrampicarsi fin sulle cime più alte. 
La regola e la filosofia ispiratrice, come recita la targa all'ingresso, è che nel gioco come nella vita i rischi non possono essere eliminati e che la cosa miglioreper i bambini è vivere in autonomia le proprie esperienze per imparare a gestirne gli aspetti rischiosi. Il parco offre ai bambini la possibilitá di farlo in un ambiente controllato e sotto la vigilanza degli adulti scalando rocce, bagnandosi con fontanelle, pascolando in una vera spiaggia di sabbia, scalando strutture di legno ed esplorando gallerie.
Trovo sempre interessante passare il tempo nei parchi perchè posso osservare come giocano i bambini in altri paesi e in altre culture e come interagiscono tra di loro e con gli adulti. La sensazione è che nel mondo anglosassone ai bambini venga lasciato più spazio e più autonomia, i genitori li guardano da lontano, o anche da vicino, ma non sono lí ogni due secondi a impartire ordini, suggerire mosse, redarguire comportamenti, offrire magliette, offrire cappelli, spalmare creme, chiamare, richiamare, richiamare alzando la voce, minacciare fulmini e saette. I bambini nel mondo anglosassone vengono considerati come persone e non come pericoli imminenti, disturbi alla tranquillitá o possibili emergenze. I bambini vengono rispettati di più. Ecco, l'ho detto. E forse è per questo che sembrano tanto silenziosi, docili, obbedienti, concentrati e collaborativi nel gioco.
Se sei un bambino e un giorno in un playground vedi arrivare 4 (quattro) camion dei pompieri e una ambulanza, e assisti alle manovre di 8 (otto) vigili del fuoco che espongono un vivamaria di strumenti per scastrare un braccio di un preadolescente incastrato in una casetta di legno, invece, ti senti proprio dentro una puntata di Sam il Pompiere. Se sei il genitore italiano che lo accompagna 1) ti fai delle grasse risate e 2) ti chiedi come siano dimensionate le forze dell'ordine a Londra, per potersi permettere un tale dispiegamento per l'equivalente esatto di un gattino su un albero.
Se sei un adulto di quasi 40 (quaranta) anni che non ha vissuto a Londra quando ne aveva 20 (venti) o 30 (trenta) un pò ti dispiaci di non aver passato le pause pranzo e le uscite dal lavoro in uno qualsiasi dei mille parchi qui, nel centro di Soho come nell'Hyde Park corner, a consumare buste di Marks&Spencer food to go o anche solo patatine e prosecco, seduto sull'erba, con un gruppo di amici o con un fidanzato. Ma il sushi però lo compri lo stesso da Marks&Spencer e guardi con gioia Lolli che lo divora, quello sí che lo fai

.











Se sei un bambino sei affascinato dal concetto stesso di monarchia, questa cosa fantastica del Re, della Regina, dei Principi e dei Cavalieri, e per forza poi ti sembra una figata la cancellata di Buckingam Palace con la statua dei leoni sulla fontana e le guardie tutte impettite con la bella uniforme nera e rossa. Se poi mentre mangi un panino al playground dei giardini di St James ti atterra un elicottero a dieci metri e resta li con le pale che girano fortissimo alzando il vento dall'altra parte della strada, beh resti a bocca aperta e ti sembra di aver vissuto chissá che avventura.
Se sei un bambino ti incanti con il naso spiaccicato sulle vetrine che espongono cupcakes, e se sei la mamma produttrice compulsiva di muffin pure, ma se sei la mamma in fissa con le letture sull'alimentazione organica o biologica che dir si voglia vorresti non uscire mai da Whole Foods in Kensington High Street. Perchè ok, hai capito bene che è biologico stacippa però assomiglia comunque a un parco giochi, con tutte quelle spezie, quei cibi preparati che pretendono di essere supergenuini, cucinati al massimo tre minuti prima a partire da ingredienti freschi, organici e a chilometro zero nelle cucine li sotto da persone con regolare contratto e/o permesso di soggiorno, quella frutta fresca che non ha mai visto un conservante e un pesticida, low fat, low carb, etc. In una parola: SLURP!
Anche se qualcosa deve non funzionare alla perfezione perchè oltre a vedere parecchie donne sovrappeso se non proprio grassissime, non ho mai visto una donna davvero magra qui, e se l'ho vista ho poi capito che non era inglese. 
Se sei un bambino ti incanti allo zoo quando sfili davanti le gabbie dei rettili e fai la gara a chi vede prima l'iguana mimetizzata nelle rocce, o ti fai grandi risate mentre la scimmietta si arrampica un pò buffa tra i rami. Se sei un adulto alla sua trentottesina visita ad uno zoo dall'inizio del suo percorso genitoriale ti dici che sì, lo possiamo pure chiamare bioparco e può essere anche quello più antico del mondo ma alla fine della feira sempre di animali in cattività si parla e se non fosse un pò un tabù ancora nel secondo millennio la Disney non ci avrebbe fatto 3 Madagascar. Però a Londra per arrivare allo zoo devi passeggiare nella vivacitá disordinata e colorata di Camden Town inseguendo i cartelli, e quella sì che è una bella cosa se sei un adulto.
A Londra un bambino non si annoia mai e mai chiede di tornare a casa, perchè da tante prospettive si vede il London Eye, che è la quintessenza della  ruota panoramica, altissima e luccicante, sta benissimo anche da sfondo al Big Ben.

Ed è uno spasso anche salire sul Tower Bridge, guardare la nave da guerra, gli spruzzi delle fontane, le papere e i cigni.
Parliamo e parliamo e parliamo immaginando una vita  qui, con Francesco. Ci piace il friday night che fa affollare le metropolitane a partire dalle 17:00, e che trasforma Covent Garden in un unico party sotto le stelle, "enjoy" il motto vissuto con tanta risolutezza che il sabato e la domenica quasi non esistono sul calendario settimanale dell'impegato londinese, e un pò lo sappiamo tutti, che è che non ha visto Bridget Jones? Al punto che le stazioni della metropolitana chiudono per manutenzione perchè tanto nessuno si sogna di andare in giro. A parte noi che dobbiamo cominciare proprio dalla desolatissima Old Street Tube Station il nostro lungo viaggio di ritorno!

giovedì 29 agosto 2013

La ciurma

L'equipaggio a bordo è composto da tre membri che rispondono ai nomi di LORello (7 anni), DANese (5,5 anni) e FLAcco (2 anni e spicci), navigati lupetti di mare che hanno trascorso il mese precedente la partenza a far pratica sulle spiagge dell'Adriatico centrale.
FLAcco, a dispetto della sua giovane etá, è un grande trascinatore che inventa slogan, intona gridi di battaglia e inventa canti di esortazione che il resto della ciurma segue con foga. Molto chiacchierone sebbene intemperante e a tratti lunatico, è prezioso soprattutto per  i suoi numeri di rara comicitá che sollevano il morale quando il viaggio si fa duro e il resto dell'equipaggio mostra segni di stanchezza. Fondamentale avere sempre sottomano ciuccio e pezzetta verde, perchè ad una iterata richiesta senza soddisfazione FLAcco è capace di entrare in uno stato di prostrazione cui segue crisi di nervi difficile da sedare. 
DANese è un ottimo marinaio, esegue gli ordini senza discuterne e senza perdersi in futili negoziaioni, un esempio di grande disciplina. Ilmsuo temperamento contemplativo però lo porta a divagare e molto spesso a dimenticare gli ordini ricevuti perdendosi intorno ai suoi pensieri. Si riconosce lontano mille miglia dalla sua inconfondibile risata da gallinaccio e ha sempre l'aria di uno chepotendomavrebbe scelto viaggi pieni di comoditá, lenzuola di seta, vestiti puliti, servitori in livrea, cocktail al tramonto serviti sul bordo piscina. Meglio non dirglielo perchè negherebbe e si arrabbierebbe moltissimo. Shhhhhhhhh!
LORello è un grande conoscitore di tutti i mari ed un prezioso aiuto per la navigazione. È esperto di trucchi da lupetto di mare, come è fatto un battello o come si legge una mappa. Conduce delle ricerche sui luoghi da esplorare grazie ad una certa dimestichezza con i libri e con le guide. Affabula l'equipaggio con i racconti dei suo viaggi e con le storie lette durante le lunghe ore di navigazione.
La ciurma sta dando prova di grande collaborativitá e coraggio e adattabilitá, mostrando costante energia e buonumore ad ogni porto in cui sbarchiamo. Non ha ceduto ancora mai neanche sotto la pressione di un itinerario sfiancante, mai più di due notti in unostesso poRto. Apprezza allo stesso modo una cena al ristorante e  due fusilli olio e parmigiano della cucina dell'ostello, non mostra problemi di nessun tipo a condividere bagni o spazi con altre ciurme. Sa affrontare con pazienza anche le tappe più impegnative, ore consecutive di navigazione (da Edimbourgh a Farnborough più di sette ore consecutive con una minipausa per pranzo sulmrato di un affollatissimo autogrill, praticamente come essere seduti su una polveriera, l'insurrezione avrebbe potuto scatenarsi per il più stupido nonnulla in qualsiasi momento) o intere giornate in giro oer le cittá (qui in realtá io ho spesso trattenuto lacrime di sfinimento per dignitá e mi sono chiesta perchè invece LORO che avrebbero potuto piangere non lo hanno fatto. La risposta è fin troppo banale: loro NON hanno 40 anni!).
Chi viaggia con la nostra ciurma può contare su diverse cose, me ne vengono in mente alcune. Tpo:almeno 3 (tre) cacche quotidiane rigorosamente asincrone e lontane dalla prossima doccia prevista (in un mondo senza bidet), e quasi immancabilmente durante un pasto. In ogni caso lontane dal primo bagno disponibile. La novitá di quest'anno è "amore, fai cosí, tienila fin quando non arriviamo al ristorante/albergo/ostello/ prossimo czz di cesso pubblico". 
Tipo: non passare inosservati in quasiasi spazio pubblico che contenga avventori terzi e raccogliere, a seconda della loro etá e status, sguardi di 1) sentita condiscendenza 2) sincera empatia 3) profondo biasimo 4) acuto terrore. 
Tipo: domande. Tante domande. Di ogni tipo e su ogni soggetto, il tempo, la cucina, i fumetti, gli amici, la meccanica quantistica, la teoria dell'evoluzione e la cosmologia. Comeuna interminabile partita a Trivial Pursuit.
Tipo: gli schiamazzi. Sto provando diverse tecniche da diversi anni con risultati che definirei scoraggianti. Ho spiegato che non si riceve attenzione per il volume impresso alla propria voce ma per i contenuti di ciò che comunichiamo (approccio persuasivo). Ho sottolineato l'inefficenza del volume quando tutti giocano al rialzo aumentandolo e sovrapponendo i suoni (approccio fisico/tecnico). Ho fatto notare il sienzio negli ambienti che frequentiamo invitandoli ad unirsi al rispetto del silenzio (approccio emulativo). Ho anche ceduto alla reazione isterica (urlando) e minacciato (e poi anche seguito) punizoni corporali fin al livello dello scappellotto ben assestato.
Suggerimenti sono ben accetti!

domenica 25 agosto 2013

A tavola!

Uno dei momenti più temuti negli ultimi anni è quello in cui la mia famiglia prende posto in un ristorante. Sicuramente molto temuto dai ristoratori - categoria per la quale ho imparato ad avere gran rispetto - ma anche da noi che ci troviamo a fare delle scelte che devo mettere insieme esigenze nutrizionali, gusti personali, ricircolo degli scarti, ripensamenti dolorosi, condivisioni estemporanee, ripartizioni eque. È chiaro che la complessitá del problema richiederebbe livelli di concentrazione elevati, ma è altrettanto tristenente vero che il problema spesso viene risolto mentre si rivolgono domande ad in cameriere di un altro paese e in un'altra lingua, e tutti stanno negoziando ad alto volume i rispettivi posti, e nel frattempo hanno intempestive richieste da soddisfare (posso andare a vedere i bagni, mi metti il gioco del coccodrillo sull'iphone, come si dice "pound" in inglese?).
A questo giro abbiamo provato ad adottare un paio di contromisure per evitare il ricovero in psichiatria: i pranzi al sacco (altrimenti detti "kinke-kinke") e il giá ricordato self catering a cena.
Il pic nic nell'area anglosassone è favorito dalla presenza di aree attrezzate più o meno ovunque, tavolo e panca di legno non si negano a nessuna area di sosta. Inoltre la Scozia è talmente poco abitata che in diverse aree si parla di meno di due abitanti per km2, il che si riflette nella totale assenza di centri abitati per tratti di strada lunghissimi. A meno di non pianificare con molta cura e pecisione l'itinerario quotidiano non è affatto banale incontrare una locanda sul prorio cammino proprio all'ora di pranzo, e avere in macchina un piccola scorta di pane&companatico non è affatto una cattiva idea. Il turismo da supermarket è poi un aspetto che mi diverte sempre molto in vacanza, perchè mi avvicina al quotidiano della gente del luogo. Agli ostelli e castelli dovrei aggiungere la mappa dei Tesco e dei Cooperative, in cui abbiamo avuto modo di apprezzare le slices di prosciutto cotto e formaggio cheddar, le fragole e le arance che qui sono di stagione in questo periodo (e buonissime peraltro), i prodotti di bakery freschi, specialmente muffin e pane alle olive, ma anche biscotti digestive di ogni tipo e cracker di farina di orzo con semi di zucca da sgranocchiare in macchina.

Abbiamo ovviamente mangiato anche spesso nei ristoranti, e riscontrato che a dispetto di quanto si dice in giro sul modo in cui si nutrono i britannici, alla fine qualche aspetto interessante c'è anche qui.
Inizio con un grande escluso, perchè ad oggi non ho ancora avuto il coraggio di affrontare il tema, che è l'haggis, un insaccato che da intero assomiglia ad uno stomaco di mucca farcito e che nella realtá è esattamente uno stomaco di mucca farcito. Di interiora di pecora.
Giuro però che mi incuriosisce tantissimo, anche perchè è il piatto nazionale e Robert Burns, amatissimo poeta scozzese, gli dedicò i versi di un poema (Address to Haggis) che ogni anno viene recitato la sera del 25 Gennaio, data in cui gli scozzesi in tutto il mondo si riuniscono per celebrare la sua morte con una cena in cui l'haggis è gran protagonista.
Altra specialitá poco affrontata, e anche più terraterra per cosí dire, è il fish&chips. Alcuni di noi ci hanno provato il primo giorno ma si sono subito pentiti, facciamo che sono riusciti ad andare avanti per cinque o sei bocconi prima di essere assaliti dai primi dubbi e altri tre o quattro ancora prima di arrendersi ad un totale pentimento. La nostra vacanza non è abbastanza lunga da dar seguito all'intenzione, più volte espressa, di ritentare in futuro.
C'è poi quella storia dei Mars fritti, ma io non ci ho mai creduto davvero. Proprio i Mars, quelli cicoccolato e caramello che solitamente restano per intere stagioni negl espositori della disperazione (prodotti invenduti se non in situazioni di emergenza da capriccio bimbo al momento del conto o per raggiungere il valore target di resto in caso di pagamento con banconote di grosso calibro) poco prima delle casse dei supermercati. Quelli che anche da non fritti provocano sguardi di grande biasimo se avvistati tra le mani di un minorenne. Ebbene sí, pare che gli scozzesi li friggano prima di mangiarli, e io li ho visti anche sul menù di un negozio fish&chips.
In Scozia si usa moltissimo l'avena, che negli ultimi anni è di gran moda tra i nutrizionista e salutisti per via delle sue comprovate proprietá anticolosterolo. Quipiù che un trend gastro-salutista sembra una roba tradizionale, e viene usata in molti prodotti da forno e snack. Sono apprezzatissimi ad esempio gli oatcakes, che io adoro e di cui ho sempre tenuto una piccola scorta in macchina, ottimi come base per le tartine con salmone affumicato, il nostro aperitivo must.
Il pesce è grandissimo protagonista in Scozia, che ha una costa di tantissime centinaia di km. Usatissimo il salmone, sia fresco che affumicato, ma altrettanto famoso l'haddock, che dovrebbe essere un cuginetto del merluzzo, che viene leggermente affumicato e poi utilizaato in diverse preparazioni cotte come ad esempio le fish pie (tortini di pesce, patate e cipolle) e la famosa scullen sink, minestra nazionale servita ovunque a detta di tutte le guide, ma io chissá perchè non sono riuscita a trovarla mai. Pocomale, a quanto capisco si tratta di ricombinare gli stessi ingredienti della fish pie (invece onnipresente) in fase liquida anzichè solida.
Il pesce fresco, cosí come la carne fresca, occupa una parte minima degli scaffali dei supermercati, dove invece impazzano pietanze preparate o inscatolate di ogni tipo. Con i bambini ci siamo tolti lo sfizio di comprare pesce fresco ad Ullapool. Trovare il venditore sarebbe stato impossibile senza un opuscolo pubblicitario che la padrona del nostro cottage ci ha lasciato a casa, ma alla fine ci siamo riusciti ed è stato divertente, aveva un camioncino pieno di filetti vari e di aragoste che i bambini si sono divertiti ad accarezzare. Abbiamo preso salmone, merluzzo e haddock, quest'ultimo cucinato al latte e buonissimo.

Raramente mi è capitato di vedere macellerie nei villaggi, e il pesce fresco, cosí come la carne fresca, occupa una parte minima degli scaffali dei supermercati, dove invece impazzano pietanze preparate o inscatolate di ogni tipo. Pazzesco se si pensa che qui mucche e pecore spopolano tra pascoli verdissimi tutto il giorno, e non credo abbiano mai conosciuto un chicco di mangime industriale.
La cosa più simile ad una macelleria che abbiamo frequentato è stato un farmer market nella zona di Loch Lomond, dove abbiamo comprato bistecche di manzo, scottish pie a base di carne, uova di anatra e pane.
I dolci non li abbiamo molto capiti. Circolano improbabili camioncini di gelati, ma pochi, e nei ristoranti servono cose internazonali tipo pannecotte variegate. Francesco una sera a Skye ha preso un buonissimo dessert a base di yoghurt e miele con immancabili fiocchi di avena nel mezzo, e i bambini un paio di volte si sono avventurati in cupcakes variopinti, che a dispetto dell'entusiasmo iniziale hanno abbandonato dopo pochi bites.




sabato 24 agosto 2013

Prima sequenza di Blade Runner

È la sensazione che si prova entrando in Edimburgo nel sabato della settimana conclusiva dei tre festival che si danno appuntamento in questa cittá in Agosto (il festival di Edimburgo, il Fringe frstival e il MilitaryTattoo).

Migliaia di persone affollano la old town di mattina, mentre artisti di strada inscenano gag lungo  il Royal Mile e altrettante pullulano tra le mura del castello, rendendolo infrequentabile. 
Mi sono sentita respinta come un corpo estraneo, almeno fin quando al termine del nostro slalom tra orde di giapponesi non abbiamo guadagnato uno spazio di verde nei giardini accanto la Princess Street e li ci siamo spiaggiati per due ore bevendo the sull'erba e inseguendo scoiattoli. 

A quel punto è anche uscito il sole consolidando cosí la riconciliazione con la cittá e con rinnovato coraggio e calandoci  pomeriggio nel Fringe festival stavolta cogliendone lo spirito. Il Fringe è una falange del festival di Edimburgo storicamente legata ad un gruppo di performer esclusi dalla rassegna ufficiale che diedero inizio ad una rassegna parallela più fricchettone e più, come dire, pezzente.
A noi si è presentato come un colorato e vivace a vicendarsi di artisti di strada che ogni pochi metri tengono banco con numeri più o meno validi il cui "Gran Finale" è preceduto da una più o meno simpatica questua agli spettatori per incoraggiarli alla donazione.

Edimburgo durante il Fringe è un enorme luna park per bambini, che sono ta gli spettatori ideali di maghi e giocolieri. A Edimburgo ho iniziato a registrare i primi segni di un cambiamento epocale dalle tinte meravigliose e tragiche: i bambini reggno le fatiche del tour forzato nelle cittá bene. Benissimo. Meglio di noi.
Dove io arrancavo alla ricerca di un prato loro si rotolavano giù per i pendii, dove io volevo sfoltire la numerositá di giapponesi a colpi d mitraglia loro si infilavano spavaldi nelle stanze senza ossigeno del castello, dove io cercavo il più confortevole ristorante della cittá loro avrebbero volentieri cenato con hot dog seduti in strada guardando gli spettacoli.
Edimburgo ci mette un pò a sedurci è la nostra tappa virtualmente più lunga a questo punto del nostro on-the-road accelerato, ma è anche la prima città, e le città si sa, sanno prendersi il loro tempo per conquistare il viaggiatore.  Mi seduce il ristorante indiano in cima ad una ripida scala in cui forse abbiamo cercato più un rifugio dalla folla che del cibo, ma in cui ho mangiato il miglior cibo indano fuori dai confin indiani fino ad oggi. Mi seduce il sole che finalmente sconfigge le nubi cattive e resta li tutto il giorno, tutti i due giorni, rivelando i colori nascosti in questa cittá altrimenti grigia nella sua decandenza.
Poi c'è questa cosa, e cioè una mia velleitá di sempre. Un giorno, non so bene se in uno spazio che riuscirò a trovare in questa vita o se dovrò inventarmene un'altra, io trascorrerò lietissime ore ad architettare un design genialmente lezioso (tra l'inglese e il bavarese) del mio giardino piantandomqua, seminando la, zappettando giu, potando su. Avrò un cappello di paglia e dei guanti a fiori, saprò i nomi e le proprietá di talune qualitá rare di specie comuni (tipo la versione nuovo-zelandese del gelsomino vulgaris)  che mi farò spedire dai loro originali luoghi di nascita, saprò tempi e modi della loro coltivazione, distribuirò con generositá talee agli amici che però nei loro vasi rimarranno tristi e asfittiche destando invidia e frustrazione. 
Ecco, a Edimburgo ho iniziato a gettare le basi che mi condurranno a questo risultato, passeggiando nello splendido orto botanico in una domenica di sole slendente e fotografando i nomi di quasi tutte le piante del rock garden e del giardio di azalee.

Meritava più tempo Edimburgo, e devo averlo detto giá un'altra volta, quasi venti anni fa, quando sono andata via dopo tre giorni trascorsi insieme a Tommy nella casetta di Jenny e Michele nei loro mesi quassù. Poco male, non c'è due senza tre!

venerdì 23 agosto 2013

Hostels and castels

Dopo tanto parlarne here and there, ecco un minitour nelle due categorie di luoghi più frequentate in questi giorni.

In Scozia, come nel resto dell'area britannica, non mancano di certo opportunitá di alloggio di ogni tipo, ovunque e sempre ben segnalata la disponibilità di vacancies. Per quanto riguarda gli ostelli, noi ci siamo appoggiati principalmente alla catena SYHA (Scottish Youth Hostel Association) che è quella ufficiale e che ha diverse strutture di proprietà o affiliate. Hanno tutti regole piuttosto rigide sugli orari e sull'utilizzo degli spazi in comune e si ha sempre un'impressione di grande civiltá. Tutti rassettano con diligenza la cucina asciugando le stoviglie dopo averle lavate, e utilizzano i taglieri secondo un codice di colori ben preciso. Ci sono mille fornelli, millioni di pentole, tazze di tutte le misure e sempre un certo assortimento di "free food" come caffè, olio, zucchero e ovviamente the. Self catering a parte dispongono sempre di servizi di ristorazione minima, colazione continentale o cena di dubbia affrontabilitá, e comunque su prenotazione anticipata. Il costo dipende dal tipo di sistemazione, nel nostro caso una stanza familiare (e con bagno condiviso) tra le 50 (tubo!) e le 100 sterline.
Esistono anche delle alternative indipendenti appartenenti ad altre reti. Noi abbiamo dormito in un ostello SIH (Scottish Indeoendent Hostel) sull'isola di Skye e ci siamo trovati mediamente bene anche lì.

Loch Lomond (Crianlarich): SYAH hostel
Situato in un bel posto all'inizio di un boschetto con un torrentello che gli passa attorno, è carino e ben tenuto. La nostra era una camerata da sei piuttosto grande con tre letti a castello e un lavandino (come si usa da queste parti).
Cucina gigante molto comoda a sala ristorante  accogliente e spaziosa. Un bel salotto in cui i bambini hanno passato il tempo a costruire la pista in legno delle biglie. Flavio ha molto apprezzato il trenino Tomas in miniatura. Così tanto che da quel giorno non se ne è mai separato...

Loch Ness: Bearnock Country Centre Glen Urquhart
Tubi di legno a parte, che sono una sistemazione più o meno equivalente ad un campeggio, inclusa la bella integrazione nella natura sulla riva di un ruscelletto carinissimo, si compone di una struttura centrale (cucina media, sala da pranzo e salotto e bagni), e diversi bungalow in legno che sono le stanze. Non abbiamo idea di come siano le camere perchè quando il secndo giorno il gestore ci ha offerto di spostarci c'è stato un ammutinamento da arte di Lolli che non ne ha voluto sapere. Del resto spostare tutte le nostre cose per una sola notte non aveva gran senso e dunque siamo rimasti nel nostro bel tubo!

Tongue: SYAH hostel
Loch Ness (Glen Urquhart): SYAH Bernock Country Center
Bello bellissimo, un altro rimpianto per non esserci fermati una notte in più a Tongue. Abbiamo avuto una camera molto spaziosa con letto matrimoniale a castello (!) e camino e scrittoio, in una struttura incantevole affacciata sul kyle. La cucina era grande e tenuta benissimo, e c'era un bagno unisex che era una gioia, confortevole come quello di casa mia.
Solo al mattino, andando via, mi sono accorta del salotto con divanetti che la sera prima non avevo notato, doppio rimpianto quindi sigh! Dal punto di vista economico beh, niente male, abbiamo pagato 100 sterline a notte che è esattamente uguale al cottage di Ullapool, ma mi resta il sospetto che il cottage di Ullapool sia stata l'eccezione, e non il contrario.



Skye: SIH Broadford Backpacker
Il più fricchettone e diciamo bohemiene, gestito da una combriccola di argentini pure un pò zozzi e casinari (falò notturni e bivacchi vari). Ha un salotto molto carino e pittoresco al primo piano, proprio fuori dalla nostra stanza in cui i bambini hanno passato parecchio tempo con un gioco di biglie.
Cucina così così, piccola e con poco spazio per dispensa. Sala da pranzo pure, insomma. La nostra stanza concepitaper 4 e con un letto aggiunto era in effetti davvero piccolissima, ma tutte la camere hanno una finestra a lucernaio sul soffitto che è un incanto.

Eccoci al capitolo castelli, una specialitá nazionale, con i duemila e più tra fortezze ben preservate (quelli interi con le stanze!) e ruderi con pochi muri manc troppo interi spersi nella brughiera (modello Highlander-ne-resterá-solo-uno). Alcuni li abbiamo scelti perchè imperdibili, altri perchè c'era una bella foto da qualche parte e altri ancora ci hanno scelto loro, proponendosi all'improvviso sul nostro cammino. 
Ecco qui il nostro itinerario di casteli nelle Highlands.

Stirling/Loch Lomond
Stirling Castel
Grande e ben preservato, di quelli con le stanze. Piaciuto moltissimo ai bambini che potevano gironzolare qua e la tra cucine ricostruite e cortili con cannoni. 
È stato il nostro battesim del castello, e anche solo per questo avrá un post speciale nei miei ricordi...


Loch Awe
Kilchurn
Questo aveva la foto su Meridiani che era così bella che non ho potuto esimermi dall'andare a cercarlo. si tratta di rovine cui si giunge con una passeggiata di una ventina di mnuti nella brughieraa, sull'estremitá settentrionale del Loch Awe.
Vale la sosta, o la breve deviazione per chiunque si trovi sulla sponda occidentale di Loch Lomond e si allontani viagga do verso nord. Altre attrazioni del luogo sonomuna centrale idroelettrica con visitor centre attrezzato con tour interattivo , e una bella Kirk (chiesetta) in pietra affacciata sul lago

Loch Ness
Urquahrt Castle
Rovinenanchenqueste, distribuite su una grande area con bellissima vista sul lago, ideale per avvistare mostri. I bambini hanno giocato sulle palle di pietra della balestra e scorrazzato ovunque sui prati, visto che di muri ne sono rimasti ben pochi. Quel giorno in esclusiva un arcobaleno intensissimo si è tuffato nelle acque del lago lasciando tutti a bocca aperta!

Tra Ullapool e Lochinver
Ardvreck Castle
È del genere "rovine su cui ci ai può arrampicare", i preferiti dei bambini e un pò meno di Francesco che si muove Flavio-in-spalla. Lo abbiamo incontrato per caso mentre eravamo diretti verso Lochinver e Point of Stoer, alla ricerca di uno dei tanti fari sulla costa progettati dal nonno di Louis Stevenson (quello dell'isola del tesoro).
Si trova nelle acque scintillanti (c'è sempre scritto cosí sulle guide, si vede che quel giorno c'era un raggio di sole) del Loch Assynt, ed è una gradevole sosta che vale la pena fare.

Skye island
Dunvegan Castel (e Coral Bay)
Doveroso associare i due luoghi e le due gite, e se c'è il sole, come è capitato a noi, vale la pena prevedere una intera giornata quaggiù.
Il castello è anche carino assai, ma mi pare di capire che diverse parti sian ancora in uso della famiglia McLeod, dunque la parte visitabile è piccolina, e non varrebbe i 27 pound (gruppo famiglia 2 adulti e 3 bambini) se non fosse per i suoi giardni strepitosi tenuti meravigliosamente, nulla da nvidiare ad un orto botanico di tutto rispetto.
Abbiamo approfittato del prato-moquette nel "round garden" per il nostro Kinke-kinke quotidiano.
Qui abbiamomfatto la conoscienza con il terribile moscerino delle Highlands, bianco e quasi invisibile ci si accorge della sua presenza perchè l'aria sembra essere urticante. Pare che pur essendo erbivoro abbia bisogno dinuna minima quantitá di sangue animale per deporre, il bastardo, e a distanza di giorninio ancora porto le conseguenze deglimassalti subiti.
Coral Bay è una specie di controsenso paesaggistico, una svista ambientale che consiste in una piccola insenatura di sabbia bianca su acqua lmpidissima nel bel mezzo di un kyle dai ciottoli scuri, circondato da prati e brughiera.
Tutta la giornata a ben pensarci è stata un paradosso, compreso il sole splendente che per tutto il giorno non si è mai lasciato coprire a una nuvola.
Coral Bay bisogna meritarsela e in fondo anche abbastanza a buon mercato, una passeggata semplice di quasi 2 km nella brughiera satura di acqua che trasuda dalla terra e dalla roccia come per magia schiude la vista su questo paradiso quasi tropicale alla stessa latitudine della Lapponia. Bello il pomeriggio in cui i bambni hanno finto di essere di nuovo al mare e giocato con sabbia e sassolini mentre io prendevo il sole sul solito tappeto di erba morbidissimo.

Tongue
Castle Varrich
Rovine trecentesche, pochi mattoni e muri in realtá, ma una bella passeggiata per arrivare in quota e uno scenario mozzafiato sul kyle, da vertigini come spesso capita da queste parti. Il sentiero parte dalla cabina telefonica di Tongue, non ci si puó sbagliare!

Dornie 
Eilean Donan
Ci siamo arrivati all'inizio del nostro viaggio da Skye a Edimburgo, in una mattinata nuvolosa in perfetta sintonia con la malinconia di questo luogo, cui si giunge attraversando un bel ponte di pietra. Castello fotografatissimo in tutte le cartoline, di quelli con le stanze arredate e le cucine ricostruite.

lunedì 19 agosto 2013

Loch qua e Loch la: Middle Highlands

Ho realizzato oggi che siamo in chiusura della nostra prima settimana in marcia, intervallo di tempo importante perchè segna il giro di boa tra un viaggio non ancora iniziato, in cui non si ha ancora molto da dire al di la di un elenco di luoghi e situazioni ancora slegato
 e senza un filtro o una prospettiva, e uno in fase di maturazione in cui si inizia a sentire l'urgenza di catturare e fissare il legame tra le esperienze prima che sia troppo tardi e sia tempo di ripartire lasciandosi dietro un ricordo che non è stato maturato sul luogo e che sará poi difficile stagionare al ritorno.
Una volta ho letto un articolo in cui l'autrice raccontava che la sua insegnante di scrittura creativa apriva il suo corso con una domanda ai suoi allievi: perchè scrivete? e che alle numerose cervellotiche che seguivano lei replicava che al di la di ogni motivazione proposta, la vera ragione è la consapevolezza di essere letti. Mi sono chiesta diverse volte perchè scrivo e soprattutto perchè scrivo esclusivamente durante i viaggi. È sempre più difficile trovare il tempo e la concentrazione per farlo, e sempre più faticoso concentrarmi per raccogliere le idee da fissare su queste pagine, tanto da esser stata tentata di lasciar perdere e di lasciare che siano le immagini a parlare al mio posto. Mi sono detta  che difficilmente varrebbe la pena spremere alla mia giornata i momenti dedicati alla scrittura  (ma ancora di più a raccogliere le idee da scrivere) se l'obiettivo è solo quello di raggiungere un Ipotetico Lettore. La veritá è che scrivere è l'epilogo di un processo di maturazione  del viaggio, non solo nella sua dimensione geografica e didascalica, ma anche e soprattutto nei numerosi altri aspetti che l'accompagnano: come ci siamo preparati, cosa abbiamo mangiato, che slogan ci siamo inventati, come stiamo evolvendo come famiglia, che barriere stiamo abbattendo e quali altre stiamo alzando. Sono poche le buone occasioni per fare dei bilanci perchè per farlo occorre prender le distanze da una quotidianitá che appiattisce le differenze, e il viaggio, qualsiasi viaggio, è un'occasione che vale la pena darsi e che non dovrebbe essere sprecata.
Stasera siamo in una tappa preconclusiva del giro delle Highands, dopo aver battuto tutti i possibili punti cardinali terminali di questa isola e dell'Europa (il punto erroneamente considerato per anni quello più a Nord della Gran Bretagna, il punto che poi si è scoperto essere quello DAVVERO più a nord della Gran Bretagna, il Capo più ad Est delle Highlands settentrionali isole escluse,  quello con le maree più insidiose, e chi piú ne ha piú ne metta, il mondo è semore ansioso di  georiferire dei primati) siamo al sicuro in un delizioso cottage a Ullapool, cittadina portuale sulla costa nord occidentale, per noi rampa di lancio verso l'isola di Skye, dove approderemo dopodomani e che chiuderá il nostro giro delle Hignhlands, strappandoci alla brughiera  per riproiettarci nella dimensione urbana, Edimburgo prima e Londra infine.
Stasera mi sento piena di esperienze che cercano di unirsi tra di loro come gli ingredienti del fish cake con l'haddock, quella specie di merluzzo affumicato che qui ti trovi in ogni minestra, tanti sapori decisi che insieme si compensano (annullano?!) fondendosi in un unico oggetto che non si riesce a capire - a parteil sapore affumicato- che sapore ha.
Siamo entrati nelle Highlands un pomeriggio dal castello di Stirling calandoci nella dimensione cavalleresca all'inizio del nostro percorso che se ci ripenso era solo cinque giorni fa ma giá ho nostalgia.
 
Di Loch Lomond ricorderemo il pic nic al parco giochi, una gita in bicilcetta mancata per colpa della pioggia e la crociera sul battello verso la sponda orientale con tanta pioggia a Balmaha.
Loch Lomond è un tranquillo luogo di villeggiatura ideale per iniziare a prendere le distanze dalla vita che ci siamo lasciati alle spalle quando siamo saliti sul nostro volo Ryanair.
Usciti da Loch Lomond abbiamo seguito il percorso che risale il Caledonian Canal da Loch Lomond e Loch Awe, fino ad Inverness in cima al lago di Loch Ness. Il canale fu realizzato cucendo assieme con una serie di chiuse , i laghi che si allungano tra sud ovest e nord est tra Fort Williams e Inverness. Avrebbe potuto diventare famoso quasi come Suez non fosse stato per la sfiga colossale che in quegli anni fece costruire navi piu grandi che non riuscivano piu a passare nei tratti piu stretti.
Una crociera di non so quale regina non so quant tempo dopo gli ha restitutio un riflesso di gloria ed ora è perlomeno ricordato su un capitolo della Lonely Planet.
Nelle Highlands centrali bbiamo condiviso tempi e spazi con gruppi in pullmann provenienti da ovunque in Europa e con nostri connazionali in  grandi gruppi o piccole famiglie, apparentemente molto concentrati nel loro giro della Scozia=Edimburgo+ dintorni=8 giorni incluso volo A/R.
A tal proposito, e per uscire fuori da questa mia solita spocchia da turista sopra le righe, dico che ci sono almeno due categorie di viaggiatori per cui nutro rispetto e riverenza ogni gorno quando li incontro: 1) i camperisti che vengono da lontano, il loro dignitoso contegno quando cedono il passo su una delle strette strade ad una corsia e tutti i chilometri di strada accumulati che sembrano precederli al loro passaggio e 2) i camminatori nelle loro eleganti tenute ultra tecniche con il fango e la polvere e gli abiti appesi la sera in una drying room di un ostello di montagna, le loro zuppe in scatola microondate alla sera e i loro cereali con frutta (ma anche uova e salsiccia) al mattino.
Nelle Highlands centrali e meridionali abbiamo capito che il meteo in Britain (at least in this season) non è cosa di cui doversi preoccupare piû di tanto tantomeno darsi la pena di seguire sul weather forecast.  Gi inglesi lo sanno bene e si dice che invitino lo straniero deluso dal meteo della giornata a...ritornare più tardi!. Hanno ragione, perchè come in una specie  di paradosso meteorologico abbiamo avuto gornate piovose risolversi in sprazzi di sole ad ogni pic nic, passeggiata, visita a ruderi, crociere in battello. Abbiamo visto un arcobaleno bellissimo sul lago di Loch Ness nell'intervallo di tempo fra due piogge, e abbiamo assistito con i nostri occhi al fenimeno di un raggio di sole che tocca una vallata e la fa esplodere in mille colori.

Abbiamo capito che Nessie ha scelto proprio questo lago perchè sa diventare grigio e minaccioso sferzato da venti potenti, sa spaventare e mettere in fuga alla svelta  i visitatori indesiderati  rendendolo l'abitazione ideale per un drago temibile e schivo.
Inseguendo  una bella foto su una pagina di Meridiani siamo andati a cercare il castelo di Kilchurn sul piccolo lago di Awe, e ne siamo stati più che lieti, perchè dopo una bella passeggiata nella brughiera siamo giunti tra le rovine di questo luogo incantato. Sulla via del ritorno abbiamo visitato anche la piccola e deliziosa chiesa sul lago, che chissá perchè non viene ricordata in nessuna guida.
A Loch Ness ci siamo lasciati suggestionare dalla leggenda, e abbiamo passato il tempo a sondare il lago per vere emergenre Nessie. Abbiamo seguito un validissimo consiglio della Guida e percorso la strada sul versante occidentale, fermandoci a Dores per vedere se davvero la locanda è bella come si dice. E lo è, appogiata in un luogo bellissimo su una spiaggia ciottolosa, vicino al camper dove vive e opera il massimo esperto di draghi lacustri della regione, una specie di pazzo che vende statuette d terracotta e belle storie.

Abbiamo lasciato Loch Ness a malincuore perchè anche noi come tutti un pó ci speravamo, e invece niente, abbiamo dovuto dire arrivederci a Nessie, dirci che non è di certo finita qui, torneremo, oh sí che torneremo!