Non è solo l'effetto del jet leg che mi tira fuori dal letto la mattina all'alba e mi scaraventa fuori dalla stanza e dai motel.
C'e una componente adrenalinica fortissima dietro la voglia di divorare la strada e stordirsi di paesaggi.
Lo sapevo da sempre che questa porzione di US ospitava uno sconfinato parco a tema geologico, e ora che sono qui mi sembra che il tempo mi sfugga, guardo con struggimento gli stagionati easyriders, le immense motorhome e camionisti perché hanno tutti in comune una forma di nomadismo che solo in questa parte del mondo diventa filosofia e modalità di vita. On the road.
Dal Gran Canyon a Page è una discesa di qualche centinaio di piedi e un'impennata di un paio di decine di Farheneit (numeri in libertà), condizioni estreme di temperatura e (in)umidità che inaridiscono i pensieri e prosciugano le forze, 42 gradi di implacabile deserto.
Il Colorado Plateau è un arido disabitato vasto nulla a 2000 metri sul livello del mare, un monumentale affioramento di più di 500.000 km2 di arenarie letteralmente solcate dal Colorado e dai suoi affluenti che lo tagliano in verticale ostacolando dai tempi dei tempi le vie di comunicazione.
Ma mentre sul Grand Canyon ti senti all'epicentro del viaggio ideale da sempre sognato da tutti i mortali, arrivato a Page sei li che ti chiedi se non sia a causa della follia collettiva alimentata da tour operator malvagi e avidi, che centinaia di persone passeggiano indifesse sotto il sole allo zenit in mezzo al nulla ad Agosto. Lo sconforto dura poco, il tempo di affacciarsi sull'horshoe bend, di calarsi nell'Antelope Canyon, scaraventarsi nel Lake Powell in cerca di forme di acqua diffusa, farsi sorprendere dal tramonto sulla scenic view per il Glenn Canyon.
Tra dannazione e stupore il plateau, questa immensa pila di sedimenti, è protagonista e filo conduttore, elemento di raccordo delle tappe di un percorso che fino a pochi giorni fa era solo la lista dei toponimi coordinati su una delle tante proposte turistiche.
C'e una componente adrenalinica fortissima dietro la voglia di divorare la strada e stordirsi di paesaggi.
Lo sapevo da sempre che questa porzione di US ospitava uno sconfinato parco a tema geologico, e ora che sono qui mi sembra che il tempo mi sfugga, guardo con struggimento gli stagionati easyriders, le immense motorhome e camionisti perché hanno tutti in comune una forma di nomadismo che solo in questa parte del mondo diventa filosofia e modalità di vita. On the road.
Dal Gran Canyon a Page è una discesa di qualche centinaio di piedi e un'impennata di un paio di decine di Farheneit (numeri in libertà), condizioni estreme di temperatura e (in)umidità che inaridiscono i pensieri e prosciugano le forze, 42 gradi di implacabile deserto.
Il Colorado Plateau è un arido disabitato vasto nulla a 2000 metri sul livello del mare, un monumentale affioramento di più di 500.000 km2 di arenarie letteralmente solcate dal Colorado e dai suoi affluenti che lo tagliano in verticale ostacolando dai tempi dei tempi le vie di comunicazione.
Ma mentre sul Grand Canyon ti senti all'epicentro del viaggio ideale da sempre sognato da tutti i mortali, arrivato a Page sei li che ti chiedi se non sia a causa della follia collettiva alimentata da tour operator malvagi e avidi, che centinaia di persone passeggiano indifesse sotto il sole allo zenit in mezzo al nulla ad Agosto. Lo sconforto dura poco, il tempo di affacciarsi sull'horshoe bend, di calarsi nell'Antelope Canyon, scaraventarsi nel Lake Powell in cerca di forme di acqua diffusa, farsi sorprendere dal tramonto sulla scenic view per il Glenn Canyon.
Tra dannazione e stupore il plateau, questa immensa pila di sedimenti, è protagonista e filo conduttore, elemento di raccordo delle tappe di un percorso che fino a pochi giorni fa era solo la lista dei toponimi coordinati su una delle tante proposte turistiche.









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