sabato 28 agosto 2010

Arrivo a Ridgecrest


Ero rimasta alla pausa sigaretta che ha reso possibile l'incontro con l'amico orso, allora mi soffermo sul tema fumo per raccontare un po' quanto poco sia semplice la vita qui per chi non sa rinunciare alla sigaretta.
Credo di essermi sentita vagamente colpevole di crimini verso l'umanità ogni volta che ne ho accesa una in luogo pubblico non nascosta dalle tenebre in posto isolato, anche in luogo deserto senza apparenti testimoni del crimine 
La verità è che qualcuno c'è sempre, e questo qualcuno puoi star certo ti seguirà, si accerterà che tu abbia spento la sigaretta e sarà pronto a intervenire scattando qualora tu per una volta, per distrazione o anche per semplice senso di sfida a alla sorte, decida di non raccoglierla e che ne so, ingoiarla, in certi posti è oggettivamente difficile trovare cestini della spazzatura o cestini della spazzatura non rigidamente predisposti al riciclo.
Il tuo giustiziere ti coglierà alle spalle, o peggio apparirà dal nulla e si incamminerà risoluto nella tua direzione affrontandoti frontalmente forte della forza di chi ha Inconfutabilmente Ragione, ti domanderà con malcelata ostilità se per caso tu abbia intenzione di lasciare la sigaretta proprio lì per terra e quando tu gli risponderai che è tua intenzione raccoglierla e conservarla gelosamente in un involucro di plastica che gli mostrerai (l'involucro esiste, ma nella fattispecie non avevo intenzione di usarlo per sfida alla sorte) lui non si muoverà fin quando tu non l'avrai fatto, e butterà lì anche qualche parola sull'opportunità di spegnerla bene, anzi meglio di quanto tu non abbia già fatto.
Tu a quel punto sarai assalito da una grande, grandissima voglia di dire qualcosa del tipo “è encomiabile la sua attenzione per il rischio incendi, la sua sensibilità verso l'ambiente, la tutela del rispetto della salute altrui, ma vogliamo parlare delle decine di civili, donne e bambini, che grazie al vostro intervento in Afghanistan perdono la vita ogni settimana?!”.
Non lo fai ovviamente, ingoi il boccone amaro, sei ospite in terra straniera e hai torto, ma ti rode un po' il culo anche perchè è sempre così, qualsiasi cosa tu faccia, c'è sempre un Attento Osservatore che ti punta dalla distanza e ti fa la morale per i motivi più disparati, perchè hai occupato indebitamente la corsia ciclabile (con la tua bici) per qualche secondo in più del necessario, perchè i tuoi bambini fanno il bagno nudi in un ruscello montano e pare sia sconveniente, perchè nel pulire il culetto santissimo di un nano che ha sentito impellente bisogno di defecare nel mezzo del nulla, in una radura di un parco piena di animali scagazzanti, tu hai lasciato un pezzo di carta perfettamente ecocompatibile e biodegradabile ai piedi di un albero isolato.
Del resto esiste anche una potenza evocativa molto forte nella lingua inglese, secondo me, e ogni volta che leggo un cartello che dissuade gentilmente e in modo vagamente minaccioso dal fare qualcosa - dar da mangiare agli animali selvatici danneggia l'ecosistema ed è causa di inquinamento, e tra le altre cose è punibile con 5000 dollari di multa -  mi fa sentire in dovere di dargli retta non per un semplice dovere di osservanza di legge, meccanismo mentale tipicamente mediterraneo per non dire italiano,  ma per un più sottile senso del dovere, perchè è giusto così, perchè sarebbe eticamente non sostenibile fare il contrario.
Comunque tornando al nostro itinerario-fuori-dal-comune abbiamo davvero strafatto,  nessuno sano di mente avrebbe programmato da Mammoth una tappa intermedia di avvicinamento a Palm Springs nel posto in cui abbiamo deciso di farlo noi, perchè il verdetto del nostro amico navigatore è vicino alle 7 ore, troppe per i nostri giovani compagni di viaggio.
La nostra prima meta è quindi una inutile località di nome Ridgecrest, sulla carta anche abbastanza estesa per essere una cittadina americana, ma me ne aveva parlato mio padre che molti anni fa passò di lì in visita ad una grandissima base militare di nome China Lake xxx. Non so bene quali attività l'esercito americano svolga da quelle parti ma vedo che la base si sviluppa su un'area immensa e deduco che Ridgcrest, sperduta in una zona praticamente desertica, viva intorno alla base.
Il primo tratto di strada, tra Mammoth e Bishop, è praticamente un'immersione, si perdono mille metri di quota in meno di mezz'ora su una percorso rettilineo nella valle di Owen, una specie di corridoio lunghissimo racchiuso tra la Sierra Nevada a destra e non so cosa a sinistra. Credo di capire come si sentono i sub.
Una specie di tempesta ci spinge a partire presto, subito dopo pranzo, e il vento ci accompagna fino a destinazione e non ci abbandona, non è più un vento fresco di montagna ma un soffio tiepido che la sera rinfresca, una tipica roba da deserto.
Arriviamo presto quindi in questo non-luogo, dove sarebbe anche bello non-fare e non-pensare  e limitarsi a riflettere sul senso del tutto davanti ad una birra aspettando domani per ripartire alla volta di Palm Spring, ma l'inattività non piace ai bambini e l'unica cosa che ci sembra abbordabile è una specie di scivolo multiforme al Mc Donald's. La scelta è premiata, io bevo caffè e scrivo e loro si trastullano per un paio d'ore, prima di prendere possesso della nostra camera al Comfort Inn.
Mi sto americanizzando credo, trovo sempre più geniale la formula motel parcheggio sotto la stanza, camera gigante con accesso dall'esterno, io che odio discretamente i parteur e le lobby degli alberghi, mi sembra così intimo, e poi sempre in coerenza con l'apertura di questa giornata, per un fumatore l'accesso immediato all'esterno è vitale, specie di notte.
A cena ci infiliamo in un grandissimo locale in stile Texano con tanto di cactus finti, ruote da carro (Mucche alla Riscossaaaaa) e menù a base di ribs. Il vento continua a soffiare da questa immensa landa desertica di cui Ridgcrest occupa un epsilon, il pensiero ricorrente è “ma dove cazzo sono finita?”, ma la birra è entrata in circolo e tutto sembra sublime.
A domani strada polverosa, Palm Spring ci aspetta!


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