La prima buona notizia è che i miei figli non soffrono la macchina pegnente.
Episodi su stade italiane mi avevano fatto pensare il contrario e temere il peggio per questo on-the-road che si sta rivelando più impegnativo di quanto avessi in mente, le tratte in macchina si dilatano rispetto alle previsioni, le soste ai market per le provvigioni per i pick nick, i pranzi, le pause panoramiche etc, capita insomma di passare intere giornate sulla strada.
La Pacific Ocean Highway, sulla carta Highway 1 è recensita dalla Lonely come provante anche per lo stomaco più resistente, ma noi decidiamo lo stesso di spararci questa roulette russa - e siamo provvisti di supposte di simil-Xamamina se butta proprio male - di rara bellezza per i paesaggi costieri che costeggia. Noi decidiamo di prenderla all'altezza di Legget come alternativa alla one-O-one dell'andata, con meta Santa Rosa, dove abbiamo prenotato una stanza in un motel, tappa di avvicinamento alla zona di Santa Cruz e Monterey, che sarà la nostra base per i tre giorni successivi.
La partenza dal Myers Inn è un po' triste per me, perchè mi dispiace sempre lasciare i posti in cui sono stata bene, ma the show must go on, e iniziamo la mattinata gironzolando ancora tra le sequoie della Avenue of the Giant. Ci fermiamo a raccogliere more, c'è un rovo grandissimo che deprediamo indisturbati, sempre come la famiglia americana con l'idrovolante e l'orso ci stiamo perfezionando e addirittura ci procuriamo la frutta per il pranzo.
Ci tocca anche la tappa superturistica alla sequoia col tunnel, Lolli con la perseveranza e l'insistenza che i quattrenni sanno dispiegare non ci da tregua fin quando non raggiungiamo questa trappola per turisti, 6 dollari per quella che sostanzialmente è una puttanata ma visto che ci sono i soliti tavolini da pick nick ci fermiamo per una merenda strategica che ci consenta di andare più lunghi sul pranzo, visto che vogliamo raggiungere Legget e pranzare lì e abbiamo ancora un'oretta di strada.
Anche a Legget c'è l'area pick nick, e pure qui c'è la sequoia col tunnel e pure qui paghiamo 5 dollari, a saperlo prima ci risparmiavamo i 6 precedenti, ma stavolta sono ben spesi, il posto è carino e per la prima volta fa caldo, siamo sufficientemente lontani dalla costa e ci scampiamo le nebbie, qui il cielo quando è azzurro è azzurro davvero.
Quando imbocchiamo la 1 comprendo che stavolta gli zelanti reporter della Lonely Planet non hanno esagerato, è davvero un percorso tortuosissimo nel folto della Redwood. Do chiacchiera a Lolli che è in fase loquace e non si addormenta, chiacchiero chiacchiero e mi si secca la gola ma è essenziale non giungere al primo lamento, quello che decreta la fine della pace e l'inizio di un'andatura stile processione con fermate ad ogni improbabile spiazzo dove peraltro si rischia seriamente di rimanere falciati dal resto degli automobilisti in marciai Chiacchierando smarchiamo queste meravigliose prime 44 miglia, le più impervie, e ci lanciamo verso Mendocino, la località di punta del tratto di costa a nord di San Francisco – la chiamano Spendocino per la frikkettaggine modaiola degli ultimi anni – che troviamo misteriosamente immersa nella nebbia.
Saranno sì e no tre isolati di case a ridosso del mare, ma mi piace l'atmosfera, è poetica e il fatto che il paesaggio non si sveli mai e rimanga in questo tratto così ermeticamente celato nella nebbia lo rende affascinante.
Continuo a provare stupore e meraviglia guardando le persone che popolano queste spiagge muovendosi in modo surreale in questa coltre bianca, mi verrebbe da scendere e dire di tornarsene a casa e tornare quando il meteo è più propizio, e soprattutto di mettere un pullover in più a quei poveri bambini.
Tra Mendocino e Cloverdale percorriamo una statale – la 128 – che non trovo recensita sulla guida ma che merita sicuramente lo studio di un itinerario simile al nostro, che la comprenda.
E' uno spettacolare susseguirsi di paesaggi bellissimi in modi differenti: inizia nella nebbia della costa che nasconde cottage bellissimi dove mi fermerei immediatamente per trascorrere un pomeriggio senza fare assolutamente niente e ascoltare le onde dell'oceano, procede poi con andatura tortuosa in una vegetazione bassa fatta di cespugli e arbusti proprio come la macchia mediterranea, poi entra nel folto del bosco di sequoie, e qui ci si allontana dalla costa così si perde la nebbia e la luce filtra bellissima tra questi giganti che costeggiano la strada, per terminare poi nella prima delle fertili vallate coltivate a vigneti che incontriamo diretti proprio verso Sonoma, una delle regioni vinicole più rinomate della zona.
Qui alla selvaggia bellezza della costa e del bosco si sostituisce un paesaggio bucolico, un susseguirsi di Estates – le tenute agricole – dove campeggiano cartelli che invitano alla degustazione del vino. Sulla fine, a qualche miglio dal ricongiungimento con la 101, il tracciato diventa di nuovo molto tortuoso, ma abbiamo perso Lolli che sfinito dorme beato, mentre Dani, che non ha mai chiuso occhio e non si è mai dimostrando uno stomaco di acciaio, altro che mal-di-pancia, guarda il paesaggio e continua a borbottare nel suo linguaggio incomprensibile.
Ceniamo a Healdsburg scelta solo perchè si è fatto tardi, perchè è sulla nostra strada e la guida ne parla bene. Il paese è rinato in chiave modaiola-chic con la crescita di popolarità del turismo gastronomico, guarda caso pure questo scopro essere stato inventato qui in California, ma scendere dalla macchina equivale ad una specie di ritorno alla civiltà, la famiglia che torna dal Montana dopo aver salutato l'amico orso e che forse stona anche un po' nel look – cominciamo a sembrare un po' barboni – nella fighettaggine generale per le strade che salutano il giorno.
Mangiamo qui, in un locale qualsiasi scelto solo perchè esausti e affamati, il miglior hamburger della storia. Niente di sofisticato, l'hamburger è per definizione un oggetto di estrema semplicità, ma la carne è squisita e cotta esattamente al punto giusto. Slurp.
A Santa Rosa dormiamo nel nostro primo motel, una grande catena piuttosto impersonale. Lo abbiamo scelto sulla carta senza badare troppo ai fronzoli, del resto quando arrivi in un posto alle 23:00, dopo aver viaggiato tutto il giorno, con un bambino dormiente sulle spalle (insieme a vari zaini) e l'altro che arranca per le scale, qualsiasi sistemazione sembra la più accogliente, e questo penso sia esattamente lo spirito del motel, rinfrancarsi togliendosi di dosso polvere e stanchezza.
Tutti si addormentano in pochi istanti, io sognando l'oceano e una delle deliziose pensioni sulla costa a Mendocino.
giovedì 19 agosto 2010
Cronaca dalle strade secondarie
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento