giovedì 26 agosto 2010

Abbandonare l'itinerario più battuto

Va detto, affrontare un volo intercontinentale, arrivare allo Yosemite, lasciarlo attraverso il Tioga Pass e non tirare dritto correndo come matti verso la Death Valley può sembrare abbastanza da deficienti.
Ho visto foto e sentito racconti di questa folle corsa con al massimo una tappa intermedia in qualche posto sperduto nel nulla, solo per spezzare un viaggio che altrimenti sarebbe troppo lungo, ed è affascinante la cinetica del passaggio dalle vette granitiche e gli altipiani al deserto più ipnotico, ma se ha un senso in autunno secondo me lo perde in estate, dove tutto quello che puoi fare con quelle temperature è arrivare stravolto in un lodge e buttarti in piscina, e rimandare al mattino all'alba il giro nella Valley per poi rintanarti di nuovo sotto aria condizionata nelle ore centrali del giorno.
Forse da soli lo avremo fatto, ma con i bambini non mi va, e allora si aprono due possibilità: correre a ritmo sostenuto verso San Diego, con tappa di decompressione a Palm Spring, o prendersi un po' di tempo da spendere nella Eastern Sierra, che è la nostra scelta.
Il luogo prescelto è Mammoth Lakes, quota 2378 m, una specie di Scanno della Sierra Nevada (continuo con i paragoni abbruzzesi), località turistica prevalentemente sciistica e punto di partenza per numerose possibilità di esperienze montane.
Per me, che rifuggo intrattenimenti montani estivi e ho sempre giurato di non superare i 1500 di quota se non provvista di un paio di sci è buffo fare questa esperienza proprio all'altro estremo del mondo, ma l'idea mi diverte e il luogo sembra ameno, per cui il nostro itinerario odierno prevede l'uscita dallo Yosemite lungo la Hwy 140 (Tioga Road) attraversando una serie di abbaglianti costoni granitici dove i pini sembrano letteralmente impigliati nella roccia, proseguire costeggiando lo splendido Tenaya Lake e andando avanti sugli immensi prati delle Toloumne Meadows, svalicando il Tioga Pass a quota 3032 m e procedendo fino a bordeggiare lungo terrificanti fianchi di montagne in fase di sbriciolamento dove tutto quello che riesci a pensare è correre prima che la prossima frana investa proprio la tua macchina e durante la corsa vedere nuovamente mutare il paesaggio, comparire un altopiano desertico e cespuglioso che porta dritto al secondo lago formatosi nel Nord America, il Mono Lake a quota 1944 m, con le sue lunari concrezioni di carbonato di calcio a formare misteriose colonne di tufo.
Chi aveva detto che nei giorni di trasferimento non accade nulla?
Il pranzo al sacco oggi lo abbiamo consumato sul Tenaya Lake, che ci è apparso all'improvviso poche miglia dopo una sosta tra i costoni granitici, splendidi e immacolati, e che ci ha attratto come le sirene di Ulisse. Non fosse per il paesaggio alpino e questa roccia bianca abbagliante le acque del Tenaya sembrerebbero uscite da una cartolina dei Caraibi, trasparentissime su una sabbia candida. Il pick nick perfetto, seguito da giochi da spiaggia e disegni fatti con pigne sulla sabbia.
L'arrivo al Mono Lake lo ricorderò sempre molto suggestivo, questo paesaggio aspro che mi ricorda l'episodio del film di Inarritu dove i figli di Brad Pitt e Cate Blanchett si perdono nel deserto con la governante messicana mentre Brad e la moglie sono vittime di qualche altra sfiga in Marocco. E' quasi il tramonto, intraprendiamo il sentiero di un miglio che dal parcheggio conduce alla spiaggia di questo lago che Mark Twain definì il Mar Morto d'America - la sua salinità è incompatibile con la vita di molte specie di pesci ma in realtà il lago pullula di organismi di cui pare vadano ghiotti diversi uccelli che infatti stabiliscono qui una importante tappa nei loro flussi migratori stagionali – e arriviamo in questo luogo silenzioso e surreale, dove i pochi turisti si muovono con circospezione tra queste colonne di tufo che enigmaticamente affiorano dall'acqua, in molti equipaggiati con cavalletti e telecamere, e io mi domando mentre andiamo via cos'è che ci stiamo per perdere e a che ora avrà inizio lo spettacolo.
Altra cosa interessante sul lago è che il suo livello è attualmente in crescita dopo un minimo storico raggiunto nell'ultimo decennio a causa del drenaggio da parte di uno degli acquedotti che alimenta Los Angeles. 
LA è lontana, ma è un gigante assetato di acqua, che da tempo attinge anche dal Mono. Le autorità hanno concordato un piano di recupero secondo il quale il lago dovrà raggiungere un mandatory level che resta segnalato da un cartello una decina di metri prima l'imbocco della spiaggia.
Giungiamo a Mammoth Lake in serata, il tempo di prendere possesso della nostra stanza in questo albergo da sciatori al solito scarno ed essenziale e cercare un ristorante per la cena.
Da domani inizia la parentesi montagnosa del nostro itinerario-poco-battuto!

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