giovedì 21 agosto 2014

Tsukiji, sveglia fatale

Dice uno dei blogger che leggo un questi giorni che una sveglia prima dell'alba può essere fatale per il resto della giornata e anche per un paio di giornate successive. Probabile che sia così, ma io conto sulla indulgenza dei miei bioritmi che  da anni compensano un cronico deficit di sonno e ci provo. Da troppo tempo mi vedo a Tsukiji nell'ora in cui ogni giorno viene decisa la sorte dei tonni che popoleranno le cucine nei ristoranti giapponesi a partire dall'alba e ora ci sono troppo vicina, non posso rinunciarci solo per non perdere qualche ora di sonno.
Tsukiji è un luogo leggendario. I prezzi del pesce che si stabiliscono qui nelle prime ore del giorno si propagano e influenzano il mercato su scala globale. La maggior parte dei tonni in vendita a Tsukiji proviene dall'aeroporto di Narita, che viene considerato il più grande porto peschereccio del Giappone. Molti dei tonni che sbarcano a Tokyo provengono dal Nord America, da quando negli anni 70 la Japan Airlines si adoperò per trovare un senso ai voli di ritorno in patria di tutti gli aerei che in pieno boom economico esportavano materiale tecnologico in USA.
La mattina in cui si svolse la prima asta di tonni provenienti da oltre l'oceano è nota come "il giorno del pesce volante", e da allora Tsukiji è un luogo di straordinario charme, così tanto nevralgico per l'economia e così tanto tradizionale se non primitivo nell'aspetto.
Ecco la breve cronaca della mia visita a Tsukiji.
2:50 suona la sveglia. Ho dormito un sonno di tre ore agitato, sognando di esser già stata e tornata dal mercato, di averci ripensato e non essere più andata, di essere tornata dal Giappone e di  aver scritto un lungo romanzo sulla mia esperienza a Tsukiji.
Freud direbbe che l'idea di attraversare la città in taxi di notte mentre i miei familiari più stretti dormono sereni non mi convince poi  così tanto.
3:05 salgo sul taxi. Ne sono passati tre in cinque minuti, i primi due non li ho fermati perché mi stavo orientando sulla mappa. Mi ero tanto preoccupata (augurata) di dover tornare a letto sconfitta dall'impossibilità di trovare un taxi e invece...Efficienza nipponica, tariffario trasparente, poche parole rigorosamente giapponesi, portiera automatica perfettamente funzionante, recapito puntuale nel luogo di destinazione.
3:40 arrivo all'informatIon centre e vengo equipaggiata con smanicato verde fluo, il che mi caratterizza come facente parte del secondo gruppo (il primo è giallo). Significa che già almeno una sessantina di persone mi hanno preceduta, a conferma che la giornata per chi vuole assistere all'asta dei tonni inizia ben prima di quanto si legge in giro, e che almeno in questo periodo la sveglia va puntata in tempo utile per essere sul posto non oltre le 4:00.
Trascorro il tempo in quella splendida occupazione che accomuna le sale di attesa di tutto il globo, un equilibrato mix di "finalmente posso farmi i caxxi miei, leggo, scrivo, ascolto musica", dormicchiare e spiare gli altri  ricostruendone Le storie  a partire da  brandelli di  conversazioni.

5:20 viene  chiamato il primo gruppo. Gli addormentati si svegliano, mezza sala si svuota e noi verdi ci prendiamo i nostri spazi. Tra 20 minuti tocca a noi.
5:40 il  nostro turno. Sono felice di essere arrivata fino qui e un pò emozionata mi accodo alla fila. A guidarci ci sono  gli addetti del mercato che vigilano affinché non veniamo travolti da uno dei mille piccoli bulldozer che sfrecciano nelle stretta corsie tra i banchi e attorno agli hangar.
Scatto foto a raffica, scelgo il bianco e nero perché mentre aspettavo con il mio bello smanicato verde fluo ho visto una galleria sul web di qualcuno molto bravo che ha  fatto un reportage prima di me e il monocromo mi è parsa una buona idea. Intanto continuo a domandarmi se ne sia valsa la pena e non voglio ascoltare la voce dentro di me che mi dice che forse no. E faccio bene a non dargli retta perché l'asta è uno spettacolo. Protagonista assoluto il banditore, un uomo per metà samurai e per metà lottatore di sumo con una formazione giovanile al teatro kabuki. Inaugura il rituale con una scampanellata che cresce di intensità e sposta il gruppo degli acquirenti vicino alla partita di tonni in lizza. Canta e danza come un guerriero (così a me pare) mentre tra la folla in silenzio con  un rapido gesto della mano i concorrenti indicano la cifra da offrire. Tutto dura un  soffio, non ho neanche il tempo di realizzare che sto sbagliando strumento e che devo passare dalla Canon al telefono per filmare questi attimi. E va bene, terremo le foto e mi toccherà tornare in Giappone per le riprese la prossima volta, magari con Lolli che avrebbe tanto voluto accompagnarmi ma per questa volta si  è dovuto rassegnare perché ai bambini non è permesso accedere all'area del mercato.


6:15 l'asta è conclusa e veniamo riaccompagnati al centro informazioni. L'area del mercato del pesce per la vendita al dettaglo non aprirà prima delle 9:00 e non ho voglia di accordarmi alle lunghe file che gia si snodano fuori  dai tanti ristorantini dove pare che il sushi sia in superato, un pó perché non ho fame e un po perché ho desiderio di caffè. Fa già caldissimo e sopravvivo un paio di ore gironzolando nella parte già attiva del mercato, comprando ciotole di ceramica e alla fine mi rifugio in un tempietto buddista che ha l'impagablle merito di offrire dell'ombra.


9:00, finalmente faccio il mio ingresso nella zona raw fish del mercato, rituale giro tra i banchi per constatare che no, non ne valeva la pena, specie in considerazione dell'intralcio che arrechiamo alle persone che lavorano e che in definitiva sono li per vendere pesce.

10:00, ho ripercorso la strada verso casa, questa volta con  una combinazione di tre linee metropolitane, tra Tsukiji e Yoyogi Koen sulla linea C. Sempre felice e sollevata di ritrovare la via di casa, da sola e in  una città così grande e complicata, trovo i bambini svegli da poco che ascoltano i miei racconti mentre finalmente anche io faccio colazione con il solito plumcake e i soliti buonissimi kiwi gialli.
13:30 al parco di Ueno identifico una panchina e la occupo per un paio  di ore, per dare una mano ai miei bioritmi a non dichiarare perse le giornate di oggi e domani.

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