Un karma avverso ci lascia sulla pista a Fiumicino per un'oretta in attesa di uno slot per il nostro volo Canadian su Toronto.
Lì in poco più di un'ora dovremo riconoscere il nostro bagaglio e sdoganarci per gli States.
Non è poi così drammatico come raccontano, o come sempre per queste copse l'importante è prepararsi al peggio, e quando viaggi con due bambini così piccoli il peggio è sempre dietro l'angolo sicchè ogni più funesta aspettativa sfuma davanti a una performance dei nani a dir poco esemplare, con tanta pazienza e collaborazione da parte loro che reagiscono egregiamente a ogni sballottamento.
Al punto che decidiamo, una volta a San Francisco, di non prendere un taxi ma di avventurarci con il treno per l'Embarcadero, zona in cui siamo concessi un Hyatt Regency da paura per una tariffa scontatissima su Expedia.
Non è esattamente un albergo per famiglie e un tempo lo avrei evitato come la peste, ma è strepitoso, il nostro arrivo negli States è scoppiettante, grattacieli luminosi e uno Starbucks sotto la nostra stanza, la catena 7-eleven dove mi rifornisco di acqua e biscottini, le limousine lunghissime che scaricano persone più che ordinarie in punti qualsiasi della città.
La prima a svegliarmi sono io, ore 3:40. Prego in cuor mio che i bambini siano meno influenzati dal fuso orario ma non passano venti minuti che Lolli esordisce con uno squillante “mammaaaaaa, mi voglio svegliareeeee!”
Come dargli torto? Anche io non vedo l'ora di saltare giù dal letto per debuttare in questa città tanto immaginata e vissuta in mille film e mille racconti, sono emozianata, lo siamo tutti, e ora, che sono le 6;00, dopo aver esplorato le mille possibilità della nostra stanza 845, dal coffee maker alla docking station per l'iPod, siamo pronti per iniziare le operazioni di start up.
Albeggia e Starbucks sta per aprire i battenti.
Arriviamo!
venerdì 13 agosto 2010
Il giorno più lungo
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