sabato 21 agosto 2010

Acquario? No, thanks

Lo so, è famosissimo. Lo so, non si può perdere. Lo so, ci vanno tutti e sei un cazzone se ti sei fatto un volo intercontinentale, capiti nei paraggi di Monterey e non visiti l'acquario.
Per me comunque un acquario continua ad essere roba per gente fissata con i noiosissimi pesci, è appena un gradino sotto il bird-watching nella scala delle robe zero emozionanti della vita, e avendo solo un paio di giorni e non volendo perdere assolutamente l'esperienza-Big-Sur (si deve dire così, il Big Sur è un'esperienza, fa figo, c'è scritto sulla Lonely!) io all'acquario non ci vado, punto, e ora diciamolo pure, sono una cazzona. E comunque andrò al Sea World di San Diego, è l'ultimo dei punti fermi del nostro itinerario. Vedrò il solito delfino che gioca con la tipa in bikini, vedrò la solita orca che spruzza l'acqua addosso alla prima fila di spettatori dello show-dell'orca, può bastare per questo lustro in quanto a pesci.
La prima riflessione di oggi è che tra non molto questi salutisti californiani che vietano (I) il fumo persino in alcuni spazi all'aperto, tipo entro 20 piedi da un luogo commerciale e (II) il consumo di alcolici in spazi aperti, persino i cortili e lo spazio antistante i ristoranti che vendono i suddetti alcolici, beh scopriranno che le esalazioni da olio rancido rifritto miliardi di volte sono tossiche e cancerogene. Un regista tipo Michael Moore ne farà un reportage, e il popolo salutista della Californa organizzerà manifestazioni sotto la sede della lobby dei friggitori d'America, incoraggerà i cittadini lesi a fare causa ai friggitori, le assicurazioni si impoveriranno e verrà inventata da un omosessuale residente a Castro la bandiera contro-il-fritto.
Per ora comunque rilevo che in tutto il Luna Park di Santa Cruz (i bambini si meritano una mattinata macchina-free in luogo ricreativo dopo la loro splendida performance di ieri) aleggia questo effluvio da cibo spazzatura della peggior specie, e pure io che non sono una talebana dell'alimentazione sana rabbrividisco curiosando nei piatti della gente che per tutta la mattina gravita intorno ai numerosissimi stand “gastronomici” e fast food.
In ogni caso il Luna Park di Santa Cruz di sabato mattina è al disopra delle mie capacità di sopportazione, è un girone di dannazione per famiglie che ingannano l'attesa del sole sulla spiaggia (oggi si palesa intorno all'ora di pranzo) muovendosi con una disinvoltura che mi sconcerta tra attrazioni e suoni e colori e musica e odore di fritto rancido. Io fremo per fuggire dopo i primi 20 minuti ma  i bambini ovviamente sono eccitati, e anche se con mio rammarico non posso portare Lolli sulle montagne russe storiche – cosa che avrebbe dato un senso alla mattinata in quanto, nonostante avrei stramaledetto ogni momento la decisione di esserci salita, avrei auto come ricompensa qualcosa di eccitante da raccontare - perchè è troppo basso (bisogna superare i 45 pollici), troviamo delle collinette russe su cui entrambi si divertono molto, mangiamo terrificanti hot dog e troviamo il modo di scappare. 
Nel frattempo il sole ha trovato il varco, e la spiaggia diventa meno surreale perchè adesso quegli ombrelloni che stamattina sembravano assurdi hanno un senso.
Visto che tutta la giornata la vogliamo dedicare un po' ai bambini decidiamo di passare il pomeriggio a Monterey e restare lì a cena, e Francesco non so dove ha trovato la recensione di un parco giochi meritevole. Davvero, ma dove le trova?
Questo mi porta alla seconda riflessione, che quando ho una Lonely Planet per le mani, dopo averne letto qualche pezzo mi viene la curiosità di vedere chi l'ha scritta e salto sempre alle biografie degli autori tanto per capire se sono affidabili o se magari si tratta di gente originaria dalla Nuova Zelanda o dal Nebraska, fattori che diminuirebbero grandemente il mio livello di fiducia in recensioni di ristoranti ad esempio, o vini, e provo tuttavia un'immensa invidia per il mestiere che fanno e decido che prima o poi mollo tutto e mi metto a scrivere recensioni per le guide turistiche. Vicino alle biografie degli autori ci sono sempre le note all'edizione corrente e la sezione “scriveteci”, dove la redazione invita i viaggiatori a segnalare qualsiasi rettifica o informazione utile per cui valga la pena mandare uno di quei culosissimi autori della Nuova Zelanda o del Nebraska sul luogo a fare una verifica e aggiornare la suddetta edizione corrente.
Io ho deciso che invierò alla EDT la recensione delle aree giochi della California, sono sicura che in molti mi adoreranno per averlo fatto, ho materiale per scrivere almeno un paio di pagine!
In ogni caso:
- il parco giochi di fronte al waterfront di Monterey è bellissimo, è galattico, mi ci sono divertita anche io ad attraversare ponti di legno e labirinti, a seguire i bambini che si infilavano in gallerie misteriose e che si arrampicavano su quella stupenda locomotiva a vapore antica collocata in un'aiuola di sabbia all'ingresso con la targa Southern Pacific, e a bere nella fontanella a forma di testa di leone. Sono davvero una spanna avanti in quanto ad attenzioni sull'infanzia
- Monterey è un'altra città americana che non vale la pena ricordare, senza anima, senza un vero motivo per visitarla, a parte ovviamente l'acquario, che non ho visto ma per il quale mi allineo ai commenti entusiastici di tutti, ci mancherebbe!

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