domenica 25 agosto 2013

A tavola!

Uno dei momenti più temuti negli ultimi anni è quello in cui la mia famiglia prende posto in un ristorante. Sicuramente molto temuto dai ristoratori - categoria per la quale ho imparato ad avere gran rispetto - ma anche da noi che ci troviamo a fare delle scelte che devo mettere insieme esigenze nutrizionali, gusti personali, ricircolo degli scarti, ripensamenti dolorosi, condivisioni estemporanee, ripartizioni eque. È chiaro che la complessitá del problema richiederebbe livelli di concentrazione elevati, ma è altrettanto tristenente vero che il problema spesso viene risolto mentre si rivolgono domande ad in cameriere di un altro paese e in un'altra lingua, e tutti stanno negoziando ad alto volume i rispettivi posti, e nel frattempo hanno intempestive richieste da soddisfare (posso andare a vedere i bagni, mi metti il gioco del coccodrillo sull'iphone, come si dice "pound" in inglese?).
A questo giro abbiamo provato ad adottare un paio di contromisure per evitare il ricovero in psichiatria: i pranzi al sacco (altrimenti detti "kinke-kinke") e il giá ricordato self catering a cena.
Il pic nic nell'area anglosassone è favorito dalla presenza di aree attrezzate più o meno ovunque, tavolo e panca di legno non si negano a nessuna area di sosta. Inoltre la Scozia è talmente poco abitata che in diverse aree si parla di meno di due abitanti per km2, il che si riflette nella totale assenza di centri abitati per tratti di strada lunghissimi. A meno di non pianificare con molta cura e pecisione l'itinerario quotidiano non è affatto banale incontrare una locanda sul prorio cammino proprio all'ora di pranzo, e avere in macchina un piccola scorta di pane&companatico non è affatto una cattiva idea. Il turismo da supermarket è poi un aspetto che mi diverte sempre molto in vacanza, perchè mi avvicina al quotidiano della gente del luogo. Agli ostelli e castelli dovrei aggiungere la mappa dei Tesco e dei Cooperative, in cui abbiamo avuto modo di apprezzare le slices di prosciutto cotto e formaggio cheddar, le fragole e le arance che qui sono di stagione in questo periodo (e buonissime peraltro), i prodotti di bakery freschi, specialmente muffin e pane alle olive, ma anche biscotti digestive di ogni tipo e cracker di farina di orzo con semi di zucca da sgranocchiare in macchina.

Abbiamo ovviamente mangiato anche spesso nei ristoranti, e riscontrato che a dispetto di quanto si dice in giro sul modo in cui si nutrono i britannici, alla fine qualche aspetto interessante c'è anche qui.
Inizio con un grande escluso, perchè ad oggi non ho ancora avuto il coraggio di affrontare il tema, che è l'haggis, un insaccato che da intero assomiglia ad uno stomaco di mucca farcito e che nella realtá è esattamente uno stomaco di mucca farcito. Di interiora di pecora.
Giuro però che mi incuriosisce tantissimo, anche perchè è il piatto nazionale e Robert Burns, amatissimo poeta scozzese, gli dedicò i versi di un poema (Address to Haggis) che ogni anno viene recitato la sera del 25 Gennaio, data in cui gli scozzesi in tutto il mondo si riuniscono per celebrare la sua morte con una cena in cui l'haggis è gran protagonista.
Altra specialitá poco affrontata, e anche più terraterra per cosí dire, è il fish&chips. Alcuni di noi ci hanno provato il primo giorno ma si sono subito pentiti, facciamo che sono riusciti ad andare avanti per cinque o sei bocconi prima di essere assaliti dai primi dubbi e altri tre o quattro ancora prima di arrendersi ad un totale pentimento. La nostra vacanza non è abbastanza lunga da dar seguito all'intenzione, più volte espressa, di ritentare in futuro.
C'è poi quella storia dei Mars fritti, ma io non ci ho mai creduto davvero. Proprio i Mars, quelli cicoccolato e caramello che solitamente restano per intere stagioni negl espositori della disperazione (prodotti invenduti se non in situazioni di emergenza da capriccio bimbo al momento del conto o per raggiungere il valore target di resto in caso di pagamento con banconote di grosso calibro) poco prima delle casse dei supermercati. Quelli che anche da non fritti provocano sguardi di grande biasimo se avvistati tra le mani di un minorenne. Ebbene sí, pare che gli scozzesi li friggano prima di mangiarli, e io li ho visti anche sul menù di un negozio fish&chips.
In Scozia si usa moltissimo l'avena, che negli ultimi anni è di gran moda tra i nutrizionista e salutisti per via delle sue comprovate proprietá anticolosterolo. Quipiù che un trend gastro-salutista sembra una roba tradizionale, e viene usata in molti prodotti da forno e snack. Sono apprezzatissimi ad esempio gli oatcakes, che io adoro e di cui ho sempre tenuto una piccola scorta in macchina, ottimi come base per le tartine con salmone affumicato, il nostro aperitivo must.
Il pesce è grandissimo protagonista in Scozia, che ha una costa di tantissime centinaia di km. Usatissimo il salmone, sia fresco che affumicato, ma altrettanto famoso l'haddock, che dovrebbe essere un cuginetto del merluzzo, che viene leggermente affumicato e poi utilizaato in diverse preparazioni cotte come ad esempio le fish pie (tortini di pesce, patate e cipolle) e la famosa scullen sink, minestra nazionale servita ovunque a detta di tutte le guide, ma io chissá perchè non sono riuscita a trovarla mai. Pocomale, a quanto capisco si tratta di ricombinare gli stessi ingredienti della fish pie (invece onnipresente) in fase liquida anzichè solida.
Il pesce fresco, cosí come la carne fresca, occupa una parte minima degli scaffali dei supermercati, dove invece impazzano pietanze preparate o inscatolate di ogni tipo. Con i bambini ci siamo tolti lo sfizio di comprare pesce fresco ad Ullapool. Trovare il venditore sarebbe stato impossibile senza un opuscolo pubblicitario che la padrona del nostro cottage ci ha lasciato a casa, ma alla fine ci siamo riusciti ed è stato divertente, aveva un camioncino pieno di filetti vari e di aragoste che i bambini si sono divertiti ad accarezzare. Abbiamo preso salmone, merluzzo e haddock, quest'ultimo cucinato al latte e buonissimo.

Raramente mi è capitato di vedere macellerie nei villaggi, e il pesce fresco, cosí come la carne fresca, occupa una parte minima degli scaffali dei supermercati, dove invece impazzano pietanze preparate o inscatolate di ogni tipo. Pazzesco se si pensa che qui mucche e pecore spopolano tra pascoli verdissimi tutto il giorno, e non credo abbiano mai conosciuto un chicco di mangime industriale.
La cosa più simile ad una macelleria che abbiamo frequentato è stato un farmer market nella zona di Loch Lomond, dove abbiamo comprato bistecche di manzo, scottish pie a base di carne, uova di anatra e pane.
I dolci non li abbiamo molto capiti. Circolano improbabili camioncini di gelati, ma pochi, e nei ristoranti servono cose internazonali tipo pannecotte variegate. Francesco una sera a Skye ha preso un buonissimo dessert a base di yoghurt e miele con immancabili fiocchi di avena nel mezzo, e i bambini un paio di volte si sono avventurati in cupcakes variopinti, che a dispetto dell'entusiasmo iniziale hanno abbandonato dopo pochi bites.




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