La formula chimica di Pamukkale è la seguente
in pratica carbonato di calcio che nel tempo è precipotato avendo buone ragioni per farlo, lasciando su questa collina il famosissimo castello di cotone, una di quelle cose certificate dall'UNESCO che muove le persone tra i continenti.
Essendo una meta imprescindibile in un itinerario di viaggio turco, Pamukkale viene trattata un pó come Venezia o Pisa in un itinerario italiano; 'na botta e via.
Si può arrivare a Pamukkale in vari modi e da diverse direzioni, noi lo abbiamo fatto di sera in quattro ore di curve per scavalcare l'immancabile Tauro al termine di una giornata di mare a Iztuzu. Questo, più che considerazioni sussiegose del tipo "noi siamo turisti meno superficiali dei giapponesi", ci ha spinto a prenotare due notti anziché una al Withe Heaven, bell'albergo con piscina a poche centinaia di metri dal sito.
Di fatto Pamukkale non esiste al di fuori della collina calcarea, che è come una specie di santuario laico. arrivando ci si sente parte di un popolo di pellegrini, come quelli che da tutto il Mediterraneo 2000 anni fa convergevano ad Efeso per visitare il tempio di Artemide.
Sembra pazzesco che a meno di 15 minuti di auto da Pamukkale (due strade e sei alberghi) ci sia Denizli, una città di dimensioni rilevanti con offerta turistica nulla, nella quale per la prima volta da quando siamo qui abbiamo faticato a trovare un kebabbaro aperto per cena.
In effetti a nessuno verrebbe in mente di andare a cena a Denizli e chi rimane la notte a Pamukkale difficilmente si avventura oltre lo'oasi di comfort del proprio albergo con piscina e dalle sue funzionalità di ristoro per i turisti da una botta e via: buffet-colazione/ buffet-pranzo per chi visita il sito la mattina, e piscina/cena-a-la carte per chi come noi visita il sito al tramonto.
Noi abbiamo inserito tra la piscina e il tramonto una visita al sito di Laodikeia, che sulla carta aveva tutte le chance di essere 'na cazzata e di farci rimpiangere di non aver voluto fare le tre ore A/R di macchina che ci sarebbero volute per arrivare ad Afrodisia, e invece poi ne e uscita una bellissima passeggiata in intimità tra le rovine di un sito tanto romantico, tra quel che resta di questa antica città dell'Asia minore fondata dal sovrano Antioco II per la moglie Laodikeia.
Tra la piscina e Laodikeia abbiamo inserito anche un pranzo a base di pide buonissima in una locanda di un villaggio dove non abbiamo trovato nessuno che parlasse una lingua in comune con noi, e in cui siamo finiti grazie ad una momentanea perdita di orientamento, di Google.
Quando siamo arrivari al South Gate di Pamukkale la totalità dei pullman era andata via come promesso dalla guida, e abbiamo avuto lo spazio e la concentrazione per apprezzare al meglio la passeggiata in questo paesaggio tanto immaginato grazie ai racconti e agli scatti di chi ci ha preceduti.
4 adulti, 5 bambini, le luci del tramonto, l'acqua che scorre, la camminata a piedi nudi, il contatto con la natura, e tutti concordi sulla disonestà dei racconti ma soprattutto degli scatti, perché Pamukkale ha un solo profilo, quello migliore, e tutti le altre prospettive sono grandi assenti dai servizi fotografici. Cazzo!
E allora ci rendiamo anche noi conniventi dell omertà del viaggiatore, quella forma di crudele disonestà che porta i turisti a propagare e amplificare le leggende allo scopo di perpetuare l'inganno e non sentirsi gli unici sfigati ad aver attraversato il mondo per scoprire di aver fatto 'na cazzata. E quindi giù foto a manetta dell'unico profilo di Pamukkale, quello che non guarda una valle ordinaria o una piscina artificiale o un parcheggio o una strada statale, mentre ci sentiamo un po cazzoni per il fatto di non essere stati in uno dei pochi altri siti nel mondo in cui un fenomeno simile ha luogo, tipo Yellowstone o chessò, Saturnia.
Prima della partenza inseriamo la serata a Denizli, un tassista che ci accompagna nell'unico ristorante aperto nella downton, una meze ancora inedita che ricorda un pó un suppli e un pò un samosa e la prima cena senza Efes dopo la villeggiatura in Costa Turchese.
Il bello di Pamukkale non è molto diverso dal bello di tutti gli altri posti che raggiungiamo nei nostri viaggi. Al cuore di un luogo si arriva con il giusto tempo, vivendolo, dandogli il modo di svelarsì, concatenando i ricordi magari con un aiutino, kilim, pestemal, ceramica o lampada.
Andando via da Pamukkale abbiamo inserito Buldan, perché qualcuno ne ha parlato a qualcuno, che ha verificato che ad insaputa della guida ci troviamo nell'epicentro del'industria tessile, dove si produce molto di quello che troviamo nei bazar delle città turistiche. Ghiotta occasione di shopping da cui usciamo tutti con diversi metri quadri di tessili in formato tovaglie, pashmina, asciugamani, il meglio del meglio della nostra sosta a Pamukkale.
Essendo una meta imprescindibile in un itinerario di viaggio turco, Pamukkale viene trattata un pó come Venezia o Pisa in un itinerario italiano; 'na botta e via.
Si può arrivare a Pamukkale in vari modi e da diverse direzioni, noi lo abbiamo fatto di sera in quattro ore di curve per scavalcare l'immancabile Tauro al termine di una giornata di mare a Iztuzu. Questo, più che considerazioni sussiegose del tipo "noi siamo turisti meno superficiali dei giapponesi", ci ha spinto a prenotare due notti anziché una al Withe Heaven, bell'albergo con piscina a poche centinaia di metri dal sito.
Di fatto Pamukkale non esiste al di fuori della collina calcarea, che è come una specie di santuario laico. arrivando ci si sente parte di un popolo di pellegrini, come quelli che da tutto il Mediterraneo 2000 anni fa convergevano ad Efeso per visitare il tempio di Artemide.
Sembra pazzesco che a meno di 15 minuti di auto da Pamukkale (due strade e sei alberghi) ci sia Denizli, una città di dimensioni rilevanti con offerta turistica nulla, nella quale per la prima volta da quando siamo qui abbiamo faticato a trovare un kebabbaro aperto per cena.
In effetti a nessuno verrebbe in mente di andare a cena a Denizli e chi rimane la notte a Pamukkale difficilmente si avventura oltre lo'oasi di comfort del proprio albergo con piscina e dalle sue funzionalità di ristoro per i turisti da una botta e via: buffet-colazione/ buffet-pranzo per chi visita il sito la mattina, e piscina/cena-a-la carte per chi come noi visita il sito al tramonto.
Noi abbiamo inserito tra la piscina e il tramonto una visita al sito di Laodikeia, che sulla carta aveva tutte le chance di essere 'na cazzata e di farci rimpiangere di non aver voluto fare le tre ore A/R di macchina che ci sarebbero volute per arrivare ad Afrodisia, e invece poi ne e uscita una bellissima passeggiata in intimità tra le rovine di un sito tanto romantico, tra quel che resta di questa antica città dell'Asia minore fondata dal sovrano Antioco II per la moglie Laodikeia.
Tra la piscina e Laodikeia abbiamo inserito anche un pranzo a base di pide buonissima in una locanda di un villaggio dove non abbiamo trovato nessuno che parlasse una lingua in comune con noi, e in cui siamo finiti grazie ad una momentanea perdita di orientamento, di Google.
Quando siamo arrivari al South Gate di Pamukkale la totalità dei pullman era andata via come promesso dalla guida, e abbiamo avuto lo spazio e la concentrazione per apprezzare al meglio la passeggiata in questo paesaggio tanto immaginato grazie ai racconti e agli scatti di chi ci ha preceduti.
4 adulti, 5 bambini, le luci del tramonto, l'acqua che scorre, la camminata a piedi nudi, il contatto con la natura, e tutti concordi sulla disonestà dei racconti ma soprattutto degli scatti, perché Pamukkale ha un solo profilo, quello migliore, e tutti le altre prospettive sono grandi assenti dai servizi fotografici. Cazzo!
E allora ci rendiamo anche noi conniventi dell omertà del viaggiatore, quella forma di crudele disonestà che porta i turisti a propagare e amplificare le leggende allo scopo di perpetuare l'inganno e non sentirsi gli unici sfigati ad aver attraversato il mondo per scoprire di aver fatto 'na cazzata. E quindi giù foto a manetta dell'unico profilo di Pamukkale, quello che non guarda una valle ordinaria o una piscina artificiale o un parcheggio o una strada statale, mentre ci sentiamo un po cazzoni per il fatto di non essere stati in uno dei pochi altri siti nel mondo in cui un fenomeno simile ha luogo, tipo Yellowstone o chessò, Saturnia.
Prima della partenza inseriamo la serata a Denizli, un tassista che ci accompagna nell'unico ristorante aperto nella downton, una meze ancora inedita che ricorda un pó un suppli e un pò un samosa e la prima cena senza Efes dopo la villeggiatura in Costa Turchese.
Il bello di Pamukkale non è molto diverso dal bello di tutti gli altri posti che raggiungiamo nei nostri viaggi. Al cuore di un luogo si arriva con il giusto tempo, vivendolo, dandogli il modo di svelarsì, concatenando i ricordi magari con un aiutino, kilim, pestemal, ceramica o lampada.
Andando via da Pamukkale abbiamo inserito Buldan, perché qualcuno ne ha parlato a qualcuno, che ha verificato che ad insaputa della guida ci troviamo nell'epicentro del'industria tessile, dove si produce molto di quello che troviamo nei bazar delle città turistiche. Ghiotta occasione di shopping da cui usciamo tutti con diversi metri quadri di tessili in formato tovaglie, pashmina, asciugamani, il meglio del meglio della nostra sosta a Pamukkale.
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