martedì 13 agosto 2024

mi devo ricredere

otto giorni sono trascorsi dal nostro arrivo e alcune cose cominciano ad essere più chiare, la Cina non è più uno scrigno impenetrabile, certamente non pretendiamo di aver capito tutto ma del resto come dice Confucio "è meglio accendere una piccola candela che maledire l'oscurità".



iniziamo a ordinare al ristorante con meno ansia, selezioniamo dal menú le foto più esplicite e usiamo il traduttore per decifrare un numero di pietanze che non sembrano troppo piene di aglio, segnatamente noodles, cose con maiale, verdure, riso e ravioli. i ravioli sono le olive ascolane della cucina cinese, non importa quanti se ne ordinano, verranno certamente finiti e anche ripresi.
ordinare al ristorante è un problema risolto, del resto confucio diceva "il successo dipende dalla preparazione precedente, e senza una tale preparazione c'è sicuramente il fallimento".


la lingua è stata la prima grande barriera, non soltanto per il fascino indecifrabile degli ideogrammi, ma per l'essenza stessa di un sistema che basa la comunicazione scritta sull'astrazione, concetto per noi insormontabile prima di aver ragionato un pó su cosa questo significhi. anche noi usiamo quotidianamente i numeri, che sono ideogrammi. un 8 rappresenta la stessa cosa in italia come in svezia anche se gli corrispondono nomi incomprensibili reciprocamente nel linguaggio parlato o nel linguaggio dei gesti. sulla base di questo medesimo principio un cinese potrà comprendere la scrittura di un giapponese o anche solo di un suo connazionale in una regione remota che adotta un diverso dialetto, e per la stessa ragione i nostri gesti per indicare i numeri sono per i cinesi privi di senso dal momento che loro ne usano altri.
abbiamo addirittura capito il sistema pinyin per trascrivere in alfabeto latino la pronuncia del cinese moderno, che è il trucchetto con cui loro possono usare la tastiera del cellulare senza dover scegliere tra migliaia di ideogrammi, e anche ciò che permette di trovare il modo di tradurre i nostri nomi in cinese e in generale per referenziare il cinese nel resto del mondo che usa il nostro alfabeto. a cascata abbiamo capito un sacco di cose che ci fanno sentire dei grandi linguisti e tuttavia non hanno nessuna ricaduta pratica nel nostro quotidiano neanche per semplificare le ordinazioni al ristorante, ma siamo consapevoli che la strada è lunga e tante sono le cose che dovremo ancora imparare, come dice confucio "chi conosce tutte le risposte non si è fatto tutte le domande".

in otto giorni è cambiato anche il nostro rapporto con le folle. come prima cosa abbiamo rivisto il sistema di riferimento e siamo passati alla scala logaritmica. in questo modo l'espressione "tanta gente" rappresenta meglio le folle oceaniche che per noi non hanno paragoni semplicemente perché nel resto del mondo da noi visitato non esistono luoghi in grado di contenere numeri cosi elevati di esseri umani. non è pensabile confrontarsi con la repubblica popolare della cina su nessun piano di competizione perché loro battono tutti sulla base della superiorità numerica, senza strumenti, senza armi, volendo anche senza scienza. a mani nude.
lo spettacolo di acqua e luce alla pagoda dell'oca selvatica a xi'an, la città proibita a pechino, l' esercito di terracotta, le strade di ping yao, nulla ci turba più, restiamo concentrati per non perderci tra di noi e intanto ci incantiamo guardando le ragazze truccate e pettinate come le cinesi antiche, i loro volti di porcellana, i capelli raccolti, le pose indicibilemte aggraziate mentre si fanno fotografare al tramonto.
confucio direbbe "quando si è in un pasticcio, tanto vale goderne il sapore".

diventiamo più bravi nelle interazioni avvantaggiandoci di ogni contatto che instauriamo per organizzare le gite o i trasporti, traduttore vocale alla mano ci lanciamo in conversazioni multimediali con pittogrammi, testo e voci sintetiche, perché confucio ha detto che "colui che chiede è uno stupido per cinque minuti, colui che non chiede è uno stolto per sempre".


otto giorni è il tempo dell'ambientamento, quello in cui guardi con nostalgia il te stesso spaesato delle prime ore dopo l'atterraggio e sei impaziente di consumare le prossime tappe, effetto potenziato dal fatto di essere in gruppo a confrontare le impressioni, alleviare i disagi e condividere le emozioni, perché confucio lo disse, "quando gli amici si comprendono completamente le parole sono soavi e forti come profumo di orchidee".



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