sabato 18 luglio 2009

I Cavalieri nell'Egeo

Dopo l'esaltante performance ella giornata interamente trascorsa in giro giovedi, ci lanciamo senza esitazine nella visita alla città che da il nome a quest'isola.
Il viaggio dura un'oretta, sulla strada costiera orientale, stesso tragitto fatto nel senso opposto per arrivare qui dall'aeroporto.
Lolli in macchina chiacchiera come non mai, è abbastanza semplice intrattenerlo e non lagna più di tanto.
L'isola comunque è piccolina, anche a percorrerla nella sua intera lunghezza direi che il viaggio resta dentro le due ore.
Arrivando in città ci dirigiamo verso il porto e notiamo sulla strada un bel parco ombroso con area gioco per bambini, che puntiamo per il pranzo.
Troviamo un parcheggio a pagamento nella parte turistica del porto, vicino la chiesa antistante la colonna con la scultura del cervo, simbolo di Rodi. Pare che un tempo sorgesse proprio qui la statua del leggendario colosso, ma leggendo qua e la vedo che ci sono addirittura dubbi circa il fatto che il colosso sia esistito. Esiste solo una raffigurazione che risale all'epoca rinascimentale, ma si tratta di un disgeno di pura fantasia. Le varie fonti testimoniano che la statua ebbe vita breve, essendo andata distrutta da un terremoto pochi lustri dopo esser stata eretta.
La giornata si annunciava caldissima stamattina durante i preparativi, e alla partenza, invece a Rodi si sta bene, c'è sempre un pò di brezza e all'obra ci si rinfresca.
La nostra passeggiata in città dura un paio d'ore, e onestamente mi appagano, non so quanto ci saremmo intrattenuti anche se fossimo stati soli senza bambini.
E' affascinante Rodi, una vera e propria cittadina medievale nel bel mezzo del Dodecaneso. La parte vecchia è tenuta molto bene, ha le antiche mura medievali e dei bellissimi lastricati a ciottoli bianchi e neri.
Mi diverto a riprodurre le tante inquadrature della via dei Cavalieri viste nelle guide e nelle cartoline, e anche la moschea di Solimano è pane per i miei denti, così esotica e così staccata dal contesto in cui è immersa.
Ci fermiamo in uno dei tanti degozietti di prodotti tipici e faccio scorta di saponette naturali all'olio di oliva e aromi vari, da tenere e da regalare. Lolli riceve in dono la consueta Chupa Chups, è proprio la sua isola questa non c'è stata taverna o negozio in cui non gliene abbiano regalata una, ed è doppiamente fortunato perchè beneficia di quelle destinate a Dani, che per ora manteniamo schifezze-free nei limiti del possibile.
Ci sono tante taverne in centro, vere esche per turisti, e molto volentieri passiamo oltre per andare alla ricerca del parco che avevamo avvistato in mattinata.
Lo ritroviamo dopo qualche giro in macchina proprio mentre stavamo ormai rinunciando, e ci fermaimo per una sosta di un'oretta. Non c'è granchè per mangiare in effetti, solo una specie di bar che serve poco più che snack. Daniele per oggi va a latte, a Lolli tocca un hamburger con patatine schifose a forma di sorriso, che io stessa devo sforzarmi per insistere a fargli mangiare almeno in parte, mentre lui freme per poter entrare nell'area giochi.
Io prendo uno yogurt al miele e gli corro dietro mentre come una scimmietta coraggiosa si arrampica su corde, ponti tibetani e scende giù per scivoli tubolari.
Prima di lasciare la città torniamo al porto. Da giorni studio il modo di andare a visitare l'isola di Simi, nella parte nord proprio di fronte la città di Rodi.
Abbiamo chiesto informazioni sugli orari a tutti i botteghini che vendono i biglietti per l'aliscafo. Normalmente è una gita di un giorno intero, con sosta a Panormitis, un monastero vicino a Simi. Dalle foto l'isola è molto carina e pittoresca, famosa per i piccoli amberetti che si pescano nelle sue acque e per le spugne naturali, che vengono vendute nei negozi di tutta Rodi.
Decidiamo però a malincuore che per stavolta è meglio rinunciare, la giornata sarebbe davvero troppo impegnativa per tutti, e tutto sommato c'è ancora più di una gita che potremmo fare sull'isola maggiore studiando itinerari più sostenibili per tempi e orari.
Naturalmente i due si addormentano in macchina, e decidiamo di tulizzare il prezioso tempo a nostra disposizione per salire sul monte Filerimos, dove c'è un monastero che vorrei visitare. Si tratta di una ventina di minuti di viaggio, passando lungo l costa proprio davanti i maggiori complessi alberghieri dell'isola.
Mi convinco sempre più non solo che abbiamo scelto la parte giusta dell'isola per fare la base del nostro soggiorno, ma anche che mai nella vita sceglierò di alloggiare in strutture così staccate dal contesto, alberghi con tutti i cmfort e tutte le stelle, mastodonti all inclusive con spiaggia compresa e piscina "embedded" così comoda e full optional da incoraggiare l'ozio a bordovasca piuttosto che la conquista di uno spazio vitale minimo nel mezzo degli ombrelloni ammassati in una fettuccia di litorale. Vabè, snobismi di ritorno, del resto questa vacanza segna non soltanto l'inizio della nuova stagione di viaggi della nostra vita, ma anche una specie di dejavu nei pensieri che da sempre accompagnano i miei vagabondaggi per il mondo.
Arriviamo a Filerimos con i due beatamente addormentati, che molliamo in macchina nel parcheggio mentre prendiamo un the freddo all'ombra del boschetto che anticipa l'ingresso nella zona del monastero. Ovviamente la macchina è a portata di vista, come lo sono i turisti che gli passano accanto e guardano con curiosità i due nanetti ronfanti.
A un certo punto li svegliamo e merendiamo tutti con gelato prima di proseguire con la passeggiata.
Il monastero è carino, mi piace la vibrazione di ritualità che sempre si avverte a partire dall'ingresso nel chistro e poi nella zona interna, con il forte odore di incenso e le candeline che tanto piacciono a Lolli.
Daniele torva il suo ambiente ideale in tutti i bei cortili ghiaiosi, dove si diverte a spostare incessantemente sassolini per tutto il tempo che io spendo a cercare inquadrature.
Si è fatto tardi e torniamo verso casa, dove arriviamo all'ora di cena con un'amara sorpresa, tutta la zona è priva di acqua e non si sa quanto ci vorrà per riparare il guasto alla rete. Noi siamo pieni di polvere e impiastrcciati di sudore ma tant'è, diamo una leccata ai bambini al meglio delle nostre possibilità, almeno in questa stagione della nostra bvita non mancano mai le salviette detergenti.
Io mi riprometto di buttarmi in piscina appena messi a letto i due, ed è proprio quello che faccio, la serata è caldissima e mi godo il potere rilassante di una sguazzata sotto le stelle.
L'acque nel frattempo torna, è Filippos stesso che gentile come non mai torna di tanto in tanto a portarci notizie, posso quindi chiudere con una bella doccia questa lunga giornata.
Un vento terribile di questi giorni è che ho finito di leggere Chesil Beach, il libricino di Mc Ewan che ho portato come compagno di viaggio e che per quanto mi sia centellinata non sono riuscita a far durare più di una settimana.
Contavo di prendere qualcosa oggi a Rodi, ma su quest'isola non è semplicissimo trovare librerie, e allo stato attuale le cose frivole che non siano semplicissime semplicemente non sono possibili.
Mi addormento tra le note di Jeff Buckley nel mio I-Pod.
A procacciarmi carta stampata penserò domani!

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