Una buona parte del mio rapporto con la maternità gravita attorno ai ritmi di sonno-veglia dei miei figli.
Nascono, e immediatamente il fatto di renderli innocui per at least 8 ore notturne diventa il centro del proprio progetto pedagogico, e la giornata ruota intorno ai bioritmi propedeutici ad una sana dormita notturna per tutti.
Le crisi da jet leg mi hanno sempre terrorizzata, molto più del dover pensare a nutrire i bambini in luoghi lontani, dover trasportare ennemila pannolini e salviettine, far fronte ad eventuali malanni, insomma tutto ciò che dovrebbe occupare i pensieri di un genitore assennato per me è sovrastato da una sola ed unica semplice domanda: dormiranno la notte?
Qui siamo a -8 UTC, vale a dire -9 dal fuso di Roma, e la buona notizia, il punto di partenza è che il delirio è completamente fasato, vale a dire la crisi da jet leg provoca effetti del tutto simili ad adulti e bambini.
Dicono che viaggiare verso ovest sia meno pesante, in fondo è come vivere una giornata lunghissima e arrivare a sera superstanchi anche se nel nostro meridiano è mattina.
Ciò è verissimo, in aereo si dorme poco e male per cui anche se è mattina in effetti viene spontaneo addormentarsi non appena si conquista un vero letto.
Il problema è che il corpo si ricorda i ritmi europei, e intorno alle 4:00 suona la sveglia biologica, e non c'è niente di peggio che rimanere a letto quando ci si sente sveglissimi, una vera tortura, i minuti si dilatano, le mezzore si conquistano a fatica, una galera.
L'altra buona notizia è che dura poco, diciamo le prime due mattine è altamente probabile svegliarsi con le tenebre e dover attendere l'alba, ma già dal terzo giorno tutto migliora, con piccoli strascichi, specie per i bambini, che hanno un gran bisogno di riposare dopo pranzo, anche i più reticenti al pisolino crollano in pochi secondi, e che vorrebbero non svegliarsi mai più, da cui tragedie e capricci per il resto della serata.
Al terzo giorno, stufa di dover rianimare nanetti sonnolenti, ho la brillante idea di non prevedere la pausa pomeridiana e stare a vedere come va.
Va benissimo, i bambini ci seguono arzilli come al solito, siamo orgogliosissimi di aver avuto una tipica giornata dell'adulto viaggiatore, torniamo in albergo nel tardo pomeriggio per docciarci e farci belli per la cena tra l'entusiasmo generale.
Usciamo presto e alle 20:00 siamo a tavola.
Da lì il disastro: Lolli mi supplica di poter dormire, ma tesoro resisti, guarda è arrivato il pollo con le patate che ti piace tanto, no mamma ti prego non voglio resistere voglio dormire, e crolla sulle mie ginocchia in un nanosecondo.
Daniele regge qualche minuto in più, fino all'arrivo della sua amata pasta al pomodoro (dell'alimentazione di Daniele preferisco non parlare più di tanto, primo perchè è la mia spina nel cuore avere un bambino che ammette un assortimento di circa tre possibilità in tutto e secondo perchè per riuscire a nutrirlo ricorro a soluzioni che richiederebbero l'intervento dei servizi sociali e dell'organizzazione mondiale della sanità...), poi crolla pure lui sul divanetto senza neanche toccarla. Francesco ed io abbiamo una piacevole serata con cena senza salti mortali, posate in terra ogni due secondi (ma perchè le posate all'estero pesano centodieci chili e i tavoli sono microscopici?), non c'è che dire, e un ottimo rientro in albergo con bambini in collo o trascinati per la metro di San Francisco in stato di sonnambulismo.
Si sparano 12 ore di sonno e al mattino sembrano nuovi, per il resto aggiornamenti nel seguito!
martedì 17 agosto 2010
De fuso orario
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