mercoledì 23 agosto 2017

Angkor

Tiziano Terzani ha scritto che ci sono luoghi nel mondo che ti fanno sentire fiero di appartenere alla razza umana, descrivendo la valle di Bagan all'alba. 
Io penso si riferisca a quella sensazione di unità che si prova in un luogo con un grande passato, quando si avverte un senso di continuità con tutta l'umanità che ci ha preceduto, senza confini geografici, culturali, religiosi. Ci si sente ricongiunti con l'essenza stessa della storia, fieri di appartenere a qualcosa che ha reso possibile la sopravvivenza del tempo di tanta bellezza.
Sono stata a Bagan tanti anni fa dopo aver letto Terzani per ripercorrere i suoi passi e comprendere le sue parole, ma prima di capirle sono dovuta passare attraverso il tempo e forse anche attraverso varie fasi della vita, ho visitato  Mira e Agya Sofia in Turchia, il teatro greco di Taormina, Notre Dame a Parigi, gli scavi di Ostia Antica, il Taj Mahal, Angkor e a distanza di dieci anni di nuovo Angkor.
Se Terzani fosse ancora vivo gli chiederei se anche lui pensa che tra i luoghi in cui ti senti fiero di appartenere alla razza umana ce ne sono alcuni in cui ha senso ritornare anche se sono in capo al mondo e potresti usare il tempo e le risorse per vederne di nuovi. Gli direi che ad Angkor ci siamo tornati in 4 e tutti l'avevamo visitata 10 anni fa e tutti stasera siamo felici di esserci potuti nuovamente perdere per ore nei cortili dell'Angkor Wat, sudare nella giungla fitta che avvolge il Ta Phrom,  trascinarci nell'ipnotica ripetizione del volto scolpito sulle torri del Bayont.

Due viaggi e due stagioni per noi che la prima volta l'avevamo visitata in inverno, senza il verde giada che satura le risaie lungo la strada è i prati nei cortili dei templi, senza l'umidità della foresta che rinvigorisce i muschi sulla pietra, senza la pioggia che arriva improvvisa, getta una luce fascinosa su tutto e ti costringe a fermarti in un chiostro a realizzare ancora una volta quanta storia e quanta vita sono passate proprio qui dove sei seduto ad aspettare che smetta.
Angkor chiude un itinerario khmer nato un po per caso cercando un percorso interessante per raggiungere la frontiera di Poi Pet e poi Siem  Reap a partire dalla Thailandia del nord.
L'impero Khmer al massimo del suo splendore nel 900 comprendeva gran parte dell'attuale Thailandia,  e l'attuale regione sud orientale dell'Isan conserva ancora dei siti molto belli e ben conservati, ancorché poco conosciuti e visitati, di cui abbiamo potuto vedere solo una minima rappresentanza nei bei siti di Sukkhotai e di Phimai.


Del nostro itinerario Thai Khmer annotiamo la passeggiata in bicicletta sotto la pioggia a Sukkothai, la sosta in un improbabile motel a Lom Sac con il vecchietto sdentato che ha fatto la spola per portarci al ristorante in cui nessuno  parlava nessuna lingua in comune con noi e alla fine non capendoci abbiamo ordinato 6 pesci giganti,  che poi erano l'unica cosa disponibile sul menu, e infine il concerto Thai-pop nel ristorante di Phimai. Siamo inoltre fieri di apparire in gruppo nelle foto del poliziotto di Lom Sac che ci ha immortalato a beneficio dell'ufficio centrale a Bangkok e in quella dei gestori di uno dei tte hotel di Phimai che hanno voluto immortalare la prima vera comitiva di turisti ospitata dalla struttura.

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