venerdì 20 agosto 2010

Oggi ho capito tre cose

La cosa-numero-1 è che il turismo enogastronomico non è roba per bambini. Cioè, l'azienda vinicola che abbiamo scelto nella Sonoma Valley (si chiama Benzinger http://www.benziger.com/ ) è molto molto bella, su un'altura a cinque minuti dal villaggio di Glen Ellen, con un bel percorso tra le vigne e le cantine a bordo di un tram scoperto trainato da un trattore e una bellissima area pick nick. Solo che del percorso di comprensione e della degustazione ho potuto cogliere poco, impegnata com'ero ad arginare gli entusiasmi e la mancanza di pazienza delle due belve tentando di salvaguardare la pace e la serenità delle coppiette che tentavano di trascorrere una mezza giornata nel cuore del distretto vinicolo più importante della California. Poi diciamolo, anche senza bambini sti californiani si capiscono da soli quando parlano eh...
Comunque insomma, leggo in giro che i vini della California si sono conquistati questo posto nel mondo a seguito di una competizione alla cieca avvenuta a Parigi tanto tempo fa, dove i prodotti del Golden State si rivelarono superiori a quelli francesi. Bello smacco, e comunque in ogni caso qui ci sono delle condizioni climatiche da paura, appena dietro le nebbie più spesse e con il terreno proprio giusto pare non abbia neanche senso parlare di annate, qui ogni anno è un anno buono.
Il vino in California non si produce solo a Sonoma. Ad esempio Sideways era ambientato nella contea di Santa Barbara. Però sembra che qui ci siano i prodotti di più elevata qualità, e quelli che proviamo noi sono in effetti eccezionali, compriamo anche una bottiglia di bianco, aspettiamo una tappa propizia per aprirlo e sorseggiarlo al chiaro di luna.
Il pomeriggio è di trasferimento, la nostra meta è Santa Cruz, un'ora più vicina di Monterey ci permette di risparmiare tempo sul viaggio di oggi e di rimanere comunque nella zona della baia, con il Big Sur a portata di mano. La nostra idea è di arrivare con comodo nel pomeriggio e cercare una sistemazione molto tipica e caratteristica, sull'oceano, bla bla bla.
Santa Cruz a leggerla sulla Lonely (e dai racconti sentiti in giro) sembra essere proprio  roba da non perdere. E' posta all'interno di una baia, quella di Monterey, che mitiga i furori del Pacifico e ne fa da un lato una meta di surfisti e dall'altro un posto davvero trendy dove tutti vanno a trascorrere il week end, dove c'è un'atmosfera peace&love, tutta gente open minded, la generazione dopo la beat-generation etc etc. Ah poi c'è questo Luna Park sul mare dove ci sono delle antichissime montagne russe in legno, che assieme alla giostra antistante sono state decretate da qualche autorità americana patrimonio storico. Potevamo forse perderla?
In ogni caso le previste tre ore di viaggio si dilatano, come al solito, questa volta a causa di una specie di ingorgo nell'intorno di San Francisco.
Mentre smadonno in macchina litigando con Francesco come si fa di solito quando ci si innervosisce in macchina, accusandolo di aver scelto la strada sbagliata anzi peggio, di aver dato retta a quel cazzone del navigatore che ci dice di percorrere nuovamente il Golden Gate e puntare verso est anziché andare dritti a sud come il buon senso e la geografia suggerirebbero, penso che cazzo, è venerdi, arriveremo sicuramente a cavallo della temutissima ora di cena e dovremo cercare un motel e pure di corsa, altro che pittoresca sistemazione sull'oceano, siamo davvero dei deficienti.
Capisco quindi la cosa-numero-2 della giornata, e cioè una città può essere anche immensamente progressista e avere questa giornata di festa municipale che è il gay pride dove il sindaco abbraccia gli assessori, democratici e repubblicani si baciano in bocca, puà essere ecosostenibile fino alla morte e dedicare una corsia dell'autostrada alle macchine che praticano il car pool (almeno due persone nella stessa auto), può incentivare l'uso dei mezzi pubblici ed essere talmente politically correct da accettare ogni tipo di reietto della società dando un'occasione a qualsiasi nerd di fondare un impero tecnologico, ma poi alla fine siamo alle solite, il traffico sula tangenziale, l'aggressività sulle strade, le fughe per i week end, tutto il mondo è paese e il tratto di autostrada intorno alla Silicon Valley è davvero un inferno.
Arrivati a Santa Cruz capisco infine la cosa-numero-3, e cioè che sono tropo europea per innamorarmi ed incantarmi in una città americana (fatta eccezione per San Fran, dove potrei vivere e sentirmi a casa). Anche se si tratta della mitica Santa Cruz. Con i surfisti, gli open-minded, la beat-generation e via discorrendo. Il mio occhio europeo continua a considerarle come una singola strada piuttosto insignificante con una serie di negozi di poco conto.
Datemi un market tra le montagne, una strada panoramica, scenari spettacolari, la gente della provincia.
Con Francesco, la sera dopo essere sopravvissuti alla ricerca di una sistemazione ed aver trovato un motel a conduzione quasi familaire, meno impersonale dei vari Best Western/Travellodge e Quality Inn, decidiamo di ristudiare il resto del nostro itinerario e dribblare le città che inizialmente avevamo incluso.
Venti giorni possono sembrare tanti ma non sono abbastanza per bilanciare vita metropolitana e vita nella natura, e allora scegliamo la seconda, in particolare studieremo un percorso che includa un avvicinamento graduale al deserto dopo l'uscita dallo Yosemite, con sosta tra le montagne del Mammoth Lakes.
Ceniamo in un ristorante che sembra uscito da un film (e qui a Santa Cruz si ritrovano davvero tanti characters usciti dai film): divanetti in similpelle rossa, chiasso del venerdi sera, menù variopinto di cibo stra-americano, camerieri latinoamericani.
Bambini felici ed eccitati come sempre quando arriviamo in un nuovo posto (albergo), anche questa giornata è trascorsa, un altro pezzo di strada consumato.

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