domenica 4 agosto 2024

chilometro zero

molto, nei gesti liturgici tipici dei giorni che precedono la partenza, si svuota di significato se la destinazione è pechino.

le incursioni ripetute e disorganizzate dal china di quartiere in preda al panico per comprare i vari fattapposta imprescindibili, finiscono con te che ti senti deficiente quando scarti il cavetto usb-stocazzo che risolve un bisogno primario qualsiasi tipo
ascoltare spotify con la cuffia sony, e sull'involucro ci sono ideogrammi a caso e la traduzione "made in china".
quell'insinuante senso di inadeguatezza che proviamo per non aver dato la giusta copertura alla preparazione di un viaggio in agosto, i cui biglietti erano stati pubblicati sul profilo instagram a marzo, si dissolve nella presunzione di atterrare lì dove vengono fabbricate tutte le cose, quelle che ci permettono di vestire, giocare, comunicare, condividere, socializzare, incartare, decorare, cucinare, imballare, trasportare, afferrare, conservare.
nei giorni prima della partenza gli elementi nella lista delle cose da mettere in valigia fluiscono nella lista delle cose da comprare, anche i fondamentali, necessariamente quindi nelle prime dodici ore dopo l'atterraggio.
da domani saremo 11 ore di volo piú vicini alla filiera di tutto, una specie di chilometro zero del consumo, e allo stesso tempo letteralmente fuori da ogni regola
condivisa nel polo sociopolitico, economico e commerciale del nostro mondo, in balia di protocolli che andranno rapidamente compresi e adottati o in alternativa rapidamente elusi, per ogni gesto quotidiano, come comprare il biglietto di un autobus o pubblicare una foto su instagram.
senza contare una lingua che vista dalla prospettiva dell'indoeuropeo sembra appiattire ogni vocabolo, che sia un nome proprio di persona, una pietanza o un toponimo, intorno a una sequenza di quasi tutte zeta, acca, esse e gi,
ma soprattutto zeta.
vabe.
vedremo.




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