domenica 18 agosto 2013

Northern Highlands, tour antiorario

Abbandoniamo il nostro tubo di legno di domenica mattina, dopo aver prelevato le uova fresche nella cassetta delle uova, come si usa qui. Un pound per quattro uova, sulla fiducia. Nessun lucchetto, nessun allarme.
Direzione nord, la nostra prima meta si chiama Tongue, una lingua di nome e di fatto, adagiata sul versante orientale di un fiordo, o firth, o loch, o kyle, qui sulle mappe fiordi e laghi sono sempre doviziosamente disegnati anche se piccolissimi, e quello che non riuscirò mai a spiegarmi è la ragione per cui questa meraviglia paesaggistica su cui i ciginetti norvegesi hanno costruito tre quarti di un Prodotto Interno Lordo sia invece così poco valorizzata in Scozia. Direi che tutto in Scozia è sfruttato ad quinto del suo potenziale, dalla cucina (che non è terribile, ne riparleremo) all'artigianato, che annovera almeno un paio di categorie almeno per me di un certo interesse sul tema dei derivati della lana e degli scafandri da caccia simil-barboor, reperibili solo tra la paccottiglia inguardabile nei tristissimi negozi di souvenir, in ogni caso solo nei centri piû grandi. Quandi tre o quattro villaggioni al massimo.
Arriviamo a Tongue percorrendo una scenic route che collega Thurso (in cui abbiamo reso onore al Tesco locale con una accurata visita al reparto pollo&dintorni) a Ullapool, nostra meta di domani.
Ci siamo fermati a fare merenda sulla spiaggia di Dornoch, con frutta e biscotti sotto e un vento sferzante. È sempre con la stessa condiscendenza che assistiamo all'utilizzo del mare da parte dei cittadni del mondo che vivono sopramil parallelo della Liguria. Un ragazzino è sceso dalla macchina in costume e si è buttato in acqua mentre i genitori lo guardavano da lontano con i finestrini chiusi e noi dall'intermo dei nostri pile e dei nostri Quechua. Due sorelline con una mezza muta si sono lanciate verso la riva ma poi hanno cincischiato diversi minuti giocando con la loro tavoletta da surf. Verrebbe da scendere e dir loro: ok ragazzi, adesso vi racconto una storia fatta di ombrelloni e sabbia bollente, di 35 gradi e tanti pesciolini. 

Noi del Mediterraneo diamo sempre per scontate un sacco di cose, tipo che al mare ci si va in costume e ci si fa il bagno solo tra un Luglio inoltrato e un Agosto stabile. Diamo anche per scontato che se una mattina ci si sveglia e c'è il sole, ci si posa permettere di fare altre cose prima di precipitarsi di fuori a vivere lemore di sereno come se fossero le ultime. È per questo che mi piace viaggiare, perchè è giusto rimettere le cose in prospettiva ognif tanto!
Abbiamo anche fattodue passi sul campo da golf, e per la prima volta calcato un prato scozzese, questa specie di moquette foltissima e verdissima che spiega il perchè si sia sentita la necessitá di costruirci sopra una religione fatta di buche e mazze.

Abbiamo proseguito su per Helmsdale, dove abbiamo pranzato nell'unica locanda aperta tra le due del villaggio. Da viaggiatrice vorrei abolire la domenica, perchè quando si viaggia di domenica c'è sempre qualcosa, una cittadina deserta, un ristorante chiuso, un silenzio surreale, che mi fa sentire sola e malinconica e mi fa desiderare il pranzo in famiglia. 
I venti del Nord sono i protagonisti di questa parte di itinerario, a Dunnet Head (il VERO punto piû a Nord dell'isola britannica) siamo a malapena riusciti ad uscire dalla macchna, e il vento ci ha presi a sportellate a me e Lolli. Peccato, si vedevano le isole Orcadi in lontananza, ma tutto quello che sono riuscita a pensare guardandole mentre cercavo di non farmi strappare ai mie cari dalle folate, è che bisogna essere pazzi per andare alle Orcadi con tutto quel vento.
Il paesaggio della costa nord orientale è selvaggio e quasi ostile, solo un pò addolcito dal viola dell'erica che fiorisce in Agosto e che tenace e testarda ricopre le alture.
 È da Thurso in poi che  la strada incomincia a volteggiare attorno ai loch disegnandone i contorni, seguendone i profili e triplicando la strada che percorriamo in macchina, qui dove mare e terra coesistono sotto lo stesso orizzonte.
Un vero peccato aver passato una sola notte a Tongue, è piaciuto a tutti cenare nella bella sala con le vetrate sul mare dell'ostello che ci ha ospitati, cucinando pollo al forno con le patate il cui odore ha invaso i corridoi scavalcando noodles in scatola e precotti cipollosi.
Tongue e Ullapool sulla carta non sono poi tanto distanti, meno di quattro ore di viaggio, ma dal punto di vista della ciurma è una pesantissssssima giornata di traferimento che va opportunamente segmentata da pause emozionanti, e le nostre emozioni  sono state una bella passeggiata sul sentiero che conduce ai resti del castello di Tongue, con una straordinaria vista sul kyle sottostante con merenda a base di frutta e biscotti, e una passeggiata dopo pranzo sulla sabbia del kyle di Durness alla ricerca del battello per la sponda opposta, dalla quale è possibile raggiungere Cape Wrath. 
La partenza del battello è subordinata A) alle condizioni meteo e B) alle condizioni dela marea. C'è molto molto vento quando arriviamo al molo (un semplice scivolo di cemento sulla spiaggia) e diamo per scontato che sia questa la ragione per cui il battello oggi non parte, e visto che c'è questa immensa distesa di sabbia dorata che quasi si riesce ad arrivare a piedi sulla sponda opposta noi iniziamo a passeggiare allegramente mentre da lontano un vecchio lupo di mare si sbraccia per richiamarci e la marea rapidamente inghiotte i lembi di sabbia su cui camminiamo. Siamo stati fortunati perchè ignari della sorte che ci attendeva, abbiamo risalito lascoglieraproprio in tempo in tempo per non rimanere isolati su una strisciolina di sabbia in mezzo al mare ed essere costretti sguazzare nel'acqua con gran disonore per tornare indietro.
Ariviamo ad Ullapool in serata, la cittadina è deliziosa, affacciata su un kyle molto pittoresco e con un porto degnodi tale nome. Il cottage che ci ospiterá nei prossimi due giorni è bellissimo e fa tanto casa, dopo una settimana di vagabondaggio tra tubi e camerate. 


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