lunedì 23 settembre 2013

About China

La percezione della Cina da parte degli Europei rischia di essere talmente politicamente scorretta da doverne censurare almeno la metà degli aspetti, prima di poterne scriverne qualcosa.Pechino dal vivo conferma alcuni luoghi comuni e ne sconferma altri, e inoltre, come è normale che sia e come capita frequentemente alle grandi città, riserva il meglio del suo fascino a chi è disposto a lasciarsene affascinare.I cinesi di Pechino sono profondamente irritanti perchè non parlano l'inglese. Non solo non parlano l'inglese, ma si sforzano pochissimo di trovare un linguaggio comune e sembrano avere l'aria di biasimarci perchè NOI non parliamo cinese. Dal punto di vista geopolitico ha del senso, chi cazzo siamo noi due gatti per chiedere a loro di parlare una lingua Europea? Dal punto di vista di chi deve prendere un taxi però è profondamente frustrante.Sul tema taxi poi avrei altro da dire. Ce ne sono decine e decine, moltissimi occupati (da cinesi). Anche quelli liberi non sembrano morire dalla voglia di caricarti a bordo e spesso ti passano oltre senza riguardo alla tua disperazione di turista sola e sperduta. Grrr.Una volta a bordo è totalmente fuori discussione ogni forma di conversazione ovviamente, da dimenticare dunque non solo la classica chiacchierata sul tempo, il calcio e Berlusconi (e questo va bene) ma anche dettagli sulle aspettative di raggiungimento dell'aeroporto in caso di ingorgo.I cinesi a Pechino non hanno un buon odore. ecco l'ho detta, la cosa più scorretta di tutte. In ogni caso traspirano aglio, tanto aglio, e comunque anche la pulizia personale non sembrerebbe essere una priorità, a giudicare dall'odore. Poi i cinesi di Pechino (come gli indiani di Dehli, i birmani di Yangoon etc) espettorano in continuazione. per strada e in macchina, una vera tortura da sentirsi e da vedersi.I cinesi di Pechino devono amare molto camminare, o comunque devono esserci molto abituati. A me camminare piace, ma a volte mi sono sentita  nel mezzo di una maratona, per strada quando avevo bisogno di arrivare alla fine dell'isolato per raggiungere un ristorante che avevo visto passando, poi per arrivare alla metro, poi alla stazione della metro per passare dalla linea 4 alla linea 1. All'aeroporto per raggiungere il mio gate. Addirittura la National Convention entre percorrere i corridoi era una piccola performance atletica.D'altrocanto questa Cina è molto più tradizionale e molto meno dozzinale di come siamo abituati a vederla dall'interno dei bazar tutti uguali che stanno dilagando nelle nostre città, e che non hanno nessun corrispondente in Pechino.Qui c'è un kitsch molto più raffinato, fatto di oggettistica e utensileria con pupazzetti tipo manga che sembra di stare in un cartone animato. I pupazzetti sono ovunque,, sulle matite e le boccette di profumo ma anche sulle insegne pubblicitarie e sui cartelli stradali.Il cibo nei ristoranti ricalca lo schema e l'assortimento dei loro equivalenti italiani, ma la cucina qui è molto più buona, e io poi adoro il servizio asiatico, che non rispetta di certo le regole delle nostre scuole alberghiere ma è intriso di una tradizionale riverenza per l'ospite, cui il cibo viene servito già tagliato in piccoli bocconi a prova di bacchetta anche per i bambini (e per i turisti meno esperti), il denaro si porge con due mani.Ci sono anche ottimi cibi che possono essere acquistati in strada con una spesa irrisoria. Io ho avuto modo di provare dei dolcetti tipo muffin morbissimi e deliziosi, e dei paninetti al sesamo croccanti e profumatissimi.La città può essere grigia, ma nei miei due giorni dole il cielo era terso e la mia impressione è che l'inquinamento, il livello di rumore e il traffico di Piazzale Morelli restano insuperati in qualsiasi grande incrocio pechinese.Ci sono aspetti della municipalità che devono farci riflettere, noi romani compiaciut della nostra occidentalità e sempre vagamente condiscendenti verso tutto ciò che sta ad est dei nostri pregiudizi. La metropolitana a Pechino è meglio di quella di Roma, ad esempio. E si sa che ci vuole poco, ma forse non si sa che Pechino ha 5 linee metropiltane che sembrano funzionare bene per quel poco che le ho frequentate. I binari sono protetti da pannelli di resina che si aprono in corrispondenza delle porte del treno, una volta che questo si ferma in stazione. E quando non ci sono i pannelli c'è la solita miliziana (ogni pubblico impiegato ha un'aria marziale qui) che mette in fila tutti simulando l'esistenza del pannello.Non ci sono scritte sui muri a Pechino, e dove non c'è un forte odore di fogna (credo, non sono riuscita a capire che odore sia) la città è pulita perchè ci sono sempre varie figure che passano a raccogliere eventuali rifiuti lasciati in giro. Le signore del Convention Centre entravano mi seguivano in bagno con i loro strumenti del mestiere in un bel cesto di vimini, per cancellare ogni traccia del mio passaggio in diretta.Mi è piaciuto stare qui, mi sono sentita accolta da questa città, considero questa parentesi un buon modo di riprendere i contatti, abbiamo un paio almeno di partite  aperta Pechino ed io, tornerò, la prossima volta in buona compagnia.

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