L'empatia con New York è talmente rapida che confonde, non si capisce se nasca dalla suo fascino endogeno o dalla familiarità che abbiamo stratificato in anni di cinema. Ogni cosa sembra concepita per mettere chiunque a proprio agio. Bella, facile, fruibile, vibrante.
In molti versi rappresenta la nemesi di Roma, per la regolarità della sua struttura urbanistica, la dinamicità dell'innovazione che sfrutta l'intelletto per incorporare l'eredità del passato, il coraggio della sperimentazione e l'investimento sull'arte e infine il riconoscimento che tutto ciò raccoglie dai cittadini che vivono la città in modo partecipativo e solare.
Ogni angolo nella dowtown sembra studiato per offrire un primo piano da incorniciare, e ogni prospettiva dalla distanza offre un profilo affascinante che sia alba o tramonto, con il sole e con la nebbia, dalla terra e dal mare.
E in più alla fine di ogni giornata scorrono i titoli di coda con i personaggi principali, featuring;
- il furgoncino che ha permesso a Flavio di arricchire la sua dieta esclusiva di cheeseburger inserendo gli hot dog e a Lolli di iniziare un grande amore con il piatto halal di lamb over rice
- il bicchiere di caffè in mano per almeno metà mattina, che qui evolve in accessorio e complemento di abbigliamento dei giovani eleganti rampanti nella dowtown, protagonista di scambi di favori o galanterie
- la coppia di colore in metropolitana, bellissimo lui, bellissima lei, vestiti di marca e certezza del villino nei quartieri alti
- gli operai con caschetto fluo in pausa pranzo su qualsiasi panchina
- il battello per Staten Island che fluttua accanto la statua della libertà
- le casette a schiera di mattoncini a Brooklin con il cancello e la scala prima della porta di ingresso
- il vapore che esce dai tombini in strada
- la gang di afroamericani chiassosa la sera sugli scalini di un portone
- le traiettorie sacre del jogging a Central Park
- le torri gemelle, assenza tangibile al di la del tempo e della trasformazione dello spazio che hanno occupato
In molti versi rappresenta la nemesi di Roma, per la regolarità della sua struttura urbanistica, la dinamicità dell'innovazione che sfrutta l'intelletto per incorporare l'eredità del passato, il coraggio della sperimentazione e l'investimento sull'arte e infine il riconoscimento che tutto ciò raccoglie dai cittadini che vivono la città in modo partecipativo e solare.
Ogni angolo nella dowtown sembra studiato per offrire un primo piano da incorniciare, e ogni prospettiva dalla distanza offre un profilo affascinante che sia alba o tramonto, con il sole e con la nebbia, dalla terra e dal mare.
E in più alla fine di ogni giornata scorrono i titoli di coda con i personaggi principali, featuring;
- il furgoncino che ha permesso a Flavio di arricchire la sua dieta esclusiva di cheeseburger inserendo gli hot dog e a Lolli di iniziare un grande amore con il piatto halal di lamb over rice
- il bicchiere di caffè in mano per almeno metà mattina, che qui evolve in accessorio e complemento di abbigliamento dei giovani eleganti rampanti nella dowtown, protagonista di scambi di favori o galanterie
- la coppia di colore in metropolitana, bellissimo lui, bellissima lei, vestiti di marca e certezza del villino nei quartieri alti
- gli operai con caschetto fluo in pausa pranzo su qualsiasi panchina
- il battello per Staten Island che fluttua accanto la statua della libertà
- le casette a schiera di mattoncini a Brooklin con il cancello e la scala prima della porta di ingresso
- il vapore che esce dai tombini in strada
- la gang di afroamericani chiassosa la sera sugli scalini di un portone
- le traiettorie sacre del jogging a Central Park
- le torri gemelle, assenza tangibile al di la del tempo e della trasformazione dello spazio che hanno occupato



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