venerdì 16 agosto 2013

Living in a Hostel, sleeping in a tube

La ventenne che fui ne aveva frequentati diversi, belli e brutti, grandi e piccoli, in coppia e in gruppo. La (quasi) quarantenne che sono ha un reflusso di sentimentalismo ogni volta che trepida al momento dell'apertura di una nuova camera e alla vista dei suo letti a castello in batteria. La novita e che a distanza di 20 anni la camerata da sei la riempie agevolmente senza ausilio di compagni viaggiatori stranieri grazie alla allegra brigata di consanguinei con cui si accompagna.
Viaggiare in ostello in famiglia e una piacevole rivelazione gia pregustata in California qualche tempo fa. Gli ambienti comuni sono spesso confortevoli e provvisti di DVD e giochi per bambini, roba buona, indipendente, ecosostenibile biocompatibile a grande potenziale di stimolazione cognitiva. 


Il self catering oltre ad essere un'opzione interessante per le nostre colazioni pigre e prolungate resta una forma di esperienza gastro-etnica e sociale di rilievo.
Nei miei ricordi il popolo degli ostelli mittel-europei era parecchio giovane e lievemente frammentato di gruppi familiari (tedeschi). Oggi trovo trentenni e quarantenni ma pure cinquantenni perloppiu esperti frequentatori di passeggiate montane che al mattino si scambiano opinioni sugli ultimi materiali ipertecnici che resistono alle piogge torrenziali e al vento. Frequentare le cucine degli ostelli e spassoso, non solo per questioni di voyeurismo - ognuno accatasta diligentemente generi alimentari occupando una porzione di dispensa e di frigorifero -  ma anche per questioni gastro-culturali. 
Una sera abbiamo deciso di mangiare  in un ostello a Loch Lomond dopo un'incursione in un farmer shop alla ricerca di prodotti tipici. Abbiamo predisposto la solita cena fatta di sessantadue portate diversificate per componente familiare, fascia di eta e propensione all'assaggio, occupando numerosi dei numerosissimi fornelli e forni e una percentuale rilevante dei diversi metri quadri di superficie di appoggio, andando come ogni sera in panne per questioni di ritardi sulla tabella di marcia e duenni incazzosi, mentre gruppi di ogni nazionalita si susseguivano preparando in pochi minuti cene a base di scatolette microondate e precotti di ogni genere, tutti accomunati da un forte odore di spezie inesistenti in natura con un sottofondo prevalente di aglio sintetico, roba che un italiano medio si farebbe scrupolo ad offrire al randagio sotto casa.
Fanno bene loro? Non lo so, ma senza voler pensare ad un improbabile paragone con le teorie slow food di una moderna mamma italiana e le sue fisse da pasto bilanciato io credo fermamente che anche i piu spartani trekkisti nostrani accampati sul cucuzzolo piu impervio dell'appennino Vatelappesca non oserebbero tanto, e la pasta sarebbe De Cecco, anche scondita, e il prosciutto sarebbe San Daniele, accompaganto da pane fresco o cracker DOP.
Ostellare é bello perche ci si sente in compagnia, si scambia sempre qualche chiacchiera con compagni viaggiatori, ci si offre aiuto ense serve lo zucchero, ci si raccontano gli itinerari, si scopre che ci sono le costruzionidi legno e il puzzle con Loch qualcosa in 3000 pezzi.
La formula ostello insomma ci piace e viene incontro alla nostra nuova modalita "less is more", buona anche per il portafogli visto che tra l'altro siamo in Scozia, che non si dica che non ci caliamo nel ruolo noi. Ci prendiamo talmente tanto gusto che,  in partenza da Loch Lomond, e con la prospettiva di passare la notte seguente all'addiaccio dal momento che non abbiamo un posto in cui andare e che in questo ultimo week end di vacanze agostane scozzesi prima dell'inizio del nuovo anno scolastico pare che tutti abbiano scelto le highlands per salutare l'estate, prenotiamo al telefono un "wooden" qualcosa di non ben compreso per 50 pounds a notte, un prezzo in effetti alquanto sospetto (gli ostelli hanno prezzi solo lievemente ribassati rispetto ad altre formule di alloggio, tipo B&B).

Saró sempre orgogliosa del fairplay  da noi mostrato alla vista del nostro wooden tube, 4 mq al massimo quasi tutti occupati da strettissimi letti  in un cilindro che profuma di pino, in riva ad un ruscelletto nei pressi del lago di Loch Ness.  Niente puo scoraggiarci ormai, evviva i tubi di legno!

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