Sono cresciuta su una spiaggia attrezzata, del genere sabbia finissima e chiara, ininterrotta per km tra Mestre e il Gargano, mare calmo, fondale basso, acque tiepide.
Le file di ombrelloni sono la mia geografia di riferimento, il tabellone dei gelati è parte integrante del paesaggio, cono o cremino il più arduo dilemma quotidiano, ruotare il lettino per seguire il sole l'attività più faticosa.
Sono tanto fortunata da poter villeggiare su una spiaggia adriatica tutti i week end a partire da quando il meteo lo consente, e i bambini ancora di più perché possono trascorrere buona parte delle loro vacanze in modo semi destrutturato abbandonando scarpe e abiti urbani e pascolando tra casa spiaggia e gelateria al di là della strada.
Ora, anche se mi è chiaro che Francavilla non è esaustiva in merito di spiagge che vale la pena vivere, è altrettanto comprensibile che le liturgie marinare fatte di costume braccioli telo bagno pranzo caffè spaghetto allo scoglio gelato doccia vestitino e struscio alla rotonda non possono far parte di un mio piano ideale di viaggio e neanche di un second best.
Fuori dall'Italia tutto quanto è più confortevole di Laguna Blu o Lost mi fa sentire ordinaria, e il mio livello di soddisfazione in una giornata di mare è proporzionale al mazzo che mi sono fatta per raggiungere il luogo di spiaggiamento, meglio ancora se in presenza di un moderato disagio, diciamo va bene la scarsità di ombra se ci sono bagni e possibilmente rivendite di alcolici.
Tra le più gettonate nella porzione di costa tra Antalya e Fethiye compare Patara, una lunghissima e incontaminata duna sabbiosa che termina con un promontorio, sintesi perfetta di Capocotta e Sabaudia, il cui più grande pregio per una abituata a pascolare sull'adriatico è il tramonto sul mare, raro da queste parti tanto quanto la spiaggia sabbiosa.
Galleggiando (come direbbe Flavio) su Google Earth e interpolando le recensioni su guida e web si finisce quasi inevitabilmente a Kaputas Plaji, una discesa di più di un centinaio di scalini a picco nel tratto di statale tra Kas e Kalkan e un'acqua dal colore celeste quasi irreale. Bella senz'anima, ottima per trascorrere una giornata languida tra lettino e immersioni nella risacca.
Le file di ombrelloni sono la mia geografia di riferimento, il tabellone dei gelati è parte integrante del paesaggio, cono o cremino il più arduo dilemma quotidiano, ruotare il lettino per seguire il sole l'attività più faticosa.
Sono tanto fortunata da poter villeggiare su una spiaggia adriatica tutti i week end a partire da quando il meteo lo consente, e i bambini ancora di più perché possono trascorrere buona parte delle loro vacanze in modo semi destrutturato abbandonando scarpe e abiti urbani e pascolando tra casa spiaggia e gelateria al di là della strada.
Ora, anche se mi è chiaro che Francavilla non è esaustiva in merito di spiagge che vale la pena vivere, è altrettanto comprensibile che le liturgie marinare fatte di costume braccioli telo bagno pranzo caffè spaghetto allo scoglio gelato doccia vestitino e struscio alla rotonda non possono far parte di un mio piano ideale di viaggio e neanche di un second best.
Fuori dall'Italia tutto quanto è più confortevole di Laguna Blu o Lost mi fa sentire ordinaria, e il mio livello di soddisfazione in una giornata di mare è proporzionale al mazzo che mi sono fatta per raggiungere il luogo di spiaggiamento, meglio ancora se in presenza di un moderato disagio, diciamo va bene la scarsità di ombra se ci sono bagni e possibilmente rivendite di alcolici.
Tra le più gettonate nella porzione di costa tra Antalya e Fethiye compare Patara, una lunghissima e incontaminata duna sabbiosa che termina con un promontorio, sintesi perfetta di Capocotta e Sabaudia, il cui più grande pregio per una abituata a pascolare sull'adriatico è il tramonto sul mare, raro da queste parti tanto quanto la spiaggia sabbiosa.
Galleggiando (come direbbe Flavio) su Google Earth e interpolando le recensioni su guida e web si finisce quasi inevitabilmente a Kaputas Plaji, una discesa di più di un centinaio di scalini a picco nel tratto di statale tra Kas e Kalkan e un'acqua dal colore celeste quasi irreale. Bella senz'anima, ottima per trascorrere una giornata languida tra lettino e immersioni nella risacca.
Parimerito tra le spiagge facili c'è Iztuzu, del genere sabbioso con laguna alle spalle e centro di recupero per la tartaruga Carretta annesso, la cosa più bella è passeggiare sulla lunga striscia di sabbia lasciandosi alle spalle la piccola porzione attrezzata con ombrelloni e sentirsi soli nel mondo in una natura intatta.
Sono abbastanza convinta che se si ripetesse un numero sufficiente di volte la ricerca su Google delle 10 spiagge più belle della Turchia, si riuscirebbe ad ottenere anche Francavilla tra i risultati, però ad esempio di Kabak la Lonely dice "A pochi chilometri da Oludeniz e anni luce da tutto il resto", si poteva non raccogliere la sfida?
Entrambe le spiagge hanno la caratteristica di essere scarsamente accessibili via terra, e questo le conserva in un bell'isolamento filtrando il turismo più intensivo della zona, che per lo più è fatto di famiglie da motel con piscina, poco trasportabili in Lagune Blu e spiagge Lost.
Il fatto è che noi siamo appunto due famiglie e pure numerosette, e pure noi soggiorniamo in un motel con piscina, ma sentendoci molto più fighi del resto del mondo abbiamo affrontato in macchina la salita mozzafiato per scavalcare il Babadag e arrivare al parcheggio oltre il quale la cosa non è più fattibile per le persone normali e serve un pulmino zonzo, datato, omologato per 8 e guidato da un tizio dall'aria torva, per trasportare il doppio almeno delle persone giù per una discesa a picco che in pochi minuti e qualche tornante riazzera la quota slm restituendoci la speranza di un domani: Kabak.
Il sospetto che si trattasse di un posto molto freak del tipo radical chic c'era fin dall'inizio, per il fatto che una ricerca di alloggi nella zona restituisce solo campeggi con nomi tipo Shiva o Shambala, dove la proposta di intrattenimento principale è la meditazione e lo yoga tra gli ulivi.
Di fatto la baia è una vera meraviglia, fotogenica da morire come solo le pinete sulle montagne con scogliere esposte suppergiu ad ovest su ciottoli chiari sanno essere, quel mix di colori da cartolina come ce ne sono pochi in giro (un po anche a Pescara, ma poco e poi li manca il tramonto sul mare).
Entrambe le spiagge hanno la caratteristica di essere scarsamente accessibili via terra, e questo le conserva in un bell'isolamento filtrando il turismo più intensivo della zona, che per lo più è fatto di famiglie da motel con piscina, poco trasportabili in Lagune Blu e spiagge Lost.
Il fatto è che noi siamo appunto due famiglie e pure numerosette, e pure noi soggiorniamo in un motel con piscina, ma sentendoci molto più fighi del resto del mondo abbiamo affrontato in macchina la salita mozzafiato per scavalcare il Babadag e arrivare al parcheggio oltre il quale la cosa non è più fattibile per le persone normali e serve un pulmino zonzo, datato, omologato per 8 e guidato da un tizio dall'aria torva, per trasportare il doppio almeno delle persone giù per una discesa a picco che in pochi minuti e qualche tornante riazzera la quota slm restituendoci la speranza di un domani: Kabak.
Il sospetto che si trattasse di un posto molto freak del tipo radical chic c'era fin dall'inizio, per il fatto che una ricerca di alloggi nella zona restituisce solo campeggi con nomi tipo Shiva o Shambala, dove la proposta di intrattenimento principale è la meditazione e lo yoga tra gli ulivi.
Di fatto la baia è una vera meraviglia, fotogenica da morire come solo le pinete sulle montagne con scogliere esposte suppergiu ad ovest su ciottoli chiari sanno essere, quel mix di colori da cartolina come ce ne sono pochi in giro (un po anche a Pescara, ma poco e poi li manca il tramonto sul mare).
Alle spalle della spiaggia c'è quello che tutti noi sognamo, un ristorante con erba e piscina un po rialzata che si vede la baia, che serve birra Efes ghiacciata e fa insalate da urlo con un sacco di hot spot wifi che ti puoi svaccare a leggerti pure le mail di lavoro toccando il cielo con un dito.
Dalle 18:00 in poi l'età media era più vicina a quella dei bambini che degli adulti, il numero di tatuaggi impressionante e noi eravamo tristemente gli unici davvero sobri.
Kabak è bellissima, ci riandrei mille volte affrontando tutte le curve necessarie, faccia a faccia con gli strapiombi senza perdere la dignità, ma andiamo invece ora a Faralya.
Stessa direzione di Kabak, un paio di insenature prima, è la spiaggia su cui termina la Valle delle Farfalle, un trekking particolarmente difficile a causa della pendenza e non da tutti, e comunque non da noi, che come quasi tutti quelli che raggiungono Faralya lo facciamo via mare con un battello che parte dalla spiaggia di Oludeniz.
Quello che non è chiaro dalle guide è che per arrivare a Faralya si deve vivere l'avventura del Titanic, affrontando una passerella tipo tagata per salire a bordo e poi una mezz'ora di onda lunga laterale che arrotola stomachi e fa fare grandi consuntivi sul tempo trascorso in questo mondo.
Faralya è bellissima anche lei, di una bellezza meno radical e più selvaggia. Il campeggio qui è una cosa minimal davvero, non i bungalow accessoriati di legno profumoso di Kabak. Qui al massimo ti puoi conquistare un igloo di mezzo metro cubo o una baracca improbabile che io preferirei millemila volte dormire sotto le stelle.
Si può passeggiare risalendo la valle delle farfalle a ritroso, e noi ne abbiamo percorso giusto un pezzetto, ma la cosa davvero bella da fare è il bagno in questa cornice drammaticamente rocciosa controllando il mare e pregando che non si alzi troppo per l'ora del rientro.
Due giorni all'insegna delle emozioni, felici di non aver ceduto alle lusinghe della lunga (e anche bella) spiaggia di Oludeniz, a passare il tempo come birdwatcher a guardare le decine di paragliders che a tutte le ore volteggiano e planano e atterrano sul lungomare.
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