mercoledì 16 agosto 2017

Bangkok

Il caldo umido. Il sudore sproporzionato, le urla del personale in servizio per comprimere la folla sul battello lungo il Chao Praya, il frastornante assortimento di frutta tropicale, il frastornante assortimento di cibo in strada, I santuari con gli offertori per Buddha ovunque, lo skytrain che incombe sul piano strada e mi fa sentire sempre dentro la prima scena di 1Q84, il ristorante a Sukhumvit dove abbiamo mangiato i curry buonissimi e l'insalata di papaya verde di cui ancora non abbiamo imparato il nome, gli spiedini e il pollo deep fried e i noodles in brodo per i bambini, il piacere ritrovato di camminare tra i cortili e sostare nella calma arieggiata di un templio cittadino, l'aria condizionata anche la notte, l'alberghetto del genere umidiccio, le lunghe colazioni per convincere il metabolismo a recuperare il jet leg, gli insetti fritti, il caffè 'americano', il rumore assordante sulla strada, uno scoiattolo che passeggia sul groviglio dei fili dell'elettricità, le coccole con Flavio sul letto aspettando che arrivasse il sonno tardi la sera, i ritratti del re e della regina, navigare lungo i canali fetidi sulla long tail boat, la sensazione straniante all'uscita dello sky train alla fermata di Siam, i bambini che scompaiono alla ricerca dei  nomi di tutti gli elefanti della elephant parade al mercato dell'antiquariato nel centro commerciale di River City, il primo buonissimo e insuperato pad thai, pellegrinare tra i cortili del Wat Po dopo essere sfuggiti alla folla soffocante in fila al Palazzo Reale, decidere di non visitare il Palazzo Reale, stringersi in cinque in un tuc tuc, lo skyline dei grattacieli dal battello sul fiume che ti fa quasi scordare di essere ancora una volta in una gigantesca città asiatica piena di contrasti, per la prima volta dopo tanto tempo provare un senso di liberazione andando via.





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