Il fiume esercita un'ancestrale attrazione sugli esseri umani. L'acqua che scorre ha un potere ipnotico, nel tempo ha originato filosofie e ispirato poemi.
I fiumi però per me esercitano per lo più una viscerale repulsione perché a parte isolate eccezioni di altissima montagna li considero allo stesso livello di armi batteriologiche di letale pericolosità. Forse perché i maggiori fiumi in Italia mezz'ora dopo la sorgente incontrano otto distretti industriali, due dozzine di allevamenti intensivi e un paio di grandi città con problemi seri di funzionamento dei depuratori prima di sversare il tutto a meno di venti metri da una delle spiagge in cui vorrei fare il bagno.
In America invece i fiumi mantengono alti i consensi, forse perché qui gli spazi sono grandi e i fiumi possono scorrere incontaminati per interi stati ed essere usati per ispirare canzoni folk e ospitare set per river-movies su storie di vecchi e nuovi cowboy.
Il Colorado ad esempio nel suo viaggio di 2400 km (sei volte il Tevere) attraversa lo stato omonimo e poi Utah, Nevada, Arizona e California (facendo da confine qua e la) per sfociare infine in Messico.
Lo abbiamo seguito nel suo corso a partire da sud, sembrava lontanissimo e irraggiungibile nella profondità abissale del Grand Canyon.
Lo abbiamo ritrovato nella parte alta del Glen Canyon viaggiando dalla Monument Valley verso Escalante, bellissimo, selvaggio e disperatamente solitario.
Lo abbiamo visto riempire il bacino artificiale del lago Powell, azzurro intenso, grandissimo, il cui perimetro supera in lunghezza quello della costa pacifica degli US.
Lo abbiamo rincorso a Page, dove crea un'ansa di spettacolare suggestione attraendo folle come in un pellegrinaggio pagano.
Ma più di ogni altra cosa lo abbiamo finalmente raggiunto nell'intimità del Lees Ferry a valle della diga di Powell, dopo aver attraversato il ponte navajo ed essetr scesi lungo il Marble Canyon, una mattina che avevamo bisogno di un'oasi, con in testa i Talking Heads e Bruce Spreengsteen.
Quella mattina sul presto a Lees Ferry, dopo aver fatto i soliti selfie con sfondi fluviali ed esserci bagnati i piedi nell'acqua a 10 gradi, Lolli ed io ci intrattenevano su un piccolo molo fluttuante appartato, riflettendo sulle variazioni ecosistemiche successive alla costruzione della diga.
Passava di lì Brady, indossava jeans, t-shirt e infradito, era la rappresentazione archetipica dell'attore da river-movie. Mentre armeggiava con una bella barchetta ci chiede "how are you doing today". Rispondiamo che stiamo decidendo del resto della giornata, che ci piacerebbe fare un giro sul fiume ma non sappiamo bene come organizzare la cosa visto che a Lees Ferry non sembrano esserci offerte strutturate di attività ricreative fluviali. Ci dice per trecento dollari ci porta lui, su fino alla diga con un passaggio halfway all'horseshoe bend, più o meno un'ora in tutto.
Andata per il fuori programma nautico, ma siamo tutti senza cash, serve un'idea, Brady dalla riva del fiume Colorado dice che si può fare con il suo iphone, solo però che il suo telefono è scarico, fastidioso imprevisto, serve un'idea, mi ricordo di avere in macchina il powerbank e una selezione di cavetti, ottimo, transazione possibile.
A dieci minuti dall'inizio della gita il tipico rumore di avaria grave del motore ci annuncia una grave avaria del motore bloccandoci in una delle tante anse. Brady dice "not that good" e poi dopo una ricognizione "I'm afraid we should flow". Gli chiedo se flow è una metafora del fatto che qualcuno verrà a recuperarci e lui risponde "just flow", che considerando la distanza percorsa equivale ad almeno un paio di ore di flowing che passiamo chiacchierando, immergendoci in perfetta solitudine in questo tratto drammaticamente bello di Colorado.
Nessuna transazione effettuata perche Brady non ha voluto denaro, ma il naufragio è stato un gran successo e troveremo un modo creativo di differirla a quando torneremo a casa.
#usa2019 #usasouthwest
I fiumi però per me esercitano per lo più una viscerale repulsione perché a parte isolate eccezioni di altissima montagna li considero allo stesso livello di armi batteriologiche di letale pericolosità. Forse perché i maggiori fiumi in Italia mezz'ora dopo la sorgente incontrano otto distretti industriali, due dozzine di allevamenti intensivi e un paio di grandi città con problemi seri di funzionamento dei depuratori prima di sversare il tutto a meno di venti metri da una delle spiagge in cui vorrei fare il bagno.
In America invece i fiumi mantengono alti i consensi, forse perché qui gli spazi sono grandi e i fiumi possono scorrere incontaminati per interi stati ed essere usati per ispirare canzoni folk e ospitare set per river-movies su storie di vecchi e nuovi cowboy.
Il Colorado ad esempio nel suo viaggio di 2400 km (sei volte il Tevere) attraversa lo stato omonimo e poi Utah, Nevada, Arizona e California (facendo da confine qua e la) per sfociare infine in Messico.
Lo abbiamo seguito nel suo corso a partire da sud, sembrava lontanissimo e irraggiungibile nella profondità abissale del Grand Canyon.
Lo abbiamo ritrovato nella parte alta del Glen Canyon viaggiando dalla Monument Valley verso Escalante, bellissimo, selvaggio e disperatamente solitario.
Lo abbiamo visto riempire il bacino artificiale del lago Powell, azzurro intenso, grandissimo, il cui perimetro supera in lunghezza quello della costa pacifica degli US.
Lo abbiamo rincorso a Page, dove crea un'ansa di spettacolare suggestione attraendo folle come in un pellegrinaggio pagano.
Ma più di ogni altra cosa lo abbiamo finalmente raggiunto nell'intimità del Lees Ferry a valle della diga di Powell, dopo aver attraversato il ponte navajo ed essetr scesi lungo il Marble Canyon, una mattina che avevamo bisogno di un'oasi, con in testa i Talking Heads e Bruce Spreengsteen.
Quella mattina sul presto a Lees Ferry, dopo aver fatto i soliti selfie con sfondi fluviali ed esserci bagnati i piedi nell'acqua a 10 gradi, Lolli ed io ci intrattenevano su un piccolo molo fluttuante appartato, riflettendo sulle variazioni ecosistemiche successive alla costruzione della diga.
Passava di lì Brady, indossava jeans, t-shirt e infradito, era la rappresentazione archetipica dell'attore da river-movie. Mentre armeggiava con una bella barchetta ci chiede "how are you doing today". Rispondiamo che stiamo decidendo del resto della giornata, che ci piacerebbe fare un giro sul fiume ma non sappiamo bene come organizzare la cosa visto che a Lees Ferry non sembrano esserci offerte strutturate di attività ricreative fluviali. Ci dice per trecento dollari ci porta lui, su fino alla diga con un passaggio halfway all'horseshoe bend, più o meno un'ora in tutto.
Andata per il fuori programma nautico, ma siamo tutti senza cash, serve un'idea, Brady dalla riva del fiume Colorado dice che si può fare con il suo iphone, solo però che il suo telefono è scarico, fastidioso imprevisto, serve un'idea, mi ricordo di avere in macchina il powerbank e una selezione di cavetti, ottimo, transazione possibile.
A dieci minuti dall'inizio della gita il tipico rumore di avaria grave del motore ci annuncia una grave avaria del motore bloccandoci in una delle tante anse. Brady dice "not that good" e poi dopo una ricognizione "I'm afraid we should flow". Gli chiedo se flow è una metafora del fatto che qualcuno verrà a recuperarci e lui risponde "just flow", che considerando la distanza percorsa equivale ad almeno un paio di ore di flowing che passiamo chiacchierando, immergendoci in perfetta solitudine in questo tratto drammaticamente bello di Colorado.
Nessuna transazione effettuata perche Brady non ha voluto denaro, ma il naufragio è stato un gran successo e troveremo un modo creativo di differirla a quando torneremo a casa.
#usa2019 #usasouthwest








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