sabato 21 settembre 2013

Lonely tourist

Ho sempre pensato che non mi sarei sentita a mio agio a viaggiare da sola. Non soltanto temevo le scelte cruciali, di direzioni, di strade e mezzi di trasporto, ma anche mi immaginavo una mestizia da assenza di compagnia, pensavo di mal sopportarla e che alla fine della fiera mi avrebbe guastato il gusto del viaggio.E invece fin dal check in a Fiumicino ho cominciato a sentirmi un po più leggera, e man mano che le ore passavano era come se mi stessi liberando di una zavorra. Alla conferenza ho conosciuto persone potenzialmente frequentabili per un paio di serate, eppure non ho sentito il bisogno di fare cricca, anzi appena possibile mi sono defilata.Mi sento al contempo compiaciuta per come mi sto godendo questa indipendenza, e un  po spaventata per il deterioramento della mia vena sociale.La verità, applicando un po di indulgenza verso me stessa, é che io sono sempre circondata da troppe persone, troppe domande, troppe esigenze ed urgenze, troppe voci e rumori. Sempre, tutti i giorni e tutte le ore io sto facendo qualcosa per far quadrare la mia giornata o sto pensando intensamente alla migliore concatenazione di cose per far quadrare la mia giornata.Il tempo di cui sto disponendo qui è come un  dono, una possibilità che non avevo capito all'inizio ma che mi ę chiarissima adesso, mi sento euforica ogni volta che realizzo di non  dover fare i conti con nulla e patteggiare con nessuno se decido di infilarmi in un  caffè di un  cortile in un hutong in cui sono capitata per caso perché avevo una meta e poi ci ho ripensato.E mentre indugio sul profumo del jasmine tea mi accorgo che ci sono degli occidentali al tavolo vicino il mio, di quelli che non sopporto, i quarantenni superalternativi e apparentemente molto inseriti, che chiacchierano con malcelata condiscendenza con la gente del luogo e si sentono tanto backapcker senza frontiere e senza barriere, peccato che scelgano sempre posti leccatissimi, dove la Cina (ma si applica ad ogni luogo) si é data una ripulita e un'addobbata per piacere esattamente a turisti come loro.Quando invece ti mescoli tra la gente nei posti veri non li vedi questi turisti, perché loro si fidano solo della Lonely Planet e dunque li troverai sempre e soltanto nel locale a pagina 45 o nella locanda del capitolo 8.Va anche detto che il carattere fenologico occidentale qui è parecchio disperso a prescindere dalla numerosità dei turisti presenti. Ho incontrato un significativo numero di turisti europei o nordamericani soltanto al Lama Temple, e comunque pochi,  e comunque non appena si esce da un luogo di accumulo ci si duluisce noialtri, con l'inesorabilità di una goccia di inchiostro nell'oceano. Loro sono davvero troppi.Ecco , sono ormai entrata nella seconda metà della mia domenica pechinese, domani mattina si riparte e dunque non mi resta molto tempo, devo fare delle scelte e visto che sono sola e non devo discuterne con  nessuno decido in autonomia che NON visiterò la Città Proibita, ecco, e visto che sono pur sempre piena di legami, anche se per ora tutti dall'altra parte del pianeta terra, sento già le voci di biasimo e già penso a come giustificare questa scelta sovversiva. La verità è che banalmente ho avuto voglia di non prendere un  taxi stamattina, e sono andata alla fermata della metropolitana per raggiungere il Lama Temple. Poi uscita da li ho avuto voglia di camminare, e mi sono diretta verso i laghi a Shichahai per nessuna ragione particolare, solo perché da lì poi avrei deciso se tirare verso la Forbidden City o se lasciarmi abbordare da un risciò per un giro negli hutong e poi dedicarmi allo shopping, ho un conto in sospeso da ieri, perchè ho indugiato nell'intrico degli hutong del quartiere di Xuangwo  e ho perso l'ultima ora utile per acquistare un quadro in uno dei bei negozi di materiale per la calligrafia.E' successo poi che mentre ero in modalità marcia, stavolta anche con auricolari e Ipod, sul vialone che mi serviva per raggiungere i laghi, ho notato un vicoletto pieno di gente e non me lo sono fatto sfuggire. Mi sono pure sentita in colpa perché seguendo questo impulso mi si sarebbe ristretto il campo delle scelte, o shopping o città Proibita, ma poi una forza irresistibile ha deciso al mio posto ed ę per questo che mi ritrovo in  questo cortile di questo hutong con questo tea al gelsomino e a decidere cosa farò del resto del pomeriggio.L'infrequentabilità delle città alla domenica è uno dei miei cavalli di battaglia. Un turista la Domenica la teme perchè il rallentamento delle attività sociali fa subito immaginare i pranzi in famiglia che si stanno preparando dietro le porte cihiuse e che fanno arrivare in strada profumo di ragù e arrosti, mentre lui si trascina in cerca di almeno un negozietto aperto o un ristorante cui sia rimasto un tavolo, ed è pura benzina sul fuoco della nostalgia, che sempre è in agguato in qualche angolo dell'anima del viaggiatore.A Pechino questo rischio non si corre, la domenica è un casino esattamente come tutti gli altri giorni, metropolitana affolla come a Londra nell'ora di punta, cibo in strada ristoranti  negozi aperti, gente affaccendata in occupazioni simili a quelle infrasettimanali, e mi confondo contenta tra le moltitudini, compro il mio dipinto e vado ad aumentare il già desolantemente alto numero di turisti al Silk Market, dove vorrei comprare tutto tutto ma è sera ormai, anche per questo, come per la Città Proibita, ci vorrà un altro viaggio.

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