E' una città dove sarebbe sensato e logico fermarsi per qualche giorno, non c'è dubbio.
Ci si sente a casa, e questo non è banale negli Stati Uniti.
Noi ci materializziamo qui direttamente dall'Europa e diamo per scontata una certa familairtà che probabilmente non lo è per chi opta per un itinerario differente, con un diverso punto di partenza.
Non fosse per la consapevolezza della grandissima distanza da tutto ciò che considero “casa”, San Francisco non mi spaventa e non mi disorienta, ho tutti i punti di riferimento abituali, l'urbanistica e i mezzi di trasporto, la vita nelle strade, i ritmi della giornata. Potrebbe ben essere una città in cui vivere, non fosse per il clima ovviamente, di cui si è già parlato.
Il nostro itinerario minimo si conclude oggi, e per la mattinata scegliamo la zona del fisherman wharf a nord del Pier 39, ancora molto turistica, ma stavolta le famiglole Lonely-Planet lasciano il posto alla tipica fauna da viaggio-organizzato, gruppi numerosi e a volte rumorosi si riversano e distribuiscono nei negozietti di cianfrusaglie e si addensano in Ghirardelli square, il regno della cioccolata.
Ghirardelli, un altro nostro compatriota che ha fondato un regno da questa parte del mondo, un impero che gli sopravvive e che attira masse nella deliziosa piazzetta su cui affacciano l'emporio e la caffetteria. Anche noi ci fermiamo per un po', con la nostra tavoletta 70% cacao, il mio solito caffè e i bambini che continuano a rincorrersi dribblando spericolatamente scale e fontane.
Nel pomeriggio abbiamo visitato il quartiere di Castro, noto per essere stato il fulcro del movimento hippy e dell'estate dell'amore, negli anni 70, ed in tempi più recenti l'epicentro della comunità gay.
Gradevolissimo quartiere di deliziose case vittoriane, con i loro ingressi fioriti e il legno colorato, la via con il passeggio e una bella atmosfera, verde tutto intorno e le tipiche strade di San Francisco che precipitano verso il mare che si vede sulla distanza.
Sul serio il mio pensiero più ricorrente è che non sarebbe niente male vivere qui.
Ci fermiamo in un bel parco, doverosa tappa di sfogo per i nani, il premio per averci seguito docilmente tutto il giorno, e come sempre è divertente, le aree giochi sono fisiologicamnte zero frequentate dai turisti e per noi è un modo di curiosare tra le abitudini delle famigliole locali.
Sarebbe stato bello restare qualche giorno in più, avremo visto i murales del quartiere di Mission, le curve di Lombard Street, fatto la passeggiata sula ciclabile che atraversa il Golden Gate e pranzato a Sausalito, ma il nostro tempo in San Francisco è scaduto e domani si parte verso il Nord.
E' sempre bello lasciarsi una città alle spalle e mettersi sulla strada, esplorare le distanze, lasciarsi attrarre da tappe improvvisate. Non abbiamo ancora fissato l'itinerario nei particolari, ma puntiamo Eureka, zona di boscaioli e taglialegna con camice a quadrettoni a quanto pare, lungo le statali 1 e 101.
San Francisco, bye-bye!
lunedì 16 agosto 2010
San Francisco, itinerario minimo (2)
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