Il pensiero martellante in queste prime ore pechinesi ė sempre lo stesso: troppo tempo che manco dalle scene asiatiche, troppo tempo che non mi sento così tanto confusa e tanto fuori contesto che mi sembra che potrei svanire da un momento all'altro. Ho realizzato in poche ore, anzi in pochi istanti dopo il controllo del passaporto in aeroporto che, mi sono di sentita orfana, in questi anni, della bella sensazione di dissoluzione e di continua fascinazione Ę stato sufficiente guardare i pannelli di legno intagliato in aeroporto per sentire di nuovo il richiamo e la repulsione, jing e Jiang, profumo di cibo cucinato i n strada e odore di fogna dalle tubature, le fronde dei salici dondolate dal vento di una sera di fine estate e la negoziazione estenuante di una corsa in risciò. Essere arrivata qui da sola con un volo della China Airlines che non so neanche quanto é costato e un voucher per un albergo in cui ho un a stanza gigantesca che ridondante tutto, luci bagnoschiuma dentifrici sedie e asciugamani e pure la bilancia pesapersone, in un vago sentore di riso saltato, avere il programma di una conferenza di tre giorni e tre bambini lasciati a casa, non riduce di molto l'euforia e l'attrazione, non mi scoraggia neanche esco essere sola e con 10 ore di volo intercontinentale nel mio passato recente, esco a dare un'occhiata in giro e mappa alla mano salgo sul primo taxi.Devo quasi darmi un pizzico per credere che davvero che sono a piazza Tien en men (e mi sorprendo a pensare "ma tu guarda dove cazz mi trovo"), e passeggio al buio in un vialone solitario con questo fruscio costante di rami di salice mossi dal vento pensando che forse on dovrei andare in giro al buio in un viale solitario nei paraggi di Tien em men, e dunque mi infilo in un ristorante niente male dove ordino crispy duck e insalatina con le noci che mangio facendo volteggiare con grande destrezza le bacchette fino a raccogliere l'ultima piccola noce, ho fatto un figurone, santo ristorante cinese sotto casa e tutti i servizi di bacchette che teniamo nel cassetto.Fuori C'é una bellissima luna, e non é semplicissimo fermare un taxi, per cui mi godo lo spettacolo di tanti tantissimi cinesi armati di cavalletti che fotografano chissà perché il nostro bel satellite, con la Canon, non con un telescopio stellare, e va bene, mi convinco anche io e la fotografo con il Samsung Galaxy, vediamo chi sta messo peggio...Inizia cosa questa parentesi orientale tutta mia, vediamo cosa riesco a farne e quanto riesco a dribblare l'intenso programma di presentazioni inutili per ritagliarmi qualche ora a spasso, anteprima di un viaggio che intendo cominciare a progettare due minuti dopo il mio ritorno fra a casa fra (troppo) pochi giorni.
Nessun commento:
Posta un commento