sabato 24 agosto 2013

Prima sequenza di Blade Runner

È la sensazione che si prova entrando in Edimburgo nel sabato della settimana conclusiva dei tre festival che si danno appuntamento in questa cittá in Agosto (il festival di Edimburgo, il Fringe frstival e il MilitaryTattoo).

Migliaia di persone affollano la old town di mattina, mentre artisti di strada inscenano gag lungo  il Royal Mile e altrettante pullulano tra le mura del castello, rendendolo infrequentabile. 
Mi sono sentita respinta come un corpo estraneo, almeno fin quando al termine del nostro slalom tra orde di giapponesi non abbiamo guadagnato uno spazio di verde nei giardini accanto la Princess Street e li ci siamo spiaggiati per due ore bevendo the sull'erba e inseguendo scoiattoli. 

A quel punto è anche uscito il sole consolidando cosí la riconciliazione con la cittá e con rinnovato coraggio e calandoci  pomeriggio nel Fringe festival stavolta cogliendone lo spirito. Il Fringe è una falange del festival di Edimburgo storicamente legata ad un gruppo di performer esclusi dalla rassegna ufficiale che diedero inizio ad una rassegna parallela più fricchettone e più, come dire, pezzente.
A noi si è presentato come un colorato e vivace a vicendarsi di artisti di strada che ogni pochi metri tengono banco con numeri più o meno validi il cui "Gran Finale" è preceduto da una più o meno simpatica questua agli spettatori per incoraggiarli alla donazione.

Edimburgo durante il Fringe è un enorme luna park per bambini, che sono ta gli spettatori ideali di maghi e giocolieri. A Edimburgo ho iniziato a registrare i primi segni di un cambiamento epocale dalle tinte meravigliose e tragiche: i bambini reggno le fatiche del tour forzato nelle cittá bene. Benissimo. Meglio di noi.
Dove io arrancavo alla ricerca di un prato loro si rotolavano giù per i pendii, dove io volevo sfoltire la numerositá di giapponesi a colpi d mitraglia loro si infilavano spavaldi nelle stanze senza ossigeno del castello, dove io cercavo il più confortevole ristorante della cittá loro avrebbero volentieri cenato con hot dog seduti in strada guardando gli spettacoli.
Edimburgo ci mette un pò a sedurci è la nostra tappa virtualmente più lunga a questo punto del nostro on-the-road accelerato, ma è anche la prima città, e le città si sa, sanno prendersi il loro tempo per conquistare il viaggiatore.  Mi seduce il ristorante indiano in cima ad una ripida scala in cui forse abbiamo cercato più un rifugio dalla folla che del cibo, ma in cui ho mangiato il miglior cibo indano fuori dai confin indiani fino ad oggi. Mi seduce il sole che finalmente sconfigge le nubi cattive e resta li tutto il giorno, tutti i due giorni, rivelando i colori nascosti in questa cittá altrimenti grigia nella sua decandenza.
Poi c'è questa cosa, e cioè una mia velleitá di sempre. Un giorno, non so bene se in uno spazio che riuscirò a trovare in questa vita o se dovrò inventarmene un'altra, io trascorrerò lietissime ore ad architettare un design genialmente lezioso (tra l'inglese e il bavarese) del mio giardino piantandomqua, seminando la, zappettando giu, potando su. Avrò un cappello di paglia e dei guanti a fiori, saprò i nomi e le proprietá di talune qualitá rare di specie comuni (tipo la versione nuovo-zelandese del gelsomino vulgaris)  che mi farò spedire dai loro originali luoghi di nascita, saprò tempi e modi della loro coltivazione, distribuirò con generositá talee agli amici che però nei loro vasi rimarranno tristi e asfittiche destando invidia e frustrazione. 
Ecco, a Edimburgo ho iniziato a gettare le basi che mi condurranno a questo risultato, passeggiando nello splendido orto botanico in una domenica di sole slendente e fotografando i nomi di quasi tutte le piante del rock garden e del giardio di azalee.

Meritava più tempo Edimburgo, e devo averlo detto giá un'altra volta, quasi venti anni fa, quando sono andata via dopo tre giorni trascorsi insieme a Tommy nella casetta di Jenny e Michele nei loro mesi quassù. Poco male, non c'è due senza tre!

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