Immaginavo il Giappone un posto tecnotronico pervaso di robotica e gelida efficienza, che è un po l'immagine che mi arrivava dagli articoli che Terzani scriveva negli anni '80 e che fa da sfondo ai romanzi di Murakami. In realtà lo immaginavo anche un po zen-retro, come in Totoro e nei cartoni giapponesi, con i tatami, i bagni pubblici e i carretti di cibo in strada come quello di Marrabio, il padre di Licia.
A Kyoto ho trovato l'uno e l'altro e molto di più, cioè l'Asia un po sgarrupata dei vestiti plasticosi e della liturgia della preparazione del cibo alla sera nei locali, e l'Asia spirituale delle scarpe lasciate all'ingresso dei templi e del profumo di incenso.
A Kyoto ho trovato l'uno e l'altro e molto di più, cioè l'Asia un po sgarrupata dei vestiti plasticosi e della liturgia della preparazione del cibo alla sera nei locali, e l'Asia spirituale delle scarpe lasciate all'ingresso dei templi e del profumo di incenso.
Tradizione e modernità si cedono il passo e così noi entriamo a Kyoto dalla visionaria stazione che sembra un immenso giocattolo tridimensionale di luci, suoni e forme, passiamo accanto la sfavillante torre illuminata e le sale giochi con i pachinko elettronici per arrivare nel nostro ostello tradizionale dove facciamo colazione inginocchiati attorno a un tavolo e la sera srotoliamo i nostri futon tutti affiancati nella stanza da 6 tatami.
Il cibo mi fa scoprire dei limiti che non immaginavo di avere. La barriera linguista è determinante nel creare una frontiera tra la mia curiosità e la diffidenza. La semplice scelta del ristorante è una scommessa, perché l'offerta gastronomica, notoriamente vasta come sempre in Asia, si restringe drasticamente all'interno dei singoli locali, che sono sempre focalizzati su tipologie di cibo.
Scegliere una pietanza da un menu è invece proprio un atto di fiducia. perché i nomi dei cibi sono difficili da memorizzare anche nella loro versione traslitterata dal kanji al romaji pur avendo letto diversi articoli prima della partenza, ma in più non é affatto scontato trovare un menù inglese.
Anche in pieno centro nei fascinoso vicoli di Ponto Cho, il quartiere delle geishe che sembra un po una versione molto orientale dei Navigli, la stragrande maggioranza dei locali non si sforza troppo di darsi un velo di internazionalità. Complesso di inferiorità o nipponico sussiego? In tanti ne hanno disquisito ben più autorevolmente di me e per noi di certo è troppo presto per dirlo.
Kyoto alla fine ci piace, confermando ciò che già si sapeva, e cioè che ad ogni città bisogna solo dare una chance, qualche serata per imparare a ritrovare la via di casa, per familiarizzare con le gerarchie metropolitane di bici e pedoni e attraversamenti stradali da affrontare al contrario rispetto all'Europa, per ricostruire il rituale notturno della sosta al 7-eleven per l'acquisto della colazione, per imparare a convivere con un clima che soffoca o gela, a seconda che ci si trovi all'aperto o in qualsiasi altro luogo.
Ci salutiamo con la pioggia e siamo contenti che non sia un addio. Ci vedremo nuovamente per passare una serata insieme prima della partenza.
Sayonara!
Anche in pieno centro nei fascinoso vicoli di Ponto Cho, il quartiere delle geishe che sembra un po una versione molto orientale dei Navigli, la stragrande maggioranza dei locali non si sforza troppo di darsi un velo di internazionalità. Complesso di inferiorità o nipponico sussiego? In tanti ne hanno disquisito ben più autorevolmente di me e per noi di certo è troppo presto per dirlo.
Kyoto alla fine ci piace, confermando ciò che già si sapeva, e cioè che ad ogni città bisogna solo dare una chance, qualche serata per imparare a ritrovare la via di casa, per familiarizzare con le gerarchie metropolitane di bici e pedoni e attraversamenti stradali da affrontare al contrario rispetto all'Europa, per ricostruire il rituale notturno della sosta al 7-eleven per l'acquisto della colazione, per imparare a convivere con un clima che soffoca o gela, a seconda che ci si trovi all'aperto o in qualsiasi altro luogo.
Ci salutiamo con la pioggia e siamo contenti che non sia un addio. Ci vedremo nuovamente per passare una serata insieme prima della partenza.
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