Le sequoie sono quegli alberi giganteschi per cui le persone impazziscono e fanno viaggi lunghissimi per fare le foto con la macchina che attraversa il tronco.
Ecco, tutto questo fino a ieri.
Oggi la foresta di sequoie è un luogo che entra a far parte dei miei paesaggi interiori, quelli che a volte ripercorro nei momenti della vita in cui mi serve un viaggio anche solo per un attimo, in fila nel traffico in macchina, un giorno di inverno in cui fa freddo e ho bisogno di un ricordo per scaldarmi.
Magnificenza e senso di riverenza, consapevolezza di essere infinitamente piccoli e fragili in una Natura che ci sovrasta e potenzialmente ci distrugge, ecco cosa è percorrere il Redwood State Park a partire da Myers Flat - dove inizia la Avenue of the Giant - verso Nord, direzione Eureka e poi Praire Creek, che è la meta della nostra giornata.
Qui l'oceano, quello vero perchè a San Francisco il Pacifico è placidamente abbracciato dalla morfologia della baia e delle lingue di terra e isole antistanti, manifesta una solenne potenza, incute timore, lambisce e avvolge scogli e spiagge, e la foresta incombe sfacciata spingendosi quasi fino alle acque impetuose.
I rappresentanti della famiglia delle sequoie necessitano di una quantità impressionante di acqua ogni giorno per sopravvivere. La cosa pazzesca è che per due terzi la ricavano dalle piogge stagionali e per un terzo dalle nebbie estive.
La corrente del Pacifico allontana lo strato superficiale di acqua più calda lasciando quella gelida delle profondità lambire la terra secca e calda in estate. E' così che si formano le famose nebbie che avvolgono i pochissimi chilometri della costa del nord della California, e che nutrono e dissetano questi giganti di legno e foglie.
Sono conifere bellissime le sequoie, e se ne conoscono tre tipi, e visto che in questi giorni mi sono fatta una cultura la sfoggio. In ordine crescente di dimensione abbiamo la Dawn Redwood, decidua e originaria della Cina, fino a 140 piedi di altezza e 6 di diametro; la Giant Sequoia, originaria della Sierra Nevada e della California Centrale, fino a 311 piedi di altezza e 40 di diametro, può vivere fino a 3000 anni; infine la Coast Redwood, originaria della costa della California del Nord, fino a 370 piedi di alteza e 22 di diametro, può vivere più di 2000 anni.
Leggo inoltre sull'ottima guida al Redwood State Park che Fra ha diligentemente scaricato e stampato prima di partire (e mai lo ringrazierò abbastanza di avermi portato in questo posto), che pare che la sequoia gigante sia l'essere vivente più grande della terra, con un volume che può giungere ai 90.000 piedi cubici, e mò fatevi i conti. Io pensavo fosse la balena ad avere questo primato, in ogni caso posso smarcare entrambe le specie avendole incontrate almeno una volta nella vita, oh che grande viaggiatrice!
La cosa che più mi impressiona di questa passeggiata indietro nel tempo nel triassico è che il logging da queste parti è iniziato nel 1850 e che ad oggi solo il 4% dell'originaria foresta sia sopravvissuta. Questo è sconvolgente, pensare a cosa dovesse essere la California prima di quella data. Sembra impossibile, eppure basta passare davanti ad una delle tante segherie della contea per comprendere il significato di deforestazione, centinaia di metri quadri occupati da giganteschi tronchi tagliati.
Inauguriamo oggi la nostra liberazione dall'hot dog e l'inizio dell'era dei pick nick. Ci siamo riforniti di pane e companatico, le famose confezioni famiglia di tacchino, pomodori e formaggio e sembriamo proprio quella famiglia del film che andava di moda a metà anni '70, dove c'erano quei tipi che per far guarire la figlia da non so che male asmatico arrivavano in idrovolante in qualche luogo sperduto del Montana e diventavano amici di un orso.
Almeno così i bambini si abbuffano di pomodori e frutta, che non è male, ogni tanto anche a me capita di pensare alla loro salute...
Peraltro l'area pick nick qui è sacra, ce ne sono davvero ovunque non solo nel parco, debitamente attrezzate con barbecue, ma anche sulla 101 nei tratti più panoramici, davvero non c'è il rischio di pranzare all'addiaccio, un bel tavolo di legno e servizi li abbiamo trovati sempre. Stessa cosa per le aree da campeggio, diffusissime in ogni dove.
La nebbia stavolta non ci abbandona mai, a Myers Flat c'era il sole ma qui siamo nuovamente vicino al mare. Si dirada solo sulla via del ritorno verso Eureka, e ci sono addirittura campeggiatori sulla spiaggia.
Realizzo qui, vedendo adulti e bambini comportarsi come se fossero su una vera spiaggia - e lo sarebbe, non fosse per le onde pazzesche e il vento e la temperatura diciamo fresca - che il Mediterraneo è appena un attimo sotto i Caraibi per esoticità, e che la nostra concezione di mare è molto esclusiva rispetto al resto del mondo provvisto di spiagge.
Un'ultima rilevazione sui mezzi di trasporto: qui la berlina di San Francisco è completamente soppiantata dal pick up, che è il mezzo di trasporto più diffuso. Seguono le moto ma quasi pari merito con i camper. Ecco, concetto di camper, qui viaggiamo proprio su magnitudo differenti, gli oggetti che vedo in giro sono impressionantemente grandi, e per lo più abitati da un paio di persone che a questo punto hanno uno spazio pro-capite largamente superiore a quello che abbiamo noi nelle nostre case. Ho visto camper che trasportavano addirittura la macchina, se non una barca.
Qui le barche sono diffusissime, sembra strano visto il landscape prettamente montano, ma ci sono diversi corsi d'acqua evidentemente navigabili, e vedo in giro facilities per rafting nei vari empori.
Eureka ci delude, è una cittadina piccola dove tutto ciò che è gradevole e interessante si concentra in un paio di isolati a ridosso del porto turistico, c'è zero vita ed è spenta, senza cuore. Ceniamo qui perchè è tardi e pensiamo di rientrare a Myers a cena fatta e bimbi cotti (voglio arrivare “a notte” dice il mio piccolo viaggiatore in erba).
Non ho contato le miglia ma anche per oggi ne abbiamo macinate a sufficienza, dormire è un attimo, fine della nostra giornata nel profondo Nord!
mercoledì 18 agosto 2010
Botanica di base
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