mercoledì 20 agosto 2014

Una giornata perfetta

I bambini sono a dieta stretta di Myiazaki dal giorno della partenza. Totoro a colazione, Hawl a pranzo e Città Incantata per dessert. I film dello studio Ghibli sono un equivalente piuttosto raffinato della Lonely Planet per i bambini. Li i nostri figli incontrano per la prima volta gli onigiri e i noodles mangiati con la faccia nella scodella, l'onsen di Satzki e Mae con il papà nella nuova casa e le lanterne magicamente accese alla sera nelle strade tortuose della città in cui Chiyio vive la sua notte incantata. I migliori riferimenti per i piccoli turisti nel Sol Levante si trovano nei manga, che anche se un po meno rispetto agli anni della nostra infanzia  continuano ad essere un importante sfondo nella cultura pop dei pargoli nell'età della scuola elementare.
A parte i vari Jeeg e Holly e Benji, che abbiamo nostalgicamente e appassionatamente riguardato su YouTube in tempi recenti, c'è la combriccola di Doraemon che  qui ancora la fa da padrona, assieme ai Pokemon e la Ghibli. Complice una forte campagna per il lancio del nuovo film prodotto dallo studio (when Marnie was there), in uscita in questi giorni pare con non troppo successo di pubblico nelle sale giapponesi, non è difficile imbattersi in merchandising variopinto nei negozi della città. Kiddilland in Omotesando riserva una parte di un piano a Totoro&friends e anche nel centro commerciale ai piedi della Tokyo skytree, la più monumentale tra le icone architettoniche della città, c'è uno Store Ghibli così tanto bello che ci abbiamo volentieri trascorso una mezz'ora di meraviglia nel nostro primo giorno in città.

È stato dunque un atto di forte volontà quello che ci ha portato a considerare che dopo 12 ore di volo e un dirottamento per bufera valesse la pena allungarsi di qualche fermata di trenino e arrivare a Mitaka, luogo in cui la Ghibli ha costruito la sua deliziosa disneyland in versione giapponese.
Atto rafforzato dalla consapevolezza di aver sborsato una ignobile cifra ad un odioso bagarino in una specie di succursale della yakuza, per comprare i nostri 4 biglietti ad un prezzo decuplicato rispetto a quello nominale, dopo aver tentato senza successo alle macchinette di  Lawson ogni  combinazione adulto/bambino possibile per ogni possibile orario di ingresso in  ciascuno dei nostri giorni di permanenza a Tokyo.
E siamo contenti così. Il museo Ghibli è una piccola perla e un altro raffinato esempio di nipponica sapienza nell'arte di accogliere il pubblico intorno ad un tema particolare. Gli riesce bene con il sushi come con i manga, scegli un interesse e abbandonati al piacere di lasciartelo offrire dala popolo che ha concepito la cucina kaiseki e la cerimonia del trucco delle geishe.
Lontano da qualsiasi stratagemma attrattivo di disneyana concezione, il Ghibli offre un intrattenimento pacato e didattico, adatto a grandi e piccini esattamente come accade per i film che produce.
I più piccoli hanno amato razzolare ed arrampicarsi su una incantevole versione peluche del gattobus lanciandosi manciate di nerini-del-buio, e i più grandi hanno indugiato nella sala dedicata all'illustrazione degli inganni ottici alla base delle tecniche di animazione.
Ho adorato gli allestimenti dedicati ai bozzetti, che accanto al fascino degli  schizzi originali combinano alcuni elementi delle vere storie dietro quelle dei cartoni. Un album di fotografie raccoglieva paesaggi e situazioni da cui  Miyazaki si è lasciato ispirare per scrivere il Castello errante di Hawl e Porco Rosso avverto, davvero molto affabulante.

Il tramonto è un momento speciale da queste parti. In questa stagione arriva prima rispetto all'Italia e già verso le 18:30 la luce inizia a ritirarsi. Il buio ci porta l'idea, puntualmente smentita ogni sera, che la morsa strettissima del caldo finalmente rallenti e conceda una tregua. Anche se poi non alla fine non succede, possiamo concederci di stare meno concentrati sull'equilibrio termico per un po, di rilassarci in un ristorante condizionato e iniziare a sperare in un giorno migliore - il successivo.
Il tramonto è comunque  un  momento suggestivo e val la pena scegliere con consapevolezza la situazione in cui trascorrerlo. Oggi abbiamo scelto Shimokitazawa quasi solo perché è il quartiere che fa prepotentemente da sfondo al romanzo della Yoshimoto che sto leggendo e perché incrociando le informazioni di guide e blog pare che ci sia una bella aria e ce la vogliamo respirare. Camminiamo nei vicoletti e ci fermiamo da Mos Burger, e confermiamo che c'è una bella aria che ai giapponesi deve sembrare parecchio rilassata in confronto alla tensione glamour che anima gli altri quartieri frequentati dai giovani. A noi italiani sembra invece tanto uguale all'aria di Trastevere, che è pure l'aria  di qualsivoglia altro groviglio di vicoletti di qualsiasi altra città, misto di negozietti e localino, vezzeggiativo di qua e diminutivo di la.
La giornata si conclude con il nostro debutto da Sushi Zanmai. Avevamo creduto che ne valesse la pena incrociando le solite  guide e i soliti blog, e non c'è bisogno di aggiungere altro, per noi che in questi  giorni ci siamo svezzati nei kombini questa serata é un vero e proprio rIto di iniziazione. La preparazione del sushi vista da vicino nell'ora trascorsa al bancone mostra quanto questa arte sia molto più vicina alla scultura che alla cucina. Così bello da vedere e così buono da mangiare.
Una serata perfetta alla fine di una giornata perfetta.

1 commento:

  1. Che meraviglia, Shanti... il tuo blog è stupendo. Grande, bellissimo viaggio. Un grande abbraccio, Swan

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