Si tratta di uno tra i più famosi parchi naturali degli States, patrimonio dell'UNESCO ai piedi della Sierra Nevada, piuttosto esteso e con diverse possibilità di ingresso.
Il nostro punto di accesso è la South Entrance lungo la Hwy 41, che raggiungiamo in 45 mins di macchina costeggiando il Merced River immersi nel profumo di resina. Il biglietto di 20$ per automobile è valido una settimana – il nostro soggiorno qui è un po' zippato, vi trascorreremo due giorni nella valle più il terzo che transiteremo lungo la Hwy 120 per svalicare attraverso il Tioga Pass – e il Ranger distribuisce la mappa e lo Yosemite Today, che esce due volte a settimana e contiene aggiornamenti su eventi, percorsi didattici o spettacoli.
Per i ragazzi ci sarebbero un sacco di attività, passeggiate fotografiche, brevi corsi per Junior Rangers, ma i nostri sono troppo piccoli per cui restiamo insieme a bighellonare.
Scopro che la Sierra Nevada è un'enorme massiccio granitico, e le principali attrazioni della valle, l'Half Dome a la cima di El Capitain, sono delle vette elevatissime a strapiombo, paradiso per arrampicatori e per aspiranti fotografi.
Io di fotografia naturalistica non ho proprio le basi e non ci capisco niente, per cui vado un po' a caso mettendo dentro l'inquadratura frammenti di tutte le cose belle che vedo intorno a me e sperando di riuscire a catturare qualche sensazione, cosa di cui dubito.
Non sono fissata per montagne e per i paradisi naturalistici, ma essere qui è suggestivo, è un picco nella generale consapevolezza di attraversare uno Stato per lo più immerso nella natura selvaggia, e questa è un bel filo conduttore di questo viaggio.
La quantità di campground dispersi lungo praticamente tutte le Hwys, e di aree pic nick, e di vista points segnalati sulle strade, mi suggeriscono che qui la dimensione urbana è di gran lunga ridotta rispetto alla nostra, e chi si mette sulla strada deve essere equipaggiato con tutti i mezzi per la propria sussistenza, che siano un camper gigante o una tenda, o una grandissima borsa frigo, che è il tool più diffuso tra i nostri vicini di tavolo nei pranzi da due settimane a questa parte.
Forse questo è uno dei motivi per cui l'aspetto edonistico della vita è apparentemente tanto latitante tra la gente di questa parte del mondo. La praticità, l'essenzialità, l'accessibilità sono dogmi perchè ogni vezzo si frappone all'esplorazione di nuovi orizzonti. Gli americani sono un popolo per metà boy scout e per metà giovane marmotta, che non indugia su una tazzina di caffè e un cornetto in un bar vista lago perchè mangia uova e latte e cereali e il caffè lo sorseggia nel walkie cup mentre va al lavoro o mentre consulta la mappa per il prossimo hiking in uno dei mille sentieri opportunamente segnalati e attrezzati (con punti di raccolta, servizi, tavoli e parcheggi); non esiste il concetto di ristorantino tipico dove oziare, la locanda accogliente non ha senso perchè il motel sulla strada ha tutto, proprio tutto, dall'asciugacapelli, al microonde, al ferro da stiro e in spazi rigorosamente ampi.
Inizialmente la mia mente europea alla ricerca di situazioni epicuree fatte di bed&breakfast con lenzuola candide e mobili antichi ha pensato che non fossimo stati in grado di cercare sistemazioni accoglienti per fretta e disattenzione, ma dopo qualche giorno sulla strada capisco che non è così, e dopo il primo impatto quel motel che ci sembra senza sentimento rivela la sua natura neutra, cui immancabilmente siamo noi ad imprimere la nostra firma, nel nostro caso gli schiamazzi dei bambini che eccitati percorrono i balconi da dove si accedono le stanze ed esplorano i pertugi, che si divertono a giocare con l'acqua nelle vasche da bagno o a saccheggiare disordinatamente il buffet della colazione, e poi ogni volta, anche se non l'avremmo mai detto arrivando, andiamo via lasciando (o portando) dei ricordi e un po' di nostalgia.
Grandezza e praticità, ecco i due assi cartesiani lungo cui si colloca lo stile di vita degli americani.
In questa ottica appare chiara anche la logistica delle città, che sono luoghi di transizione e di passaggio accessoriati in modo efficiente e senza fronzoli, senza una via di passeggio, senza quei vezzi che sono nel nostro DNA e la cui mancanza ci fa sentire sempre un vuoto, ci fa perdere i riferimenti, ci fa sognare vie acciottolate e pasticcerie e artisti da strada, Roma o Salisburgo, Napoli o Barcellona.
Tornando allo Yosemite, a noi che viaggiamo con i bambini sono precluse alcune tra le attività più avventurose o un minimo estreme del Parco, e ci limitiamo a stazionare nella valle, insieme al resto dei millemila turisti che affluiscono qui in questo periodo.
Gli spazi sono tuttavia vasti, e limitiamo la nostra permanenza allo Yosemite Village e al Curry Village – i due principali centri di raduno dei visitatori – al tempo che ci occorre per noleggiare le biciclette, perchè il modo migliore per esplorare la Valle è proprio questo, e anche se tutti sembrano entusiasti dei bus navetta che scarrozzano i turisti nelle prossimità dei punti di partenza delle passeggiate migliori io non sopporto veder circolare questi bestioni (ovviamente eco-compatibili e ibridi) disturbando il silenzio e inquinando la vista.
C'è da dire che per 75$ al giorno ti appioppano delle vere merde, una bici non-mountain per me, senza freni (si pedala all'indietro) e una sottospecie di mountain bike con rimorchio per nani che sarà la croce e la delizia di Francesco.
Per il resto le nostre due giornate procedono così, bighellonando per le strade, fotografando le Falls, scoprendo angoli paradisiaci per i nostri pick nick e consumando merende tardive a base di Hagens Daasz all'ora che per tutti è quella di cena, in una relativa quiete da fine giornata con le ombre dei colossi granitici che proiettano un prematuro tramonto.
Il Parco è aperto tutto l'anno, anche se d'inverno molte strade e molte strutture restano chiuse, e l'inverno qui inizia con le prime nevicate in Ottobre per concludersi con il disgelo a Maggio. Visitarlo d'estate significa, oltre a dover dribblare le aree più affollate, anche avere un rapporto particolare con la parte acquatica, innanzitutto perchè il caldo afoso mi rende possibile dapprima avvicinarmi timidamente ai vari creek che attraversano la valle e divertirmi a vedere i miei bambini del Montana sguazzare nudi tra i ciottoli, e perchè il regime stagionale di torrenti e cascate ci ha imposto una versione redux delle Yosemite Falls, ridotte ad un rigagnolo e soprattutto la sorpresa (non posso neanche dire delusione, era troppo surreale) del Mirror Lake, così tanto visto e fotografato, limitato a poco più di una pozzanghera al termine di una bellissima passeggiata nel bosco di conifere all'ombra delle montagne.
Come diventerà lo Yosemite, riuscirà il General Management Plan che le autorità hanno varato negli anni '80 per limitare l'impatto turistico nella zona a preservarne gli aspetti più selvaggi?
Boh, per il momento non è neanche chiaro come ci stia provando, non esiste un piano di ingressi controllati, l'unico modo attualmente potrebbe essere la limitazione della capacità di accoglienza in termini di strutture ricettive.
Noi lo lasciamo felici di averlo visitato e con la curiosità di attraversarlo nelle sue sezioni più rarefatte in termini di affluenza, percorrendo la Tioga Road diretti verso le montagne della Eastern Sierra domani mattina. Come sempre è la strada che ci attira, malattia da viaggiatori impenitenti.
mercoledì 25 agosto 2010
Yosemite.zip
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