venerdì 16 agosto 2024

tre quarti

Il viaggio è come uno zoom, man mano che si consumano le distanze e si avanza nel tempo i dettagli indistinti che prima di partire sembravano indifferenti, qui ed ora si trovano su dei bivi.

Ogni scelta adesso è rilevante, anche tornare in hotel a piedi o col tuc tuc, quello che decidiamo ci allontana da un'esperienza che non faremo in questo viaggio e forse mai più, e in un temperamento come il mio questo genera istantaneamente il sentimento nostalgico per un presente che si sta trasformando in passato irrecuperabile.
In una condizione psicotica di questo tipo sento che potrebbe essere utile dare alla me stessa del futuro un pó di riferimenti in caso decidessi di tornare o anche solo delle coordinate emotive per indirizzare un nuovo itinerario.
Xi'an meritava più tempo.
Lo avrei speso per fare ancora qualche passeggiata la mattina presto prima che la città si svegli e le strade si saturino, mangiare cibo in strada assaggiando tutti i tipi di spiedini, avrei passeggiato sulle mura la sera, avrei voluto una giornata intera nei giardini del palazzo di Huaqin per sostare nei padiglioni e contemplare le rocce e le piante, ascoltare l'acqua, camminare sui sentirei a zigzag costeggiando le scene accuratamente composte come
rotoli pittorici che raffigurano paesaggi, sentirmi precisamente come ci si deve sentire in un giardino cinese, in armonia con la natura.



Ping yao va vissuta con lentezza, si dovrebbe uscire solo all inizio e alla fine della giornata, il resto del tempo passarlo nei cortili silenziosi a scrivere, leggere, bere te, selezionare e condividere le foto con gli amici dall'altra parte del mondo e imparare qualche gioco locale.
Ping yao ha la lentezza giusta per calarsi un pó di più nel contesto, studiare qualche ideogramma, capire la tradizione e l'utilizzo del massaggio, e alla sera sostare sui gradoni sotto le mura osservando gli interminabili shooting delle ragazze truccate e vestite in abiti tradizionali.


Pechino ha il ritmo della megalopoli in veste asiatica, gli abbiamo dato spazio ma dovevamo averne almeno il doppio per ciascuna delle cose che abbiamo fatto e inoltre tempo aggiuntivo da trascorrere nel Palazzo d'Estate, un pomeriggio intero nel quartiere Liulichang per parlare con tutti gli artisti prima di scegliere il disegno del paesaggio da riportare a casa e un'alba da aspettare nel villaggio olimpico per guardare le pratiche del Tai Chi.
A Pechino avrei camminato senza meta nel labirinto degli hutong e avrei fatto la trafila per entrare a piazza Tienanmen ascoltando il segmento finale della saga dei tre corpi, esperendo in qualche modo le eccentricità che hanno dato vita al delirio fanta-apocalittico di Liu Cixin.

il tempo in cui si rompe il fiato del viaggio, non ci mancano più le routine di casa, riserviamo sentimenti di privazione solo a categorie astratte tipo il Natale o entità pelose tipo i gatti, abbiamo ristretto le comunicazioni ai consanguinei e ai compleanni, abbiamo smesso di ritoccare lo smalto e scegliamo gli outfit in base alla visibilità delle macchie sui vestiti, ci proiettiamo sul quarto finale con maggiore consapevolezza delle scelte che snoccioleremo e di quelle che dovremo suggerire ai noi stessi del futuro.

Nessun commento:

Posta un commento