mercoledì 7 agosto 2024

recycling china - diario del 2013

Nel 2024 c'è ancora il grande pannello di legno intagliato all'aeroporto di Pechino, è troppo complicato entrare a Piazza Tienanmen e per il momento soprassediamo, i risciò si sono estinti sostituiti da DiDi, l'app dei taxi, i salici fruscianti conservano il loro potere salvifico dalla folla che inonda le attrazioni della città, ci sono voluti 5 tentativi e altrettanti pasti insoddisfacenti prima di avere l'anatra, buona ma non ancora crispy, riproveremo.

Dopo poco più di 10 anni è stata onorata l'intenzione di tornare, Pechino, come la Cina e come il mondo ha fatto giri importanti che ne hanno cambiato se non stravolto l'aspetto, si riparte da dove abbiamo lasciato.



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giovedì 19 settembre 2013
Parentesi ad oriente
Il pensiero martellante in queste prime ore pechinesi ė sempre lo stesso: troppo tempo che manco dalle scene asiatiche, troppo tempo che non mi sento così tanto confusa e tanto fuori contesto che mi sembra che potrei svanire da un momento all'altro. Ho realizzato in poche ore, anzi in pochi istanti dopo il controllo del passaporto in aeroporto che mi sono di sentita orfana, in questi anni, della bella sensazione di dissoluzione e di continua fascinazione. È stato sufficiente guardare i pannelli di legno intagliato in aeroporto per sentire di nuovo il richiamo e la repulsione, jing e Jiang, profumo di cibo cucinato in strada e odore di fogna dalle tubature, le fronde dei salici dondolate dal vento di una sera di fine estate e la negoziazione estenuante di una corsa in risciò. Essere arrivata qui da sola con un volo della China Airlines che non so neanche quanto é costato e un voucher per un albergo in cui ho un a stanza gigantesca che ridonda di tutto, luci bagnoschiuma dentifrici sedie e asciugamani e pure la bilancia pesapersone, in un vago sentore di riso saltato, avere il programma di una conferenza di tre giorni e tre bambini lasciati a casa, non riduce di molto l'euforia e l'attrazione, non mi scoraggia neanche essere sola e con 10 ore di volo intercontinentale nel mio passato recente, esco a dare un'occhiata in giro e mappa alla mano salgo sul primo taxi. Devo quasi darmi un pizzico per credere che davvero che sono a piazza Tien en men (e mi sorprendo a pensare "ma tu guarda dove cazz mi trovo"), e passeggio al buio in un vialone solitario con questo fruscio costante di rami di salice mossi dal vento pensando che forse non dovrei andare in giro al buio in un viale solitario nei paraggi di Tien em men, e dunque mi infilo in un ristorante niente male dove ordino crispy duck e insalatina con le noci che mangio facendo volteggiare con grande destrezza le bacchette fino a raccogliere l'ultima piccola noce, ho fatto un figurone, santo ristorante cinese sotto casa e tutti i servizi di bacchette che teniamo nel cassetto. Fuori c'é una bellissima luna, e non é semplicissimo fermare un taxi, per cui mi godo lo spettacolo di tanti tantissimi cinesi armati di cavalletti che fotografano chissà perché il nostro bel satellite, con la Canon, non con un telescopio stellare, e va bene, mi convinco anche io e la fotografo con il Samsung Galaxy, vediamo chi sta messo peggio. Inizia cosi questa parentesi orientale tutta mia, vediamo cosa riesco a farne e quanto riesco a dribblare l'intenso programma di presentazioni inutili per ritagliarmi qualche ora a spasso, anteprima di un viaggio che intendo cominciare a progettare due minuti dopo il mio ritorno fra a casa fra (troppo) pochi giorni.









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