Una cosa che ricordo dal primo viaggio in India dieci anni fa è che nei rituali di presentazione ci venivano rivolte sempre le stesse tre donande: siete sposati? Da quanti anni? Quanti figli?
All'epoca la cosa mi divertiva perché il fatto che fossimo sposati da più di tre anni e non avessimo figli provocava una reazione di
malcelato stupore, e mi stupiva perché sembrava normale che potessimo girare il mondo lasciando a casa un numero imprecisato di bambini.
La suggestione spirituale che si e impossessata di me dopo una settimana di vagabondaggio nei tenpli tamil fa apparire queato ritorno con tre bambini a distanza di anni come un segno di qualche disegno di Shiva, ma la verità è che essere una famiglia occidentale a zonzo in India aggiunge un pizzico di ebbrezza al viaggio.
Alcune cose ci accadono solo perché siamo chiari di pelle, vestiti da turisti, abbiamo a volte l'aria spaesata e rappresentiamo qualcosa di esotico. Le donne ci toccano, più volte nella giornata ci chiedono "bitch country? " spesso in inglese stentato, le bambine mi incollano gli occhi addosso analizzando rapite le nostre differenze nel fisico, nelle pettinature, negli abiti.
Ma il vero spettacolo è la considerazione riservata ai bambini, specialmente Flavio che è più piccolo e dall'aspetto più
grazioso un po rotondetto e biondino. Ci divertiamo a contare quante carezze, buffetti, strapazzamenti, richieste di nome e foto realizza durante il giorno.
In quanto famiglia in generale ci capita spessissimo di essere accerchiati da gruppi di persone che vogliono fare foto con noi o che ci chiedono di scattargli foto per il solo gusto di guardarle una volta sullo schermo della Canon, visto che non avremo modo di condividerle.
Mi fa troppo ridere l'idea che appariremo negli album di famiglia di chissà quanti tamil, e con chissà quali leggendari racconti da tramandare tra generazioni!
All'epoca la cosa mi divertiva perché il fatto che fossimo sposati da più di tre anni e non avessimo figli provocava una reazione di
malcelato stupore, e mi stupiva perché sembrava normale che potessimo girare il mondo lasciando a casa un numero imprecisato di bambini.
La suggestione spirituale che si e impossessata di me dopo una settimana di vagabondaggio nei tenpli tamil fa apparire queato ritorno con tre bambini a distanza di anni come un segno di qualche disegno di Shiva, ma la verità è che essere una famiglia occidentale a zonzo in India aggiunge un pizzico di ebbrezza al viaggio.
Alcune cose ci accadono solo perché siamo chiari di pelle, vestiti da turisti, abbiamo a volte l'aria spaesata e rappresentiamo qualcosa di esotico. Le donne ci toccano, più volte nella giornata ci chiedono "bitch country? " spesso in inglese stentato, le bambine mi incollano gli occhi addosso analizzando rapite le nostre differenze nel fisico, nelle pettinature, negli abiti.
Ma il vero spettacolo è la considerazione riservata ai bambini, specialmente Flavio che è più piccolo e dall'aspetto più
grazioso un po rotondetto e biondino. Ci divertiamo a contare quante carezze, buffetti, strapazzamenti, richieste di nome e foto realizza durante il giorno.
In quanto famiglia in generale ci capita spessissimo di essere accerchiati da gruppi di persone che vogliono fare foto con noi o che ci chiedono di scattargli foto per il solo gusto di guardarle una volta sullo schermo della Canon, visto che non avremo modo di condividerle.
Mi fa troppo ridere l'idea che appariremo negli album di famiglia di chissà quanti tamil, e con chissà quali leggendari racconti da tramandare tra generazioni!
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