Il riavvicinamento a casa è un processo sempre trascurato, presi come si è dell'accelerazione delle ultime ore, gli acquisiti in emergenza di regalini superflui, la ricompattazione disperata dei bagagli, il consumo schizofrenico di esperienze residue, la corsa rassegnata verso il varco spazio temporale che si apre al check in in aeroporto. Mi allineo allo stato d'animo di rappresentanza, che saremmo stati comunque troppo stanchi per andare avanti nel viaggio e che ora abbiamo bisogno di casa, ma penso che alla fine tutti noi ci sentiamo strappati da qualcosa, il silenzio delle strade dritte dell'altopiano deserto, la rocciosa poesia di certi tramonti nei parchi e quella vertiginosa dalla cima dell'Empire State Building, l'acquolina fumosa di un barbeque gigante a Williams, il sudore polveroso dei trekking nei canyon e quello delle maratone cittadine, i brividi per l'escursione termica tra lo Strip e l'interno di un ristorante australiano a Las Vegas e quelli di un versante esposto sul nulla di una strada statale dello Utah, dai set cinematografici di un tour negli Studios a Los Angels e quelli che invece abbiamo calcato da protagonisti davanti alle vetrine di Tiffany a NYC.
Siamo partiti incontrandoci come per caso una sera di Agosto a casa, traiettorie convergenti che partivano da vite invernali distinte e punti mentalmente lontani. Nel viaggio abbiamo varato rituali, ci siamo scambiati ruoli, ci siamo aiutati in modi diversi e insoliti, abbiamo condiviso spazio (a volte poco) e tempo (a volte troppo). Siamo partiti come individui e nel viaggio abbiamo formato una squadra.
Come una squadra un po' sfatta e strappata la sera prima della partenza risaliamo a fatica la 87ma nella Upper West Side, sul lato opposto di Central Park dove abbiamo speso le ultime ore culturali al Guggheneim, e arrancando avviciniano la casa di un amico. Arriviamo pieni di storie americane ma poi ci accomodiamo nei racconti di sempre che pescano nei ricordi comuni, parlano dei nostri luoghi e raccontano le persone che ci aspettano di la dall'oceano, perché è questo che accade con gli amici, ovunque ci si incontri, e anche di più soprattutto in presenza di bucatini all'amatriciana, burrata con peperoni e vermentino di Gallura.
Ci avviciniamo un'ultima sera alla nostra casa di Brooklin, ancora una volta di notte con tante ore e luci e foto e passi e scale alle spalle, ci era sembrata la più scomposta nella fila di villini la prima volta che l'abbiamo vista e ora che abbiamo imparato la strada, il numero di interminabili ripidi gradini (dannatamente sempre) senza scala mobile alla nostra fermata della metro, la sequenza di palazzi e negozi e semafori e scuole, ci sembra familiare e neanche tanto scomposta.
E infine ci avviciniamo a casa nostra, dove ci aspettano giorni narcolettoci e notti insonni, pasta al forno e vino bianco, due gatte e molti bucati, e una sensazione di stranianento, la stessa che accompagna ogni rientro.
featuring: andre, tommi e il loro contributo soprattutto in termini di amatriciana e bakehouse
Siamo partiti incontrandoci come per caso una sera di Agosto a casa, traiettorie convergenti che partivano da vite invernali distinte e punti mentalmente lontani. Nel viaggio abbiamo varato rituali, ci siamo scambiati ruoli, ci siamo aiutati in modi diversi e insoliti, abbiamo condiviso spazio (a volte poco) e tempo (a volte troppo). Siamo partiti come individui e nel viaggio abbiamo formato una squadra.
Come una squadra un po' sfatta e strappata la sera prima della partenza risaliamo a fatica la 87ma nella Upper West Side, sul lato opposto di Central Park dove abbiamo speso le ultime ore culturali al Guggheneim, e arrancando avviciniano la casa di un amico. Arriviamo pieni di storie americane ma poi ci accomodiamo nei racconti di sempre che pescano nei ricordi comuni, parlano dei nostri luoghi e raccontano le persone che ci aspettano di la dall'oceano, perché è questo che accade con gli amici, ovunque ci si incontri, e anche di più soprattutto in presenza di bucatini all'amatriciana, burrata con peperoni e vermentino di Gallura.
Ci avviciniamo un'ultima sera alla nostra casa di Brooklin, ancora una volta di notte con tante ore e luci e foto e passi e scale alle spalle, ci era sembrata la più scomposta nella fila di villini la prima volta che l'abbiamo vista e ora che abbiamo imparato la strada, il numero di interminabili ripidi gradini (dannatamente sempre) senza scala mobile alla nostra fermata della metro, la sequenza di palazzi e negozi e semafori e scuole, ci sembra familiare e neanche tanto scomposta.
E infine ci avviciniamo a casa nostra, dove ci aspettano giorni narcolettoci e notti insonni, pasta al forno e vino bianco, due gatte e molti bucati, e una sensazione di stranianento, la stessa che accompagna ogni rientro.
featuring: andre, tommi e il loro contributo soprattutto in termini di amatriciana e bakehouse





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