In India tutto sembra un contrattempo e se ci si sofferma sulla catena di malintesi, imprevisti e cambi di programma in cui si inciampa dall'istante in cui si atterra, si rischia di tornare indietro senza aver colto almeno qualcuna delle tante preziose opportunità.
In effetti è così per ogni viaggio, ma molto di più per un viaggio in Asia, e più che mai per la prima volta di un viaggio non organizzato in India.
L'India però è un po come una malattia infettiva, se l'hai contratta in passato ci sono buone probabilità di sviluppare un' immunità duratura ed essere in grado anche a distanza di anni di opporre una vedica compostezza al disperante carosello di rumori, odori, colori e conquistare la condizione karmika in cui l'imprevisto non destabilizza e si resta concentrati sui propri piani quel tanto che basta per riuscire a prendere il volo del ritorno lasciando aperta la porta all'affabulazione.
All'arrivo a Chennai ad esempio avevamo deboli aspettative che qualcuno ci venisse a prendere per portarci a Mamallapuram, e quando dopo qualche telefonata abbiamo in effetti appurato che nessuno sarebbe arrivato in quanto l'ipotetico driver della guesthouse era tutt'altro che a Chennai abbiamo semplicemente colto una delle diecimila opportunità di taxi e negoziato il viaggio con sosta a Kanchipuram.
La reazione anticorpale al disordine indiano ha tardato un po ma poi è arrivata, c'è stato solo bisogno di cambiare pelle per adattarsi al clima tropicale dismettendo gli abiti del viaggio intercontinentale per indossare sandali e magliette da poco archiviati nel cambio stagione, di recuperare il sonno con attacchi di narcolessia in macchina, al ristorante, ovunque e dodici ore di fila la prima notte per sincronizzarsi con l'ora locale, di ricordarsi come si fa a prendere le distanze dal carosello di odori e rumori nelle strade per non esserne definitivamente e irreversibilmente sopraffatti.
Le solite 24 ore insomma, per superare il senso di estraneità e scoprire che ci si sente doppiamente fortunati per avere per la seconda volta la possibilità di visitare questo paese.
In effetti è così per ogni viaggio, ma molto di più per un viaggio in Asia, e più che mai per la prima volta di un viaggio non organizzato in India.
L'India però è un po come una malattia infettiva, se l'hai contratta in passato ci sono buone probabilità di sviluppare un' immunità duratura ed essere in grado anche a distanza di anni di opporre una vedica compostezza al disperante carosello di rumori, odori, colori e conquistare la condizione karmika in cui l'imprevisto non destabilizza e si resta concentrati sui propri piani quel tanto che basta per riuscire a prendere il volo del ritorno lasciando aperta la porta all'affabulazione.
All'arrivo a Chennai ad esempio avevamo deboli aspettative che qualcuno ci venisse a prendere per portarci a Mamallapuram, e quando dopo qualche telefonata abbiamo in effetti appurato che nessuno sarebbe arrivato in quanto l'ipotetico driver della guesthouse era tutt'altro che a Chennai abbiamo semplicemente colto una delle diecimila opportunità di taxi e negoziato il viaggio con sosta a Kanchipuram.
La reazione anticorpale al disordine indiano ha tardato un po ma poi è arrivata, c'è stato solo bisogno di cambiare pelle per adattarsi al clima tropicale dismettendo gli abiti del viaggio intercontinentale per indossare sandali e magliette da poco archiviati nel cambio stagione, di recuperare il sonno con attacchi di narcolessia in macchina, al ristorante, ovunque e dodici ore di fila la prima notte per sincronizzarsi con l'ora locale, di ricordarsi come si fa a prendere le distanze dal carosello di odori e rumori nelle strade per non esserne definitivamente e irreversibilmente sopraffatti.
Le solite 24 ore insomma, per superare il senso di estraneità e scoprire che ci si sente doppiamente fortunati per avere per la seconda volta la possibilità di visitare questo paese.
Nessun commento:
Posta un commento